EUROPANAZIONE

SPIRITO ANTIMODERNO

DANTE E UN’AMICA

FONTE: https://electomagazine.it/dante-e-unamica/

Chissà perché, gira che ti rigira, io finisco sempre per tornare a Dante. E non c’entra un bel nulla con sta storia delle celebrazioni di quest’anno. A me questa memoria ad orologeria mai è piaciuta. Sa troppo di retorica fasulla. E, per quanto in generale, non è mistificazione. Peggio ancora, ma musealizzazione, imbalsamazione… E Dante non lo si può imbalsamare, né trasformare in un Busto da Museo delle Cere. È troppo intenso, troppo vasto e complesso. Troppo vivo, ma come appunto Papini volle intitolare quella che resta la più felice biografia del Poeta, “Dante Vivo” .

Comunque, ricorrenze o no, io a Dante ritorno sempre. E non tanto perché lo voglia, o perché abbia l’atteggiamento maniacale dello studioso… cosa che non sono, nè sono mai stato. È piuttosto la vita che mi ci fa tornare. O un destino, fate un po’ voi…

Come in quella storia che ho raccontato ieri, di quanto accadutomi nell’ultima giornata del XVIII Wks de Il Nodo di Gordio…

Cosa fatta, capo ha. E oggi, nel viaggio di ritorno in treno, pensavo di starmene tranquillamente a dormicchiare. E invece mi scrive un’amica. Ha visto il video sul canale YouTube di Idealweb. Le è piaciuto, mi dice… ma…

Dunque, questa amica è una natura gentile, ma sempre ipercritica. E io, in genere la ascolto (anche se lei negherebbe). Perché coglie nel segno.

Ora questa volta mi dice

“… ma hai parlato sempre del Dante politico. Poco o niente di quello che per me è più importante. Di Dante e del mistero dell’amore. Di Beatrice…”

Beh, qualche accenno lo ho pure fatto. Ma era un Wks di Studi Geopolitici. E il tema era Dante e la Translatio Imperii. Mica potevo…

” E perché no? – mi ribatte pronta – perché non potevi parlare anche lì, anche in quel contesto, di Beatrice e dell’amore? Certo che potevi. E secondo me dovevi pure…”

Resto senza parole. E non rispondo.

Non rispondo perché mi ha dato da pensare. E perché in fondo, ha ragione. Sono incorso anch’io nell’errore, che sempre depreco, di mettere l’opera di Dante sul tavolo anatomico. E sezionarla. Che, certo, è lavoro di una sua utilità. Ma ti fa dimenticare che Dante era un uomo. Non solo opere o pensieri. Ma carne e sangue. Passioni. Ira. Odio…. E Amore.

E se ci penso bene, è proprio l’amore il centro non solo dell’opera, ma anche, anzi soprattutto della personalità di Dante. Della sua vita, insomma.

Perché lui è stato molte cose. Ha vissuto molte vite. E, per certi versi, è stato molti uomini. Il giovane poeta che si legava d’amicizia con Guido, e Lapo, con Cino ed altri. Il compare di bisboccia di Cecco Angiolieri, quel bizzarro aretino che cantava il vino, i dadi e le donne di strada. .. Il cavaliere che combatte a Campaldino e alla Caprona… il politico appassionato e fazioso, forse anche violento. Il Priore costretto a scelte dolorose. L’esule deluso. Il viaggiatore non per diporto, ma per necessità. L’accorto diplomatico. Il cultore di misteri, probabilmente di alchimia…

Insomma, tante cose. Tante vite. Che divengono quel turbine di storie che è la Commedia. .

Ma con una costante. O meglio un baricentro, sempre lo stesso. Fondamentale. Per tutta la sua complicata esistenza.

Chiamatela Beatrice. Oppure semplicemente la Donna. Anche perché l’identificazione con la Bice Portinari – che ci viene dal Boccaccio – non ha altra importanza se non quella di farci intendere che era una Donna reale. E che Dante la desiderava. Un desiderio così intenso, da non poter trovare appagamento in altri amori. Che pure furono tanti, ci dice sempre il Boccaccio, che di tali cose è buon cronista.

Una passione così intensa, da non spegnersi neppure dopo la morte di lei. Quando non poteva più vederla, gentile e onesta, passare per le vie di Firenze. Ma continuare a sognarla sì.

È da questo ardere di passione che è nata la Commedia. Che racconta mille storie. E rappresenta una sintesi dello scibile universale. Fors’anche un cammino iniziatico, come sostenevano il Valli e il Pascoli. Ma che nasce, comunque, da tal desiderio. Il Poema del desiderio. Di un Amore così intenso da spingere Dante a sfidare gli abissi dell’inferno, mostri, demoni… Draghi. E a inerpicarsi tra le rupi scoscese del Purgatorio. Solo per….

Lo so, qui dovrei scrivere che lo fece per la salvezza dell’anima. Per la conoscenza….

Ma io penso che la ragione profonda, la forza che lo spinse fosse altra.

Il rivedere quegli occhi e quel sorriso. Che gli era stato tolto dalla morte di lei. E Dante, per riconquistarlo, sfidò la Morte nel suo regno…

Il bello è che il Poeta non ci dice mai come fossero gli occhi di Beatrice. Azzurri, neri… verdi. Dice che lucean più che la Stella. Intendendo l’astro di Venere. E non ci dice nulla neppure dei capelli. Era bionda, si ipotizza. Ma più per deduzione che altro. La Donna Angelo deve facilmente essere bionda. Ma Dante non lo dice. Tant’è che i preraffaeliti, Dante Gabriel Rossetti la rappresentano sia bionda che bruna. E Waterhouse con i capelli rosso ramato…

Per Dante non era necessario descrivere fisicamente la Donna amata.

Per lui era sempre presente. Negli occhi, come nella mente.

Da questa presenza assoluta, ossessiva, sgorga la sua poesia.

Da Beatrice, dalla Donna. Anche quando parla d’altro…

Andrea Marcigliano

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