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CALCIO, SUSSIDIO E VIRUS/FESTE, FARINA E FORCA

FONTE: https://electomagazine.it/calcio-sussidio-e-virus-feste-farina-e-forca/

Ferdinando di Borbone poco studiato era e l’interesse nei confronti del Regno di Napoli altrettanto superficiale, ma non mancava di quella astuzia che oggi verrebbe definita come populista. Discendente diretto del Re Sole, aveva intuito che le faccende di governo potevano finire come nel 1789 in Francia, quindi si affidò ai suggerimenti dei suoi consiglieri che magari conoscevano il satirico Giovenale del Panem et circenses. Da qui nacque il detto Feste Farina e Forca per indicare la strategia della sua reggenza.

Oggi, con la sedicente civilizzazione il Circo Massimo è interdetto ai gladiatori, il grano è distribuito in pagnotte, e le forche sono politicamente scorrette – purtroppo –, per cui il potere si è adeguato a pratiche meno intrusive ma più subliminali.

Detto ciò, c’è qualcosa da ridire su alcuni punti di un’intervista al pur bravo Alessandro Del Lago (Il Piccolo, 13 luglio 2021), nell’analizzare questa “comunanza nazionale” pallonara. A flash.

“(…) l’arrivo del pullman dei giocatori della Nazionale al Quirinale e penso all’importanza politica che è stata annessa alla finale, sia in Inghilterra che in Europa, con la presidente della Comunità europea che ha detto che avrebbe tifato Italia”.

Al netto delle reciproche competenze clinico-sociologiche, questa considerazione la trovo ridicola. A fronte di un Presidente della Repubblica in naftalina che ufficializza governi illegittimi senza elezione e di una Ursula von der Leyen che gestisce gli usurai di Bruxelles, il fatto che l’unità nazionale e il rispetto europeo venga valutato con misurometro della tifoseria è semplicemente stravagante.

<<Il Paese è uscito da uno dei periodi più orribili della sua storia>>. Forse che Caporetto e l’asiatica e la spagnola, e le diverse catastrofi ambientali dal Friuli all’Abruzzo hanno avuto un impatto psicologico e sociale un po’ più devastante di una operazione epidemiologica su base influenzale.

<<(…) in un Paese come l’Italia il calcio ha questa funzione di collante, dà una grande consolazione collettiva>>. Concordo sul fattore consolatorio, sull’elemento confortante nei confronti di una afflizione, di un evento tragico, di un’angoscia insostenibile, ma anche di sedazione generalizzata di un popolo come lo fu, secondo la leggenda, la vittoria di Bartali al Tour de France il giorno dopo l’attentato a Togliatti. 

E dopo la festa, la plebe ritorni nei ranghi, perché se non c’è il patibolo a riportare l’ordine, c’è un Crisanti o un Bassetti di turno a ventilare la paura in caso di ribellione con il guinzaglio, la museruola e il nodo scorsoio della ricaduta pandemica.

La potenza trasgressiva ed eroica della massa, esauritasi nello sventolio della bandiera, negli abbracci collettivi e nei raduni festaioli, verrà presto depotenziata in osservanza del distanziamento, nella minaccia della vaccinazione e nella strizza del contagio. 

“Siam pronti alla morte” per combattere contro i licenziamenti, il terrorismo governativo, la censura istituzionale, la corruzione epidemica, l’asservimento totale? Non esageriamo. L’addomesticamento securitario val pure una puntura e una mascherina.

Adriano Segatori

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