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AMARA DENUNCIA LA MALA GIUSTIZIA E FINISCE IN GALERA. NON VA PIÙ DI MODA IL “CAFFÈ ALLA SINDONA”

FONTE: https://electomagazine.it/amara-denuncia-la-mala-giustizia-e-finisce-in-galera-non-va-piu-di-moda-il-caffe-alla-sindona/

Com’è diventato buono e tollerante il Sistema Italia! L’avvocato Amara denuncia una serie di porcherie impressionanti da parte di magistrati, politici, imprenditori. E finisce in galera. Dove, probabilmente, non dovrà neppure bere un caffè corretto, come nel caso di Sindona. Nessun incidente stradale misterioso, nessun suicidio immotivato, nessuna caduta accidentale dal balcone. Solo un po’ di galera tanto per gradire.

Si sono superati, forse, gli anni delle morti legate alla strage di Ustica. Morti strane, ma sempre per coincidenze. Come può assicurare la magistratura. Che nessuno pensi ad un piano per eliminare testimoni scomodi. E Calvi si è suicidato, come Sindona. Le verità, in Italia, non coincidono con la realtà. Peggio per la realtà.

Però, negli ultimi tempi, le verità della giustizia cominciano a diventare davvero insopportabili per una maggioranza sempre più ampia di cittadini che si sono stancati di essere solo sudditi. E non solo nelle vicende politiche; nel chiudere gli occhi sulle invasioni mentre si colpisce chi cerca di impedirle; nel chiudere gli occhi sulla mafia nigeriana; nel non vedere interi quartieri di ogni città trasformati in aree di libero spaccio di droga.

Cade una funivia, provocando 14 morti, e si assiste ad uno squallido scontro tra magistrati. Ma spicca, in ogni caso, l’enorme differenza di trattamento rispetto ai morti per il crollo del ponte Morandi. Troppo potenti, nel caso di Genova, i gestori della rete autostradale che verranno risarciti a suon di miliardi pubblici per la rinuncia a provocare ulteriori danni. Mentre per il Mottarone non sono previsti aiuti milionari ai gestori della funivia.

Ma anche nelle piccole vicende quotidiane la magistratura ha superato i limiti della sopportazione. Ora scende in campo l’Anci, l’associazione dei comuni italiani, per difendere il sindaco di Crema indagato per un incidente in una scuola materna. Ma poche settimane orsono erano stati gli abitanti della Valle d’Aosta ad esprimere solidarietà ad un sindaco condannato per abuso d’ufficio per aver difeso gli interessi dei suoi concittadini.

Non è una pretesa di impunità ma un semplice richiamo ai magistrati a non intervenire in ciò che a loro non compete. Non devono sostituirsi alla politica, non sono stati eletti, non hanno potere legislativo. È evidente che una riforma sostanziale della magistratura sia indispensabile. Hanno conquistato un potere eccessivo, senza controllo, che va ridimensionato. E non è più accettabile che gli italiani innocenti siano solo tali perché non sono ancora stati scoperti. È arrivato il momento di mettere da parte i giacobini che invocano la ghigliottina per chiunque osi mettersi di traverso.

Probabilmente qualcuno cercherà di ostacolare la riforma. Magari rimpiangendo i bei tempi in cui gli Amara di turno non finivano in galera ma investiti da un pirata della strada, appesi ad una corda, suicidi con un caffè. Esempi che servivano da monito anche al di là delle aule di giustizia. Per chi, ad esempio, osava ed osa ancora frapporsi tra gli affari occulti delle due sponde del Tevere.

Augusto Grandi

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