EUROPANAZIONE

ECONOMIA

AUTOSTRADE PER L’ITALIA UNA PRIVATIZZAZIONE D’INSUCCESSO

Certamente Autostrade per l’Italia SPA non è una Società in crisi e tanto meno lo era in quel dannatissimo 14 Agosto 2018, quando il crollo del Ponte Morandi e le sue 43 vittime, posero drammaticamente  al centro dell’attenzione mondiale, il sistema di gestione, manutenzione e controllo della rete  autostradale italiana. Da quel giorno sono trascorsi circa tre anni, fatti di indagini, lunghi silenzi, trattative, scandalose rivelazioni, intercettazioni, bilanci, improvvise impennate in borsa e successive cadute. Poi infine l’accordo . Se il M5S si attribuisce il “merito” di come è stata risolta l’odissea della trattativa Stato-Atlantia,avente per posta Autostrade per l’Italia SPA, il Sole24ore  titola, in maniera ad dir poco lapidaria, “Ai Benetton 5 miliardi di bonus, allo Stato 11 miliardi di debiti”. Sì,  perché è finita proprio così, anche se le premesse sembravano e le soluzioni potevano essere diverse. Ma facciamo qualche passo indietro ed esattamente al 1950 quando l’IRI, sempre l’IRI, costituisce la Società Autostrade Concessioni e Costruzioni SPA,  nel corso dei decenni prende parte attiva al progetto di ricostruzione postbellica,  portando l’Italia ad essere la quinta potenza economica mondiale. Nel 1982, ulteriori aggregazioni di concessionarie autostradali, permettono la costituzione del Gruppo Autostrade, mentre nel 1987 il titolo viene quotato in Borsa. Nel 1999 la Società è in buona salute, come d’altronde viene pubblicamente confermato dalla stessa Corte dei Conti, ma ormai il dissennato progetto di liquidazione dell’IRI è ormai in avanzato stato di attuazione, coinvolgendo la Società Autostrade. Come possibili acquirenti si propongono due cordate, una che fa capo alla Famiglia Benetton e l’altra ad una Banca d’Affari australiana, che poi si ritira lasciando  “autostrada” libera ai Benetton, i quali erano alle prese con un importante processo di ristrutturazione e riorganizzazione del gruppo e certamente non avevano la liquidità necessaria per una simile acquisizione. Infatti la Società controllata  Schemaventotto subentra all’IRI quale azionista di riferimento con il 30% del capitale e poi, sfruttando la solidità del Gruppo Autostrade,  procede all’indebitamento del Gruppo stesso e attraverso un’altra controllata attiva una OPA che  permette il controllo totalitario del capitale azionario della Società. In pratica hanno acquisito la Società Autostrade con i soldi resi disponibili dalla Società Autostrade. Direi che “la via italiana alle privatizzazione” ha con questa operazione raggiunto il suo apice di tecnicismo finanziario, ma qualche maligno ha sospettato che tutto sia stato un regalo del centro sinistra a personaggi politicamente a loro vicini. Si poteva tuttavia sperare che passati oltre 20 anni, in cui Atlantia ha fatto utili importanti, grazie a Autostrade per l’Italia, a fronte dell’immane tragedia verificatasi, si fossero create le condizioni per attuare una sana “legge del contrappasso”. In realtà le ipotesi che si erano fatte del dopo Benetton, venivano rappresentate da tre distinte correnti di pensiero: commissariamento, creazione di una newco e nazionalizzazione, con successiva fusione con ANAS. Quest’ultima, legittimata dall’articolo 43 della Costituzione,  prevedeva il subentro dello Stato in tutti i rapporti attivi e passivi della Concessionaria. Vale la pena evidenziare, citando l’avvocato Marco Mori,  “come sia stato insensato, anzi criminale, privatizzare servizi pubblici essenziali erogati in regime di monopolio… ed … arricchire società come Atlantia, con sede in Lussemburgo”. Così come Contropiano, giornale comunista online, tuonava “Le autostrade sono quello che si definisce nella gergo economico un ‘monopolio naturale’, ovvero un regime di mercato in cui la presenza di un unico gestore minimizza i costi medi di produzione: al crescere della produzione diminuisce il costo unitario e dunque la massima dimensione tecnicamente possibile, saturata da un’unica impresa, è quella che riduce al minimo i costi.”

Escluso e forse  mai preso seriamente in considerazione il prerequisito della revoca delle Concessioni, venuta meno l’opzione del Commissariamento, considerata esclusivamente quale soluzione emergenziale, scartata l’ipotesi di una newco per la gestione pubblica della rete autostradale, è rimasta “la nazionalizzazione più ridicola della storia” , come giustamente afferma Filippo Burla. Infatti nessun schiaffo ai Benetton, come auspicato da Di Battista, ma un cospicuo numero di miliardi di euro sborsati dalla Cassa Depositi e Prestiti.

ETTORE RIVABELLA

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