EUROPANAZIONE

HISTORIA MAGISTRA VITAE

DITTATURA, RIVOLUZIONE E DEMOCRAZIA IN PORTOGALLO – PARTE 1

Il ‘900 portoghese: idee e uomini in campo dallo Stato Nuovo di Salazar alla rivoluzione dei garofani

FONTE: https://www.barbadillo.it/100837-dittatura-rivoluzione-e-democrazia-in-portogallo1/

Il potere può cambiare il proprio aspetto, ma non la sua natura. In questo le rivoluzioni sono di certo ingannevoli. Esiste la convinzione che possano modificare il corso normale degli eventi, ma spesso altro non fanno che accelerare, quando non proprio in alcuni casi aggravare, un processo già in atto.

Tali considerazioni possono, a mio avviso, spiegare gran parte del processo politico che ebbe inizio in Portogallo nel 1974, allorquando ci fu il passaggio dalla dittatura alla democrazia. Difatti, il golpe militare del 25 aprile 1974, passato alla storia come la Rivoluzione dei Garofani – di certo sui generis a seguito della sua brevità e dell’assenza di una vera e propria opposizione militare – più che chiudere in modo definitivo un periodo storico del Portogallo ne aprì un altro, in cui la possibilità di affermazione della democrazia avrebbe determinato una convergenza di sforzi che finirono per contagiare tutti i portoghesi, consentendo così, in poco tempo, la stabilizzazione di un sistema politico rappresentativo della volontà popolare, la quale, pur se in modo per certi versi assai convulso, avrebbe avuto le capacità di respingere velleità estremistiche dal punto di vista ideologico.

Tanto nella Rivoluzione dei Garofani quanto nello Stato Nuovo (il quale determinò, per così dire, che si bollasse la storia del Portogallo e il sistema politico che ne scaturì durante quattro decadi con l’etichetta – non del tutto appropriata dal punto di vista politologico –  di «fascismo») possiamo individuare l’elemento comune che aiuta in qualche modo a spiegare sia la brevità e l’intensità evolutiva che caratterizzarono la storia della prima, sia le difficoltà dell’azione politica ed economica del secondo: il potere militare. Alla base di entrambi gli avvenimenti vi è stato, difatti, un atto di forza militare. È altrettanto indubbio come questi stessi avvenimenti, una volta superato il momento cruciale dell’azione militare, abbiano successivamente incontrato delle difficoltà nel coordinare il potere militare stesso con le forze civili e con l’azione politica resasi necessaria dal cambio di regime (1).

Lo Stato Nuovo – propriamente istituito l’11 aprile 1933, a seguito della pubblicazione di una nuova Costituzione – presieduto da António de Oliveira Salazar, prestigioso professore di Economia all’Università di Coimbra, legato al Partito Cattolico e che era stato chiamato a reggere il Ministero delle Finanze e del Tesoro (27 aprile 1928) nel governo presieduto dal generale José Vicente de Freitas, si consolida tra il 30 luglio 1930, giorno della presentazione delle Basi organiche dell’Unione Nazionale, e il 5 luglio 1932, giorno in cui Salazar assume la Presidenza del Consiglio.

La nomina di Marcelo Caetano – professore di Diritto all’Università Classica di Lisbona, di cui fu anche rettore (1959-1962), e già Ministro delle Colonie (1944-1947) – a Presidente del Consiglio il 26 settembre 1968, in sostituzione di António de Oliveira Salazar, colpito da un ictus a seguito di una caduta accidentale, oltre a creare un certo equilibrio di poteri tra il Capo dello Stato, Américo Tomás, e quello del Governo, generò nell’opposizione, desiderosa di approssimarsi all’area del potere, la speranza di un’apertura da parte del regime. Fu in tale direzione che si mosse un gruppo di socialisti, in cui si distaccava Mário Soares, da poco rientrato dall’esilio in S. Tomé e Príncipe. Sarebbe stato proprio nel 1968 che lo stesso Mário Soares redasse un Manifesto alla Nazione, nel quale affermava di aver deciso di prendere parte attivamente alla vita politica, con la speranza che il Governo promuovesse la promulgazione di una legge sulla libertà di stampa, concedesse un’ampia amnistia politica, estinguesse le misure di sicurezza che autorizzavano la prigione senza una scadenza definita per i «delinquenti politici» e decretasse una nuova legge elettorale che soddisfacesse le rivendicazioni delle opposizioni: in particolare, la realizzazione di un censimento “serio” che portasse alla realizzazione di “vere” elezioni, base di una reale autorità a livello tanto nazionale quanto internazionale [cfr. SOARES, 1969].

