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Da “Eurasia” a “Fuoco”, da “Revolvere” a “Storia rivista”: l’anticonformismo passa dalle riviste

Nuovi e meno nuovi periodici per marcare la critica alla modernità e al pensiero unico

FONTE: https://www.barbadillo.it/99768-segnalibro-da-eurasia-a-fuoco-da-revolvere-a-storia-rivista-lanticonformismo-passa-dalle-riviste/

La copertina del secondo numero di Fuoco, rivista realizzata dalla comunità di Raido

Cultura dell’appartenenza, geopolitica delle sette, più o meno religiose, economia condivisa, la Sharing economy come la chiamano nel mondo anglosassone e poi la cultura eterna, quella rimarcata da personaggi storici come Dante Alighieri e Federico II. Temi che emergono in tutta la loro attualità proprio in questi anni di globalizzazione. E le riviste del circuito alternativo affrontano questi temi.

Un nuovo trimestrale, da poco presente nel circuito alternativo con il primo numero, è “Fuoco”, dal sottotitolo “informazione che accende”, tanto per chiarire l’impegno che la redazione esprime in questa nuova iniziativa. La formula della rivista è interessante. Il Gruppo editoriale Cinabro, fondato cinque anni fa, di impostazione tradizionale, ha dato alle stampe libri di particolare interesse che hanno ottenuto successo nel mercato editoriale e ora amplia la sfida ampliando l’impegno dalla cultura all’informazione, con questo periodico (indirizzo: www.leggifuoco.it) diretto da Nicolò Strumiello. Iniziativa per “aggiungere alla faretra che portiamo in spalla, una originale e al contempo originaria freccia per il nostro arco. Lo scopo resta sempre quello di costruire e fortificare un polo attorno al quale raccogliere i migliori contributi e le energie più positive per una restaurazione integrale della Weltanschauung tradizionale. Un cerchio capace di raccogliersi intorno al Fuoco”. E nell’editoriale si sottolinea che i settori di intervento spazieranno dalla scienza all’economia, dalla politica all’analisi sociale, alla cultura allo sport, dando voce a una visione del mondo alternativa alla “pseudonormalità contemporanea” nel nome della Tradizione. Il primo numero mantiene le promesse fatte nell’editoriale con una serie di articoli che parlano della contemporaneità con un’impostazione critica. Doveroso menzionare lo speciale sulla Sharing economy, l’“Economia condivisa”. E’ un sistema di distribuzione di beni e servizi che si discosta sensibilmente dal modello di società d’impresa che assume dipendenti e commercializza prodotti. Nell’economia della condivisione, è previsto che le persone fisiche prendano in locazione o “condividano” beni mobili e immobili come l’auto, la casa e… il tempo con altri soggetti. Cristiano Puglisi, Enzo Iurato, Roberto Asse analizzano questa realtà offrendo una lettura e interpretazione di questi nuovi modelli di “economia on demand” che derivano dalla concezione liberista e materialista del mondo moderno. Impostazione modernista che serve anche per rimodellare la mentalità dell’uomo e instillare una nuova concezione della proprietà e per comprimere gli spazi di scelta e di decisione. Sono spunti e piste di ricerca interessanti su un argomento che meriterebbe di essere ripreso nei prossimi numeri. Articoli di particolare intesse trattano poi dell’imperialismo di Biden (Claudio Mutti), dei Black Lives Matter (Andrea Marcigliano), della visione del sacro in un mondo desacralizzato e, soprattutto, lontano dalla Tradizione (Elio Della Torre) oltre ad analisi e interventi di Mario Polia sulla Tradizione, e di Maurizio Rossi, Daniele Perra e tante interviste. Un numero succoso, che presenta bene il programma della rivista.

Nell’ambito della geopolitica, ma anche della cultura storica e filosofica, il trimestrale “Eurasia”, diretto da Claudio Mutti, è fra le migliori riviste. Una miniera di notizie, analisi, approfondimenti, attraverso un gran numero di collaboratori molto qualificati. Ora è uscito il terzo numero del 2021 con un dossario sulla “Geopolitica delle sette” che riprende i temi del numero precedente nel quale sono state analizzate le sette in Occidente. Su quest’ultimo fascicolo sono esaminati i Testimoni di Geova, i Mormoni, l’Islam politico. Il dossario è presentato da un editoriale del direttore Mutti che spiega bene l’origine delle sette protestanti Usa e, soprattutto, la politica che è scaturita da queste sette, in seguito, nell’Ottocento e nel Novecento. Nel settore della “Geopolitica e geostrategia” vengono affrontati il grande spazio nel pensiero geopolitico cinese (Daniele Perra), il tema scottante dei riscatti per i rapimenti internazionali (Saverio Setti) e un saggio sulla Russia (Amedeo Maddaluno) mentre nel settore “Continenti” vengono presi in esame i rapporti fra l’Inghilterra e l’Europa, il Pakistan in rapporto all’Afghanistan, il Nagorno Karabach, e i rapporti fra Tanzania e Cina. Concludono il fascicolo la rubrica “Documenti” con una lettera di Dante Alighieri e un articolo di Jean Thiriart sull’imperialismo Usa oltre alle numerose recensioni e schede di libri.

