PENSIERI CORSARI

GENERALI

FONTE: https://electomagazine.it/generali/

L’Italia non è terra di soldati, come la Germania o l’Inghilterra. Non è nelle nostre corde il senso della disciplina, l’abitudine al duro e assiduo esercizio, il senso dell’appartenenza e del cameratismo… Insomma poco abbiamo a che vedere con gli antichi Romani. Che soldati erano… E che soldati.

Siamo piuttosto la terra erede dei Vespri Siciliani, dei Guelfi e dei Ghibellini. Delle faide in punta di coltello. Terra del Passator cortese, e dei briganti del Sud, di eroici mercenari come il Fieramosca, ma non davvero di soldati. Nonostante tanti esempi di cui andar fieri…

In compenso, però, siamo terra di generali. Anche grandi, anzi grandissimi. Eugenio di Savoia che, alla testa delle armate imperiali, fermò i turchi a Zenta. Il Grimaldi che comandava gli spagnoli a Breda, ultimo, effimero, trionfo asburgico…

E Garibaldi, che si può pure discutere quanto si vuole, ma fu un maestro di guerriglia dal quale i tanto rinomati Giap e Che avrebbero avuto solo di che imparare… Senza dimenticare che il nano corso per poco non nacque italiano. E quanto a genio militare… lascia stare..

Oggi però i generali nostri sono in ben altro affacendati. O almeno così sembra. Girano davanti alle telecamere con divise sgargianti di mostrine e decorazioni. Roba che neppure il Maresciallo Molotov… che dico, un generale Nord Coreano… A vederli sembra che l’Italia non abbia fatto altro che condurre guerre vittoriose e campagne di conquista da vent’anni a questa parte. Che il Mediterraneo sia nuovamente il Mare Nostro. Un lago interno, come ai tempi di Cesare e di Traiano. Che, per inciso, di guerre e battaglie ne avevano fatte, e vinte, tante per davvero… Mentre questi sono generali di un esercito che la retorica imperante vorrebbe esser formato da “soldati di pace”. Ovvero sorta di reggimenti di Babbi Natale mandati per il mondo a distribuire caramelle ai bimbi buoni….

Ora sappiamo bene che ciò non è assolutamente vero. Che il nostro esercito, nonostante l’ipocrisia dei politici e della stampa, dove è stato mandato ha fatto il suo dovere. E bene. E che abbiamo reparti di eccellenza, dalla leggendaria Folgore alla Teseo Tesei, dal Col Moschin al San Marco…ma questo sarebbe altro discorso, e lungo..

I generali più “mediatici”, però, quelli che diventano vere star televisive – in sinergia e concorrenza con i “virologi” – non stanno tornando onusti di gloria e con gli stivali coperti di polvere dall’Afghanistan o dall’Iraq. Non esibiscono ferite e segni di battaglie combattute. Sono, piuttosto, uomini adusi alle penombre dei palazzi del potere romano. Esperti non di armi, ma di organizzazione burocratica. Logistica, se volete. Mai hanno guidato una carica, mai respinto un assalto nemico. Forse mai neppure sentito fischiare le pallottole.

Sono i generali che piacciono al Governo. E a giornalisti come Sorge, che ne auspicano apertamente una maggiore presenza ai vertici dello stato.

Uomini combattivi e tremendi con le circolari. Che minacciano nei comunicati stampa sfracelli ai riottosi ad inchinarsi ai diktat governativi. Che vorrebbero braccare casa per casa i temibili terroristi no vax. Che stilano liste di proscrizione manco fossero Cornelio Silla. Sempre per inciso, altro generale vero. E dittatore serio.

Questi generali vorrebbero che il nostro paese si trasformasse in una caserma. Ora, non sarebbe idea nuova. Federico Guglielmo, noto come il Re Sergente, aveva fatto della sua piccola Prussia, appunto, una caserma. Forgiando quello strumento che sarebbe divenuto il formidabile Esercito Prussiano, prima, Tedesco poi. Ma non con lui, che alla fin fine un sergente era e rimaneva. Con suo figlio ed erede. Che il buon Federico Guglielmo disprezzava perché passava il tempo a leggere libri, era gracile di fisico e, per di più, palesemente effeminato. Solo che si chiamava Federico. E sarebbe divenuto Federico il Grande. Uno dei massimi strateghi della storia, anche se guidava le truppe a cavallo, tenendo un fazzolettino profumato sotto il naso. Detestava l’odore della polvere da sparo…

Questo per dire che ci sono Generali con la maiuscola. E generali con la minuscola. E questi ultimi attualmente abbondano. E si atteggiano a tiranni. Forti con i deboli, a minacciare i ragazzini che non si vaccinano. Vorrei vederli affrontare, con lo stesso cipiglio, i talebani sui monti del Waziristan. Ma gli unici monti che questi conoscono sono quelli delle montagne di carte e cartacce con cui stanno inondando il paese. Contribuendo con zelo alla distruzione sistematica di ogni spazio di libertà. Nonché di quella Costituzione che avrebbero giurato di difendere.

Ma loro non si pongono problemi di coscienza. Loro obbediscono agli ordini. Anche perché è così che si fa carriera e ci si può appuntare qualche altro nastrino sulla divisa.

La coscienza non è affare loro. E non lo sono i diritti e le libertà coartate e oppresse. Mica sono uomini, direbbe il Principe de’ Curtis. Loro… sono generali. Rigorosamente con la minuscola.

Andrea Marcigliano

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