La speranza in una liberalizzazione del regime da parte degli oppositori, tuttavia, non si sarebbe concretizzata, a seguito sia della proibizione della divulgazione del Manifesto stesso, sia delle elezioni dell’ottobre 1969, vinte a larghissima maggioranza dall’Unione nazionale (Un) – il partito unico governativo – tra le cui fila peraltro erano state candidate alcune personalità “liberali”, quali quelle di Sá Carneiro, Pinto Balsemão e Miller Guerra.

Occorre dire come tali proposte di liberalizzazione Caetano le avesse già da tempo proposte a Salazar. Difatti, se analizziamo parte della corrispondenza intercorsa tra i due dal 1932 al 1968 risalta chiaramente lo scontento di Marcelo Caetano relativamente all’azione politica dello Stato Nuovo. Scontento in quel che concerne la politica del partito unico, il libero dibattito delle idee, il diritto alla difesa dei diritti individuali, la trasparenza del processo elettorale [rip. in ANTUNES, 1993: 220-221 (Berna, 31.07.1947) e 244-245 (Lisbona, 14.02.1949)].

Durante la crisi del 1945 – successiva alla vittoria degli angloamericani e che avrebbe portato tra l’altro, nel corso del mese di agosto, al tentativo fallito di un golpe militare antisalazarista diretto dal generale Norton de Matos – Caetano si mise a capo, all’interno del Consiglio dei Ministri, di un tentativo di rivitalizzare lo Stato Nuovo e di apertura democratizzante del sistema politico. C’è da aggiungere anche come alcune delle sue proposte liberalizzanti fossero state messe in atto da Salazar. Marcelo Caetano propose che si contraddicesse l’idea, assunta dalla stampa straniera, che il governo fosse pro-tedesco. A un tempo, riteneva alquanto grave che l’«Alerta», giornale clandestino pro-nazista, fosse gestito della Polizia di vigilanza e di difesa dello Stato (Pvde) e riteneva indispensabile un cambiamento dell’orientamento della censura nonché una maggiore attenzione alle condizioni sociali ed economiche della popolazione [cfr. IBID.: 144-145 (Lisbona, 31.01.1945)].

Nei quaranta e passa anni di storia dello Stato Nuovo assunsero, all’interno del Consiglio dei Ministri, una grande importanza le date del 9, 10 e 19 febbraio 1945. Difatti, in quei frangenti, ci fu da parte di Caetano una presa di posizione completamente contraria alla politica nazionale in atto e tesa a fare emergere la necessità di una politica sociale nuova che tenesse conto dell’impossibilità di insistere ulteriormente su una cristallizzazione del Paese oramai resasi per certi versi obsoleta in relazione ai tempi e alle circostanze (2).

Com’è noto, nel 1945 cambiò la faccia dell’Europa, e in Portogallo sorse una nuova era, con il rafforzamento inevitabile dell’opposizione interna, postasi come una seria minaccia per lo Stato Nuovo. Dopo la creazione, nel dicembre 1943, del Movimento di unità nazionale antifascista (Munaf), sarebbero sorti, in occasione dell’annuncio di libere elezioni per il mese di novembre 1945, il Movimento di unità democratica (Mud) e la sua sezione giovanile, entrambi sotto il controllo clandestino di un rinvigorito Pcp (Partito comunista portoghese).

