EUROPANAZIONE

POLITICA

È GIUSTO STARE NELLE PIAZZE NO GREEN PASS (A PATTO DI SAPERCI STARE)

FONTE: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/giusto-stare-piazze-no-green-pass-patto-saperci-stare-202554/?amp&__twitter_impression=true

Roma, 27 lug – In collegamento con Stasera Italia, lo scrittore Giampiero Mughini ha detto ieri sera che «quando vedo quelli di CasaPound» nella «piazza no vax mi viene da piangere», perché una volta la destra faceva battaglie per riportare Trieste all’Italia, oggi invece sta in questi contesti che l’intellettuale ha definito «miserabili». Siamo, insomma, ancora una volta al tema della «buona destra», che è sempre quella che non c’è più, e alla «destra miserabile», che è sempre quella operante nel presente. Probabilmente, ai tempi delle battaglie per Trieste, la sinistra diceva la stessa cosa: la destra storica, quelli sì che erano galantuomini, ma protestare per Trieste, suvvia…

Le piazze no green pass

Dispetti dialettici a parte, la questione della legittimità di quella piazza e della necessità di esserci, con tutti i rischi che questo comporta, merita comunque di essere posta. Cominciamo col dire che le manifestazioni di questi giorni non erano contro il vaccino, ma contro il green pass obbligatorio. È certamente scontato che tutti i no vax siano anche contro il green pass obbligatorio, ma non è vero il contrario. Contro la necessità del certificato verde per avere una normale vita sociale e lavorativa, anzi, si sono schierati politici, giornalisti, intellettuali e tanta gente comune che non è affatto ostile in modo pregiudiziale ai vaccini, che spesso è vaccinata in prima persona, ma che ritiene illegittime le norme che il governo sta varando. Del resto, malgrado i paragoni supponenti di chi fa paralleli con la patente di guida o altre amenità simili, nessuno – al limite neanche i favorevoli al green pass stesso – può affermare che proibire dall’oggi al domani a dei cittadini che non hanno commesso alcun reato di recarsi al lavoro sia una cosa banale.

Questione politica e margine di manovra

La questione politica c’è tutta, insomma. Il punto, semmai, è di capire quanto margine di manovra abbiano le istanze politiche sensate in quel contesto. Perché, diciamolo con assoluta franchezza: se è vero che il disprezzo snob e il razzismo antropologico verso le manifestazioni anti green pass fa trasparire una concezione elitaria e autoritaria della politica, di contraddizioni in quelle piazze ce ne sono parecchie. Ora, stare nella contraddizione è il primo requisito per poter fare politica, come del resto sapeva bene la sinistra quando ancora era marxista. A patto, però, di saperne riconoscere i rischi. La frase di Nietzsche sull’abisso che, mentre lo fissi, guarda a sua volta dentro di te è abusata, ma in questo caso calzante, perché i movimenti che vuoi indirizzare spesso ti indirizzano, i fermenti che intendi condizionare finiscono per condizionarti. Non è un rischio ipotetico: è una dinamica in corso.

Le derive da scongiurare e “l’idiotismo americano”

Nella bolla social, informativa, culturale di cui a vario titolo facciamo parte, certe derive sono già state intraprese da tempo: la tendenza a rincorrere qualsiasi camice bianco bislacco plurismentito che, spesso per puro narcisismo, dica qualcosa di eterodosso, il cospirazionismo ai limiti dell’ermeneutica rettiliana, le analisi da piccolo chimico sui vaccini a mRna e conseguente diagnosi di morte certa per tutti, l’atteggiamento tout court antiscientifico e antirazionale, le letture tradizionaliste e conseguenti spettri satanisti e transumanisti dietro ogni angolo, il ripiegamento su forme liberali e antifasciste di conservatorismo biopolitico etc. Il tutto va poi calato nel contesto più generale di una deriva sociale e culturale che sta portando il nostro Paese, e la destra del nostro Paese in particolare, verso un idiotismo americano diffuso e onnipervasivo.

Basta aprire i social e vedere menti anche non banali perse dietro al livore, al rancore cieco e sordo, alla delazione del «covidiota» (speculare ma identica alla caccia al «no vax»), a ossessioni senza costrutto, a piste cospirazioniste smentibili con 30 secondi di ricerca su Google. Energie mentali e politiche consumate dietro al nulla, come i cani che si sfiniscono rincorrendo la propria coda. E se la lucidità politica è un’abitudine, anche il cretinismo politico lo è. Sono attitudini che si possono allenare o meno, a seconda di quanto ci sforziamo di perseguire l’una strada o l’altra. Non si tratta, ovviamente, di andare in piazza con la penna rossa e blu e correggere i cartelloni più pittoreschi, altrimenti nulla ci distinguerebbe da un Burioni qualsiasi. Stare nella contraddizione significa sapersi relazionare all’altro. A patto però che si abbiano ben chiari in testa i motivi di questa alterità e la natura di questa relazione.

Adriano Scianca

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