“Revolvere” (revolvere.it) è una rivista che esce da due anni. Diretta da Marina Simeone, giovane intellettuale dell’area anticonformista, questa rivista monografica offre in ogni numero un approfondimento su un argomento (la donna e il femminismo, la Pandemia e le sue implicazioni sociali e culturali, la modernità ecc.). “Revolvere” è più di una rivista, è un progetto culturale nato dall’unione di dieci case editrici per un’iniziativa comune, quella di creare una rete di confronto e di pianificazione sulla base di coordinate condivise. Un progetto che mette insieme il meglio di queste case editrici per presentare libri, discutere, offrire una circolazione di idee organica, una distribuzione capillare di testi sul territorio ma anche la possibilità di far confluire questo lavoro intellettuale in un’azione che abbia esiti diretti sul territorio. Ma il punto centrale è la formazione destinata ai giovani, offrendo tutta una serie di materiali, libri, riviste e, ovvviamente, la disponibilità di scrittori, giornalisti, intellettuali, docenti. Sull’ultimo numero, dedicato al tema Reparatio temporum vengono affrontati il pensiero di Dante e di Federico II. Saggi interessanti scritti da Marina Simeone, Francesco Lamendola sulla geografia di Dante, di Federico Papa sulle “antonomasie della Monarchia universale”, tema importante per comprendere il concetto di Politico nel pensiero dei due personaggi, l’eresia dello Stupor mundi di Ornella Mariani; un saggio di Adolfo Morganti sulla realtà storica e le leggende che hanno avvolto la memoria di Dante e di Federico II e un saggio di Maurizio Brunelli sui rapporti fra Dante e Cangrande della Scala. Un numero denso, dove Roberta Simeone, storica dell’arte, ha ben affrontato il tema difficile della rappresentazione di Dante nelle arti figurative con particolare attenzione ad Agnolo Bronzino. Articoli che rilanciano il tema dell’identità, della visione del mondo, della concezione imperiale del Medioevo tanto più importante se si pensa che i nuovi libri di storia, con il pretesto di una “modernizzazione” della narrazione o con la scusa del “fact checking” (controllo dei fatti) stravolgono la storia. Così, la visione imperiale contraria al Papato dei due grandi personaggi non è riferimento alla Tradizione, con componenti che si richiamano all’Imperium romano (Sacro Romano Impero) ma diviene “laicismo” di Federico II, modernità anzitempo, anteriore ai sacri Lumi del Settecento. Ed è laicismo anche quello di Dante, nemico della Chiesa e “scrittore democratico” (così definito da Chiara Mercuri nel suo libro su Dante). Ecco perché agli stravolgimenti della cultura e del passato “Revolvere” oppone analisi, approfondimenti, dossarii, ecc. Ma è il primo passo. Altri seguiranno.

L’appartenenza è importante e la cultura che esprime legami, identità, riferimenti, genealogie è la base di tutto, a partire dalla cultura e dalla civiltà mentre lo sradicamento, la cancellazione del proprio essere e delle caratteristiche della comunità di appartenenza è barbarie che spesso coincide con la modernità. La parte centrale del bimestrale “Storia rivista” (ecletticaedizioni.com), diretto da Alessandro Amorese, è dedicata a due intellettuali che hanno fatto dell’appartenenza la propria bandiera: Giovanni Volpe, editore, ingegnere e figlio del celebre storico Gioacchino Volpe, e Berto Ricci, intellettuale, poligrafo, combattente morto in Africa nella seconda guerra mondiale, fondatore della famosa rivista “L’Universale” dove, fra gli altri, esordì Indro Montanelli. Un dossario importante che offre spunti e indirizzi culturali non secondari. Gli autori sono Alessandro Amorese, Gennaro Malgieri, Mario Bernardi Guardi, Carlo Sburlati, Marcello Veneziani, Filippo Bianco e Carlo Bianco. Seguono articoli sul Msi, sullo squadrismo fiorentino nel 1921, sull’immigrazione, oltre alle consuete rubriche di recensioni.

Manlio Triggiani

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