In quel momento si alimentarono grandi speranze quanto al crollo dello Stato Nuovo. Il noto scrittore Miguel Torga ci ha lasciato una particolare immagine dell’impeto del movimento che si era andato formando contro Salazar:

«È uno degli spettacoli più belli della nostra storia. È un pronunciamento civile, senza armi d’acciaio […] Siamo una generazione che ha vissuto alimentandosi di speranza. È stato un calvario lento e amaro che è iniziato ai 20 anni [Torga nacque nel 1907] e che solo adesso, con 40 anni, ci lascia intravedere la resurrezione» [cit. in: GUERRA, 1973: 23].

Se da un punto di vista di politica interna le critiche e le proposte di Caetano non furono ben accolte, altrettanto non può essere detto quanto a quelle concernenti la politica d’oltremare, visto che qualche timido passo in avanti fu intrapreso. Ad esempio, l’azione di Marcelo Caetano come Ministro delle Colonie fece in modo di dare nuovo impulso alla macchina amministrativa coloniale.

Lo Stato Nuovo, nonostante tutte le sue fragilità, riuscì tuttavia a mantenersi saldamente al potere, anche a seguito di un’opposizione frastagliata in tanti gruppi e fazioni. Si noti come le ipotesi di uno spazio di opposizione “liberale” e di “centro” fossero condizionate e, quindi, bloccate dall’egemonia organica del Pcp [cfr. ANTUNES, 1993: 58].

Nel frattempo, in Europa si entrava in piena Guerra Fredda, con la conseguenza che lo Stato Nuovo sarebbe andato rafforzando nel Paese l’dea di una minaccia comunista interna.

Come già ricordato, Marcelo Caetano assunse la carica di Presidente del Consiglio nel settembre del 1968. Tuttavia, nelle parole di José Freire Antunes,

«il vero erede di Salazar furono le Forze Armate, l’unico potere formale che possedeva tutte le capacità per condizionare il destino del Portogallo. Il paese di Salazar non moriva con lui ed era più forte di quello di Caetano non ancora consolidatosi» [IBID.: 87].

Il periodo del marcelismo (1968-1974) può essere visto come un tentativo di auto-riforma abortita dello Stato Nuovo. Ciò, sostanzialmente, a causa della sua incapacità di trovare una soluzione negoziata per l’oltremare, in modo da metter fine alla guerra coloniale.

Secondo Fernando Rosas il marcelismo ha vissuto due fasi: la prima fu quella in cui Caetano, tra il 1968 e il 1970 («momento di primavera politica»), tentò di liberalizzare il Paese; la seconda fu quella della decisione di mantenere lo statu quo militare in Africa, «sacrificando la liberalizzazione e con essa lo stesso regime» [cfr. ROSAS, 1999: 47]. In sostanza, il timore di mutamento da parte sia di Marcelo Caetano che dell’élite politica che lo appoggiava cristallizzò qualunque possibilità di riforma.

La guerra coloniale si sviluppò in Mozambico, Guinea-Bissau e Angola tra il 1961 e il 1974. Il confronto-scontro era tra le Forze Armate portoghesi e le forze organizzate dai movimenti di liberazione di ognuna di queste tre colonie. I primi scontri si ebbero in Angola, nella zona che avrebbe preso il nome di «Zona di Rivolta del Nord», trasformandosi d’immediato, a partire dal 15 marzo 1961, in cruenti massacri di popolazioni bianche e di lavoratori neri oriundi di altre regioni angolane.

Nei tre “teatri” africani in cui occorsero operazioni militari, gli effettivi delle Forze Armate portoghesi andarono aumentando costantemente in relazione all’aumento dei fronti di combattimento, raggiungendo il numero massimo e, quindi, il limite critico di capacità operativa all’inizio degli anni ’70.

La guerra aveva come giustificazione, quanto alla parte portoghese, il principio politico della difesa di quel che era ritenuto territorio nazionale, in base al concetto di nazione pluricontinentale e multirazziale, quanto alla parte dei movimenti di liberazione, l’inalienabile principio di autodeterminazione e d’indipendenza, con l’appoggio e la solidarietà della maggioranza del quadro politico internazionale.

