EUROPANAZIONE

KULTURA

SUI CONSIGLI DI GALLI DELLA LOGGIA A F.d’ITALIA

FONTE: https://www.facebook.com/adriano.scianca

“A margine di quanto già detto e scritto su Galli della Loggia, secondo me c’è un punto che emerge dalla sua replica di oggi: che, anche fra politologi, che in quanto tali dovrebbero seguire attentamente la politica in tutte le sue sfumature, anche sul Corriere della Sera, il mondo post missino è ancora un grande arcipelago sconosciuto e che non si ha nessuna intenzione di conoscere. L’accenno a Cpi e Fn che vanno ai comizi di Fdi, come se fosse una cosa rituale, frequentissima, non si basa su qualche “inchiesta” sui “legami segreti” tra meloniani ed “estrema destra”, non fa riferimento a casi specifici, è la boutade superficiale di uno che pensa che quel mondo sia un magma indistinto, tutti frequentano tutti, tutti sono amici di tutti, tutti si incontrano poi la sera negli stessi posti a brindare al sole nero. E ovviamente la funzione di Cpi e Fn qui veramente trascende le due sigle, sono semplicemente due nomi per dire l’estrema destra, che a sua volta è vista secondo stilemi puramente anni Novanta. Galli della Loggia ha in mente i servizi di Milano Italia – i più vecchi se ne ricorderanno – ai primi comizi di An o agli ultimi dell’Msi in via di trasformazione, dove si andava regolarmente a pizzicare il “naziskin”, che poi vestiva e parlava esattamente come ci si aspetterebbe da un “naziskin”. E l’accenno al fatto che quelli di Fdi dovrebbero “prendere a botte” tali ospiti sgraditi va visto come un goffo tentativo dell’antropologo di parlare la lingua della tribù. Bisogna menarsi perché da queste parti è così che si fa, avesse parlato al Pd avrebbe chiesto una chiara mozione congressuale. A ognuno bisogna parlare secondo i suoi riti. Tutto questo, però, ci dice anche un’altra cosa: che cambiare ed evolvere si può ed è giusto, ma rinnegare, oltre che immorale, è anche inutile. Galli non parla così perché Fdi non ha fatto abbastanza. Parla così per quello che Fdi è, ontologicamente. Non cambierà mai idea. Non gli interessa nemmeno farsi un’idea. Il che, a dirla tutta, non è neanche tanto male, se questa differenza ontologica noi la sapessimo sublimare. Ma questo è un altro discorso.”

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