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KULTURA

PERCHÉ LEGGERE “LA TERRA E LA RUGIADA”, LA STORIA DEL MOVIMENTO ECOLOGISTA FARE VERDE

Sandro Marano traccia la storia del gruppo che teorizza l’ecologia profonda e interviene in piazza e nella natura con iniziative militanti

FONTE: https://www.barbadillo.it/100923-segnalibro-perche-leggere-la-terra-e-la-rugiada-la-storia-del-movimento-ecologista-fare-verde/

L’emergenza ecologica è all’ordine del giorno sotto vari aspetti. Emergenza rifiuti, piogge acide, buco dell’ozono, effetto serra, desertificazione crescente, calo dei rendimenti agricoli, deterioramento delle falde freatiche, riduzione della biodiversità, diminuzione delle terre arabili, deforestazione, incendi dolosi di boschi, diminuzione delle aree di pesca, inquinamento dell’aria e delle acque marine, invasione della plastica nei rifiuti, picchi inspiegabli di calore e pioggia torrenziale, surriscaldamento del pianeta.

Un ecologista di lungo corso, Sandro Marano, avvocato e scrittore, consigliere nazionale garante di Fare Verde e fondatore dell’omonima associazione ecologista in Puglia, ha scritto un libro che soddisfa due esigenze differenti: quella di spiegare ai lettori la filosofia dell’ecologia organicista e olistica, l’ecologia profonda, la sua visione del mondo e la storia del movimento ecologista di cui fa parte. Due compiti che Marano svolge con cura e con lo scopo di “dare voce a chi non vota: animali, foreste, mari, nuove generazioni”, una prospettiva fatta di visione del mondo spirituale e azioni concrete, approfondimenti e proposte, raccolte di firme e manifestazioni, studio e produzione di libri, riviste, opuscoli. Una vocazione ecologista ma anche “eminentemente politica”, come afferma il giornalista Michele De Feudis nella puntuale e interessante postfazione. Infatti, la base di questa associazione è nel concetto di comunità, di valori solidaristici e antiprogressisti. Una critica contro la modernità, quindi, contro il progressismo che adultera i rapporti fra l’uomo e la natura che lo circonda. Se dal punto di vista militante Fare Verde ha ottenuto, in 35 anni di vita, alcune vittorie (messa al bando dei cotton fioc in plastica, blocco in Italia della coltivazione del mais transgenico ecc.) ha anche dato vita ad azioni militanti come il “mare d’Inverno”, raccolta di rifiuti sulle spiagge a gennaio, pulizie dei parchi, campi antincendio, Università d’estate su tematiche legate alla salvaguardia della natura (con iniziative come “Dove passano i nuovi barbari”) o piantumando nuovi alberi (iniziativa “Un bosco in città”). Non solo: il bagaglio e l’evoluzione teorica, spirituale e di divulgazione di certe scelte erano supportati da una rivista dell’associazione che usciva fino a qualche anni fa e inspiegabilmente non più pubblicata da tre anni, “Per Fare più Verde”. Una rivista con importanti dossari, inchieste, interventi, rubriche di servizio e di informazione. Marano spiega tutti questi passaggi, traccia un preciso profilo a Paolo Colli, suo caro amico e fondatore di “Fare Verde”, purtroppo precocemente scomparso.

Che si debba imboccare una via ecologista contro le teorie neocapitaliste incarnate da alcuni Paesi (Usa e Cina) è necessario per la salvaguardia dei popoli. Lo dimostrano i casi di incidenti nucleari (Seveso, Chernobyl ecc.) ma anche ad altri esiti disastrosi della tecnologia (per l’Italia, Enichem di Manfredonia e l’Ilva di Taranto, ecc.). Il libro è arricchito da un saggio sull’ecologia profonda scritto da Alain de Benoist, “L’ecologia profonda come risposta all’anarchia del capitalismo”. Un’analisi, quella del filosofo francese, che chiarisce i termini dell’ecologia (“scienza delle relazioni fra gli organismi viventi e il loro universo domestico, cioè il loro ambiente naturale”) e sottolinea l’attuale crescita anarchica voluta dal neocapitalismo e la risposta “debole” dell’ecologia superficiale, che prevede la “gestione dell’ambiente”, che l’ecologia profonda afferma la necessità di una visione complessiva e olistica dell’Uomo e della natura.

Un’analisi in profondità di queste tesi è proposta anche da Michel Maffesoli, professore emerito alla Sorbona di Parigi, nel suo ultimo volume pubblicato in italiano e meritoriamente edito da una piccola ma qualificata casa editrice, Diana edizioni. Maffesoli riprende un discorso già presente nella letteratura dell’antica Grecia e lo riattualizza: esiste una natura delle cose che garantisce l’equilibrio antico della Terra con l’uomo. E’ il concetto di una natura integrale e organica capace di unire armonicamente ambiente, città e individuo. Un’armonia che ha sempre garantito equilibrio e complementarietà fra uomo e ambiente. Da quando è emerso con forza il progressismo l’uomo ha voluto gestire la natura accecato da una sorta di immotivato antropocentrismo. Il risultato è alquanto evidente da almeno un secolo in qua: la devastazione ecologica, la scomparsa della natura in alcune parti del pianeta, la convinzione dell’uomo moderno di poter gestire ogni emergenza con la scienza. Ma le tante contraddizioni e malesseri creati hanno finito per scatenare una reazione particolare e ora una nuova sensibilità starebbe emergendo: una sensibilità ecosofica, cioè che spinge a un cambiamento della prospettiva antropocentrica: l’uomo non è al vertice della gerarchia dei viventi, ma è nell’ecosfera, è una parte nel tutto. Insomma, un‘ecologia che affronta le domande fondamentali sulla vita umana intesa come parte dell’ecosfera e non come parte della biologia o dell’ambientalismo inteso in senso utilitaristico, che prevede cioè solo il benessere degli uomini. Quindi, una visione che rigetta le ipotesi antropocentriche e il dominio della tecnica e del mercato.

Manlio Triggiani

Sandro Marano, Fare Verde. La terra e la rugiada, (Eclettica ed.; pagg. 115 – euro 15,00)

Michel Maffesoli, Ecosofia. Un’ecologia per il nostro tempo, (Diana ed., pagg. 155 – euro 15,00)

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