Di certo, colui che ebbe un ruolo fondamentale nel dare il via agli avvenimenti che avrebbero portato al golpe militare del 25 aprile 1974 fu il generale António de Spínola.

Nominato, nel 1968, governatore e comandante in capo della Guinea-Bissau, carica che mantenne fino al 1973, Spínola diresse un importante processo di trasformazione evolutivo, le cui fasi sono descritte nei suoi libri: Por uma Guiné melhor (1970), Linha de Acção (1971), No Caminho do Futuro (1972) e Por uma Portugalidade Renovada (1973). In quegli anni, Spínola prese alcune iniziative insieme a Marcelo Caetano, nel senso di mettere in pratica una nuova politica nell’oltremare. Politica, peraltro, assolutamente fattibile data appunto l’azione esercitata dallo stesso Spínola nei diversi campi di guerra dell’oltremare e che mirava a costituire una Comunità Lusitana autonoma.

Il cosiddetto Movimento dei Capitani fu molto attivo tra il 1973 e il 1974, periodo in cui prese il nome di Mfa (Movimento delle forze armate). Era costituito essenzialmente da capitani e maggiori dell’Esercito – un numero sostanzioso di ufficiali scontenti della loro situazione professionale e dell’assenza di soluzioni per la questione coloniale. Tale movimento, nel corso di alcune riunioni tenutesi tra settembre e dicembre del 1973, delineò la rotta da seguire per tentare di abbattere il regime dittatoriale, elesse una commissione coordinatrice – diretta da Vasco Lourenço, Otelo Saraiva de Carvalho e Vítor Alves – e scelse come suoi diretti interlocutori i generali Francisco Costa Gomes e António de Spínola, gli unici alti ufficiali che avevano mostrato interesse e apertura alle rivendicazioni dell’Mfa.

Simultaneamente, un movimento capitanato dal generale Kaúlza Arriaga, fautore delle posizioni più ferme del regime, impose una strategia che mirava sia al controllo dello scontento in seno alle Forze Armate e, quindi, all’eliminazione dello stesso Mfa, sia, soprattutto, alla conquista del potere politico a seguito dell’irreversibilità della debolezza mostrata dal governo marcelista.

Il 23 febbraio del 1974 Spínola – che qualche giorno prima ne aveva inviato una copia con dedica a Marcelo Caetano – pubblicava il libro Portugal e o Futuro, in cui il generale dibatteva pubblicamente idee e questioni che si sarebbero rivelate da lì a poco il vero cardine propulsore della Rivoluzione dei Garofani [cfr. SPÍNOLA, 1974]. Come lo stesso Spínola ebbe a riferire più tardi in una intervista:

«[…] Il riconoscimento pubblico della mia azione nella Guinea diede credibilità internazionale alla mia opzione di non accettare il comodo silenzio, ma al contrario di contribuire a tracciare nuovi cammini urgenti e necessari per il futuro del paese» [rip. in: «Expresso» (24.04.1993)].

Il libro di Spínola fu pubblicato con l’autorizzazione del Ministro della Difesa e con il consenso di Marcelo Caetano. Secondo lo stesso generale tale posizione non deve stupire, poiché Caetano aveva difeso idee simili alcuni anni prima di diventare Presidente del Consiglio, con in più la probabilità, affatto remota, di esser affidata proprio a quest’ultimo la leadership del mutamento [cfr. IBID.]. Ciononostante, poiché incalzato dalle forze conservatrici sostenute dal Presidente della Repubblica Américo Tomás, Caetano avrebbe lasciato all’Assemblea Nazionale la piena libertà di dibattere sul problema dell’oltremare, suscitato dal libro di Spínola. Ciò comportò un nulla di fatto circa la possibilità di una soluzione negoziata per le colonie africane e di un’apertura democratica in Portogallo.

