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ECONOMIA

NON SOLO ILVA. CRISI AZIENDALI, QUALI SONO E QUALE È LO STATO DELL’ARTE?

Sembrava  che per l’ILVA, con  la sentenza della Corte di Assise di Taranto e le sue pesanti condanne, la vicenda almeno per la parte giudiziaria fosse finalmente giunta al termine, ma la Procura di Potenza, ponendo sotto obbligo di dimora l’ex Procuratore della Repubblica di Taranto e comminando una serie di arresti, apre un nuovo filone di indagine per corruzione in atti giudiziari, concussione, favoreggiamento, abuso di ufficio.

Quindi anche sul piano giudiziale la disastrosa gestione di un asset strategico di primaria importanza per l’Italia, quale la produzione di acciaio e del comparto siderurgico in genere,  non trova un suo epilogo. Infatti  non meno nebulose risultano le prospettive di un reale rilancio dell’azienda e del relativo comparto.

Appaiono chiare le dichiarazioni di Antonio Spera, Segretario  Nazionale della UGL Metalmeccanici, il quale afferma “non è più procrastinabile l’ingresso di Invitalia al 60% nel CdA della nuova azienda ‘Acciaieria d’Italia’ e dei manager che rappresentano lo Stato, senza attendere la data del giugno 2022.

Solo il Governo può imprimere un’accelerazione al piano di rilancio, anche con un cronoprogramma, facendo rispettare ad Arcelor Mittal tutti gli impegni assunti sia nel rispetto della dignità dei lavoratori sia dei cittadini di Taranto”. 

Ora, sapendo che Domenico Arcuri è stato confermato Amministrato Delegato di Invitalia, qualche perplessità può essere legittima, ma un’effettiva ripresa del controllo aziendale da parte dello Stato è l’unica e forse ultima possibilità di un futuro per la siderurgia italiana.

Visto anche che il Recovery Plan prevede uno stanziamento di 2 miliardi di euro  per  “utilizzo dell’idrogeno in settori hard-to-abate” e proprio l’acciaio è uno dei settori dove l’idrogeno può assumere un ruolo rilevante in prospettiva di progressiva decarbonizzazione”, forse queste risorse pur ingenti, potrebbero non bastare per portare a termine l’immane piano di bonifica e riconversione dell’area tarantina, ma comunque non è poco e permetterebbe di guardare al futuro con minor pessimismo.

Tuttavia non c’è solo l’ILVA, che ormai da anni naviga nella nebbia più completa con un passato disastroso e un futuro assai precario, presso il Ministero dello Sviluppo Economico giacciono da mesi, a volte da anni numerose vertenza in attesa di una soluzione, che spesso non viene neppure concretamente prospettata.

Qualche nome? Alitalia,  ACC- Embraco,  CNH Industrial IVECO, Italtel, Stefanel , Acciaierie Arvedi, Industria Italiana Autobus, Whirpool, Acciai Speciali Terni, Jabil Italia, Mercatone Uno, Piaggio AeroSpace, CONAD, SANAC, Blutec… nomi dietro i quali si nascondono spesso aziende che hanno fatto la storia della nostra Nazione, un tempo quinta Potenza Economica Mondiale.

Di loro e di tante altre, tra cui Autostrade per l’Italia,  un’azienda certamente non in crisi finanziaria, ma con un lato oscuro ben più drammatico sulla sua immagine,  ci occuperemo nelle prossime settimane, facendone la storia e tentando di comprenderne il futuro. 

Ettore Rivabella

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