EUROPANAZIONE

POLITICA

L’ESIGENZA DEL DIBATTITO NEI PARTITI PER USCIRE DALLE FORME DEL PASSATO

FONTE: https://www.ideeazione.it/lesigenza-del-dibattito-nei-partiti-per-uscire-dalle-forme-del-passato/

È stato di recente pubblicato l’ennesimo sondaggio sul gradimento dei partiti italiani, dove è riportato il primato dei Partito Democratico, tallonato dal nuovo secondo partito italiano Fratelli D’Italia che ha scavalcato la Lega che da tempo soffre un’emorragia di punti percentuali nei sondaggi.

Se il partito di Giorgia Meloni gode di un successo sempre maggiore a discapito dell’alleato, scendendo in una riflessione più attenta, che potrebbe lasciare un sapore amaro in bocca a molti, possiamo notare una cosa: FdI guadagna terreno “rubando” voti alla Lega di Salvini, sebbene siano molto simili per i loro programmi politici e per l’azione in Parlamento; come mai avviene ciò?

Si potrebbe quasi parlare di un paradosso, che forse paradosso non è: oggi fare politica all’interno del sistema politico stesso significa, all’atto pratico, non fare niente di diverso fra destra e sinistra, una dicotomia questa che ben venga che sia superata, andando oltre le logiche stantie del Novecento, ma che, per la stessa impostazione dominante ancora oggi, fa apparire la classe politica come tutta fatta della stessa infida materia. Allora che differenza c’è? Nessuno ha più il coraggio di dire qualcosa di diverso, nessuno sviluppa progetti concreti o visioni reali su come uscire dal pantano liberal-progressista in cui ci troviamo, magari qualcosa di controcorrente e politicamente scorretto. Tutt’altro.

Le battaglie che vengono combattute sono di basso livello e con il solo scopo di facciata di apparire, senza in realtà essere. Un esempio del già citato partito lo troviamo in un articolo recentemente uscito sul quotidiano Il Giornale, in cui viene lanciata la proposta di Fratelli d’Italia di mettere per legge il comunismo al bando. Ma che ritorno, sia culturale che politico, avrebbe ciò, a parte raccogliere qualche voto in più o consolidare quanti ne hanno già fra i vecchi nostalgici della storica destra italiana? Nessun effetto pratico, perché, anche ammettendo che raggiungano lo scopo, non cambierebbe nulla nella sostanza del partito; al contrario, ciò che appare evidente è che non solo non si combattono più battaglie dal profondo valore morale, politico e culturale, perché – e questo è forse peggio – la base militante dei partiti non è più un laboratorio di idee. Il cambiamento stesso del lessico politico ne è una dimostrazione, sia da una parte che dall’altra: non si parla più di Europa ma solo di Unione Europea, non si cita più la comunità ma solo l’individuo o, al limite, la “comunità internazionale”, non si fanno più nomi e cognomi dei nemici reali del Paese e del popolo, e tutto ciò avviene perché con lo scorrere degli anni la riprogrammazione dell’identità politica è passata da una lenta ma significativa modificazione del linguaggio, svuotandolo di contenuti o sostituendo le parole chiave, così da confondere i concetti.

Viene da domandarsi: che senso ha un sondaggio come quello di cui abbiamo scritto all’inizio? Che valore reale potrà mai avere una proposta di legge che si basa su una divisione vecchia mezzo secolo che non corrisponde più alla reale situazione politica?

La distinzione che ancora rimane è meramente pubblicitaria, perché dividere significa comandare meglio, avere due nemici invece che uno per le persone è più complicato e fa spendere maggiori energie. In pochi fanno realmente caso all’ormai sempre più evidente assenza di differenze fra i partiti in Parlamento (ma anche di quelli fuori), l’importante è restare inseriti nelle dinamiche di odio e rancore, ben alimentate dai mass media. E intanto il liberismo procede spedito verso la conquista degli ultimi anfratti di coscienza politica della nazione.

Dobbiamo pertanto giungere ad una semplice conclusione nel ragionamento, che vuole essere l’inizio di una riflessione sulla validità o meno della forma politica chiamata partito: la politica nei partiti non esiste più. E quando diciamo politica intendiamo quella vera, nobile, bella, grande attività umana che è il prendersi cura del bene comune, organizzare la società, elaborare, creare, trasformare il mondo.

Allora, la domanda da porsi, e da porre a tutti coloro che ancora vivono nel miraggio del “cambiamento del sistema dall’interno”, del “votare il meno peggio” e che pendono dalle labbra della loro stessa insoddisfazione e nostalgia delegando il proprio potere politico ad altri, sarà verso quali orizzonti politici lanciare lo sguardo per esplorare nuove forme e realizzare qualcosa di veramente diverso. L’obiettivo è quello di lanciare nuove sfide, sperando che vengano presto raccolte.

Andrea Borelli

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