Portugal e o Futuro suscitò, al contrario, delle reazioni importanti tra gli appartenenti all’Mfa, i quali, riunitisi a Cascais ai primi di marzo, elaborarono, insieme ai rappresentanti dei tre rami delle Forze Armate, un testo programmatico: O Movimento, as Forças Armadas e a Nação [cfr. AFONSO, s.d.: 18].

Nel frattempo, la pubblicazione del libro fece sì che si originassero dei conflitti all’interno dello stesso regime, per poi accentuarsi vieppiù. Oltretutto, le forze di opposizione civili ne approfittarono per scatenare una vasta campagna contro la dittatura. L’agitazione raggiunse la sua auge immediatamente dopo che, il 14 marzo, per decreto governativo, vennero dimessi i generali Francisco Costa Gomes e António de Spínola dalle loro rispettive cariche, capo e vice-capo dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate, la qual cosa avrebbe determinato (16 marzo) un primo tentativo di golpe, però subito abortito, da parte dei militari sodali di Spínola.

Il 25 aprile 1974, come rappresentante dell’Mfa, il generale António de Spínola ottenne da Marcelo Caetano la resa del Governo, il che in pratica avrebbe significato un passaggio di consegne: la Giunta di salvezza nazionale (Jsn), presieduta dallo stesso Spínola, assunse per intero tutti i poteri. Il generale avrebbe avuto modo di ricordare tale momento in questi termini:

«Mentre mi avvicinavo, il Prof. Marcelo Caetano si alzò. Lo salutai con cortesia, dicendogli: “Lo stato in cui Ella consegna il paese! Tutto questo poteva essere evitato!” E nel dirgli: “È tardi per Ella riconoscere che avevo ragione”, Marcelo Caetano m’interruppe, rispondendomi che non era quello il momento di recriminare […] Cosicché, dichiarò di ritenersi sconfitto e che, di conseguenza, era pronto a consegnare il potere, ma solo lo avrebbe fatto lasciandolo nelle mani di qualcuno che gli desse garanzie che lo stesso “non cadesse in mezzo alla strada”» [cit. in IBID.: 36].

Il 15 maggio, il democratico e liberale António de Spínola è nominato Presidente della Repubblica dalla Jsn. A distanza di poco tempo, tuttavia, un certo numero di militari si sposta su posizioni di sinistra estrema. A nulla valgono i tentativi di mediazione da parte del Presidente. Tant’è che il 28 settembre, con l’intento d’impedire una manifestazione – denominata «maggioranza silenziosa» – di sostegno a Spínola, le strutture del potere e, quindi, anche l’Mfa sono “assalite” da gruppi dominati da elementi del Pcp. Il 30 settembre Spínola si dimette da Presidente ed è sostituito dal generale Francisco Costa Gomes, che conferisce d’immediato al colonnello Vasco Gonçalves, precedentemente dimesso dallo stesso Spínola, l’incarico di Primo Ministro del III Governo Provvisorio. Alcuni mesi dopo, l’11 marzo del 1975, sempre il generale Spínola, insieme ad alcuni ufficiali moderati suoi sodali, tenta un golpe militare che, tuttavia, non andrà a buon fine. Il Consiglio della Rivoluzione decide l’espulsione dalle Forze Armate, con perdita dei diritti politici, di diciannove ufficiali, tra cui lo stesso generale Spínola, costretto a rifugiarsi nella vicina Spagna.

Le deviazioni, per così dire, al Programma originario dell’Mfa andarono acutizzandosi, nella misura in cui aumentava l’infiltrazione dell’estrema sinistra negli affari di Stato e si consolidava il dominio del Pcp nei settori militari, con la completa connivenza di Costa Gomes.

