EUROPANAZIONE

KULTURA

TORNA IN LIBRERIA IL CAPOLAVORO DI KNUT HAMSUN: “I FRUTTI DELLA TERRA”

Ristampato il romanzo che convinse l’accademia svedese ad assegnare il Nobel al grande scrittore e patriota norvegese

FONTE: https://www.barbadillo.it/98936-torna-in-libreria-il-capolavoro-di-knut-hamsun-i-frutti-della-terra/

“Per il suo monumentale lavoro I frutti della terra”. Con questa motivazione l’Accademia Svedese assegnò a Knut Hamsun nel 1920 il premio Nobel per la letteratura.

Il romanzo “I frutti della terra” (Markens Grøde il titolo originale del 1917) è un’epopea familiare, un racconto epico, nella sua grandezza, nel ritmo incalzante, nel suo calmo e costante progredire, nella sua vasta e intima umanità.

Pubblicato in Italia per la prima volta nel 1945 da ELI, con il titolo – in verità tradotto piuttosto liberamente – “Il risveglio della terra”, torna ora alle stampe per i tipi del Centro librario Occidente di Palermo.

Il romanzo “I frutti della terra”

E’ la storia della vita di un uomo nella natura selvaggia e incontaminata del Nordland, tra le foreste, i fiordi, e le alte scogliere a picco sul mare, attraverso la genesi e lo sviluppo graduale di una fattoria, che diviene centro unitario dell’umanità, microcosmo di un mondo arcaico e utopico fatto di fede nella terra e nel sangue. Nella severa, ma amorevole, alleanza tra la Natura e l’Uomo, che la affronta e combatte da solo, ma confidando anche in se stessa.

Scritto nello stile popolare del nuovo realismo norvegese, un movimento nato all’inizio del XX secolo, il romanzo esemplifica l’avversione di Hamsun alla modernità e l’inclinazione al primitivismo e allo stile di vita agreste.

Il romanzo esprime la filosofia del ritorno alla natura, alla vita contadina, ai valori rurali autentici rispetto a quelli della società industriale, mostrando una profonda repulsione per la modernità e dimostrando che invece la realizzazione dell’uomo sta nel rapporto con la terra.  

Harald Hjärne, presidente del Comitato per il Nobel dell’Accademia svedese, nella prolusione alla cerimonia di consegna del premio disse allora che “Il racconto di Hamsun è un’epopea del lavoro a cui l’autore ha dato linee monumentali. Proprio come il poeta contadino Esiodo descriveva le fatiche del campo, così Hamsun ha posto in primo piano nella sua opera l’operaio ideale, che dedica tutta la sua vita e tutti i suoi poteri per liberare la terra e trionfare sugli ostacoli con cui gli uomini e le forze della natura si confrontano tra loro”.

Da Hamsun, cinquant’anni prima di un’altra grande saga letteraria familiare, i “Cent’anni di solitudine” di García Márquez, sgorga un racconto generazionale dal tono narrativo epico.

Attraverso l’originalità della trama e dello stile, il libro ha trovato negli anni una favorevole accoglienza in molti paesi, amato da Hemingway a Thomas Mann, da Franz Kafka per giungere fino a Mark Knopfler.

In Italia ha avuto fortuna attraverso il suo primo racconto autobiografico “Fame”, del 1890, e per la sua ultima opera, del 1948, “Io traditore”, ripubblicata qualche anno fa con il titolo meno evocativo “Per i sentieri dove cresce l’erba”.

Infatti dal 1940, con l’invasione nazista della Norvegia, Hamsun, ottantenne, sostiene con la penna il regime collaborazionista di Quisling, criticando il re e il presidente del parlamento che erano fuggiti all’estero. Scrive diversi articoli sui giornali contro il movimento di resistenza filo britannico e sulla necessità di cooperare con i tedeschi e nel 1943 partecipa in Austria a un congresso di scrittori, organizzato da Goebbels, in rappresentanza del suo Paese. Infine sul numero del 7 maggio 1945 dell’«Aftenposten» dedica un necrologio alla morte di Hitler, dai toni quasi apologetici. Terminata la guerra è arrestato per tradimento nella sua casa a Nørholm, e davanti al tribunale si assume la responsabilità delle azioni per le quali viene accusato. Ricoverato in ospedale, viene quindi internato in un ospedale psichiatrico con una diagnosi che concludeva che “erano state deteriorate permanentemente le sue facoltà mentali”, da dove uscirà solo nel dicembre 1947, a 89 anni.

La vicenda umana di Hamsun, pur non raggiungendo la tragedicità di quelle di Drieu La Rochelle e di Brasillach, è accostabile a quella non meno drammatica di Céline o di Ezra Pound, che come lui subì l’onta dell’internamento in un manicomio, considerati semplicisticamente artisti troppo ingombranti per poter essere condannati per “collaborazionismo”. 

Vito Orlando

*Knut Hamsun, “I frutti della terra”, Centro librario Occidente, Palermo, 2021, pagine 366, euro 19,00 (richiedibile a francescociulla@hotmail.com)

Lascia una risposta