EUROPANAZIONE

ECONOMIA

CRISI AZIENDALI E FONDO SALVAGUARDIA IMPRESE

Affrontare le innumerevoli crisi aziendali che affliggono il nostro tessuto economico, frutto anche della mancanza di una qualsiasi visione strategica da parte della classe politica che ha retto le sorti della nazione negli ultimi decenni, non è certo facile. Tra i pochi strumenti messi in campo, negli ultimi mesi, troviamo più volte citato il Fondo Salvaguardia Imprese. Certamente è stato risolutivo nella crisi della storica Casa di Sartoria Corneali di Mantova con circa 500 dipendenti, in crisi dal 2016, anno in cui il pacchetto di maggioranza della società viene venduto ad un Fondo del Bahrein. L’accordo, raggiunto presso il Ministero dello Sviluppo Economico, prevede per la prima volta l’utilizzo del Fondo Invitalia,  Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, Amministratore Delegato, Domenico Arcuri, quello delle “mascherine”, tanto per capirci,  che ha investito 10 milioni di euro nella Newco. La cifra si aggiunge ai 7 milioni di Investcorp, Società che svolge  attività gestore globale di prodotti di investimento alternativi, per clienti privati ​​e istituzionali. Null’altro che il famoso Fondo del Bahrein.  Inoltre, altro piccolo particolare, sono stati previsti 150 esuberi, circa il 30 % della forza lavoro totale dell’azienda.  Nonostante queste legittime perplessità, il “Metodo Corneali” sembra fare storia e il Ministro Giorgetti dichiara che “è un modello che ci auguriamo di poter replicare in tutte quelle situazioni di crisi dove ci sia un investitore privato che accetti l’azionista di Stato come socio di minoranza”e successivamente rilancia auspicando che la soluzione per l’ACC di Belluno e l’ex Embraco di Riva di Chieri, passi attraverso “la formula vincente che è stata utilizzata per la prima volta per la soluzione della crisi Corneliani” . Ma cosa è il Fondo di Salvaguardia Imprese o meglio Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa  ?. Il Fondo è stato istituto con il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, art. 43, nell’ambito della decretazione di urgenza che ha caratterizzato e caratterizza l’attuale gestione della pandemia da Covid19.  “Il Fondo acquisisce partecipazioni di minoranza, nel capitale di rischio di imprese in difficoltà economico-finanziaria che propongono un piano di ristrutturazione per garantire la continuità di impresa e salvaguardare l’occupazione e finanzia programmi di ristrutturazione anche attraverso il trasferimento di impresa. “ Quindi primo elemento di particolare debolezza è proprio l’intervento dello stato nel capitale societario, con quote di minoranza e nessuna possibilità di condizionare e o monitorare le strategie aziendali. Inoltre il Fondo si rivolge esclusivamente ad aziende, che abbiano avviato un confronto presso la particolare struttura per la crisi d’Impresa del Ministero dello Sviluppo Economico o siano dichiaratamente in difficoltà economico finanziaria e che soddisfino ad una di queste condizioni : siano titolari di marchi storici di interesse nazionale, abbiano almeno 250 dipendenti, detengano beni e rapporti di rilevanza strategica per l’interesse nazionale, indipendentemente dal numero degli occupati. Le norme che ne regolano il funzionamento evidenziano come conditio sine qua non all’investimento diretto da parte del Fondo, sia  la sua posizione minoritaria in quota al capitale societario, nonché un importo massimo di 10 milioni di euro complessivi per il singolo intervento, la contemporanea partecipazione di capitali privati per il 30 % delle risorse previste e un contributo proprio da parte della impresa  stessa pari almeno al 25% per le piccole, 40% per le medie e 50% per le grandi imprese. Infine l’operazione nel suo complesso avrà una durata massima di 5 anni, con condizioni di uscita già definite in sede di accordo.  Questo ulteriore elemento temporale non favorisce e tanto meno garantisce la quota minoritaria pubblica ed anzi potrebbe determinare strategie di medio periodo poco trasparenti da parte di quanti detengono le quote di capitale maggioritario.

Gli obiettivi prefissati dal D.L. istitutivo del Fondo e dai successivi Decreti attuativi sono certamente ambiziosi.  Si tratta infatti di sostenere la continuità e lo sviluppo dell’attività d’impresa; ridurre gli impatti occupazionali connessi alla situazione di crisi economico finanziaria; attivare capitali privati/pubblici a sostegno dell’attuazione dei piani di ristrutturazione delle imprese in difficoltà; instaurare una partnership tra la proprietà/management ed Invitalia finalizzata alla creazione di valore per tutti gli azionisti, con un piano di ristrutturazione condiviso. Tuttavia non solo è lecito dubitare sulla reale capacità di Invitalia a svolgere il suo compito, ma anche i 300 milioni di euro come primo stanziamento e i successivi rifinanziamenti di 250 milioni di euro per il 2021 e di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2035, non sembrano essere una base credibile per un reale contributo al rilancio della Azienda Italia ed ancor meno un tassello per un recupero di quelle funzioni dell’IRI delle origini, che appaiono sempre più indispensabili per fare uscire la nostra economia da un declino che altrimenti sembra ormai incontrovertibile. 

Ettore Rivabella

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