Sostanzialmente, la scena politica portoghese si divise in due fronti: l’uno che tendeva ad accentuare la natura rivoluzionaria, populista e sinistroide della Rivoluzione; l’altro che portava avanti una politica democratica e moderata, tipicamente europeista. Come avrebbe appuntato nel suo Diário il già citato Miguel Torga:

«Il delirio collettivo andò oltre misura. La dilacerazione della patria superò quel limite di perdizione al di là del quale solo resta l’abisso. Da tutti i lati il clamore è identico: muoia Sansone con tutti i filistei. La tendenza suicida che prima apparteneva a pochi, ora sembra generalizzata. E il popolo con l’istinto di conservazione intatto, protesta. Preso in giro, ancora una volta, a seguito della sua buona fede, da demagoghi di tutti i quadranti, reagisce come può, tramite una replica sconosciuta ai canoni del nuovo compromesso sociale. […] Cosicché, opponendosi coraggiosamente ai falsi valori che una rivoluzione fatta di menzogne voleva inculcargli, finisce per restaurare in noi la speranza in una rivoluzione fatta di verità» [TORGA, 1977: 184-185].

(continua)

Brunello Natale De Cusatis

Note

(1) Quanto alla forte presenza dell’elemento militare nei quadri politici dello Stato Nuovo, scrive il politologo e storico António Costa Pinto che «Il Presidente della Repubblica rimase per alcuni anni il garante degli interessi delle Forze Armate. […] La stessa macchina statale fu smilitarizzata molto lentamente. Si noti come Salazar fosse stato estremamente prudente nell’allontanamento degli ufficiali che esercitavano funzione politiche. Alcuni trovarono posto nel partito unico. Coloro che si trovavano a capo delle amministrazioni locali […] erano ancora, alla fine degli anni trenta, in maggioranza militari. Alcuni servizi, come quelli della censura, conservarono tra le loro fila una fortissima percentuale di ufficiali dell’Esercito» [PINTO, 2001: 385]. Relativamente alla Rivoluzione dei Garofani del 25 aprile 1974 è importante sottolineare che il periodo post-rivoluzionario fu totalmente dominato dai militari, i quali, ovviamente, iniziarono a prendere strade politiche diverse. Una situazione che avrebbe comportato il sorgere di una destabilizzazione a livello politico assai accentuata, come più avanti vedremo.

(2) In tal senso si vedano gli appunti sulla partecipazione dello stesso Marcelo Caetano al Consiglio dei Ministri del 19.02.1945 [rip. in ANTUNES, 1993: 147-149].

Bibliografia di riferimento

– AFONSO, Aniceto, s.d. O Movimento dos Capitães. In: João Medina (dirigida por). História de Portugal, vol. XIV, Ediclube, Amadora: 11-23.

– ANTUNES, José Freire, 1993. Salazar. Caetano. Cartas secretas. 1932-1968. Círculo de Leitores, Lisboa.

– GUERRA, Miller (apresentação de), 1973. Eleições Legislativas: Subsídios para a História da Vida Portuguesa (1945-1973). Delfos, Lisboa.

– PINTO, António Costa, 2001. Fascismo e Nazionalsindacalismo in Portogallo: 1914-1945. A cura di Brunello De Cusatis. Presentazione di Alessandro Campi. Antonio Pellicani Editore, Roma.

– ROSAS, Fernando, 1999. O Marcelismo ou a falência da política de transição do Estado Novo. In: J. M. Brandão de Brito (coordenação de). Do Marcelismo ao Fim do Império. Editorial Notícias, Lisboa.

– SOARES, Mário, 1969. Manifesto à Nação. In IDEM, Escritos Políticos. Edição do Autor, Lisboa: 211-219.

– SPÍNOLA, António de, 1974 (4.ª ed.). Portugal e o Futuro. Análise da conjuntura nacional. Arcádia, Lisboa.

– TORGA, Miguel, 1977. Diário. Imprensa da Universidade, Coimbra: vol. XII.

[La prima versione di questo lungo articolo – qui rivisto, attualizzato e suddiviso in due parti – venne pubblicata sedici anni fa, nel maggio 2005, in «Palomar. Rivista di cultura e politica» (Firenze). N. 21, 4/2004, pp. 5-17.

Tutte le traduzioni dei testi dal portoghese sono a mia cura].

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