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MARS ATTACKS!

Come il fake dell’attacco palestinese a Israele rientra in una mentalità diffusa che è alla base anche del ddl Zan

 FONTE: http://www.noreporter.org/index.php/alterview/27736-mars-attacks

La nostra è un’epoca di quaquaraquà con libido forcaiola. Gente priva di coraggio fisico e intellettuale che insegue miraggi di leggi speciali che impongano agli altri di tacere o di espiare.

A questa logica risponde il ddl Zan che pretende d’imporre a tutti una dittatura di pensiero e di comportamento, mettendo fuori legge chiunque dissenta. Per “normalizzare” e imporre “uguaglianza” determina categorie sessuali protette che acquisiscono il diritto di giudicare e di condannare gli altri. 

Il ragionamento che usano a giustificazione del liberticidio è che chi non è d’accordo con il contenuto della legge in realtà nasconde secondi fini, pensa qualcosa di indicibile e quindi va bloccato a monte. O meglio: non ha diritto di cittadinanza, non può parlare, è Untermensch.

Gli Untermenschen della democrazia

Gli stessi argomenti utilizzati per imporre il ddl Zan vengono impiegati per tacitare la verità su quanto sta accadendo a Gaza.

I palestinesi vengono bollati come terroristi e come islamisti e Israele viene descritto come “sotto attacco”. Un attacco che ha il diritto di respingere perché i palestinesi vorrebbero “cancellarlo dalla cartina geografica”.

Chiunque obietti è antisemita, terrorista, amico dei terroristi e via dicendo. Così come chi s’oppone alla legge speciale Zan è omofobo.

Le etichette sono belle e pronte per inchiodare gli  Untermenschen della democrazia e perché sia vietato non solo il confronto delle opinioni, ma anche l’uso del cervello.

L’abitudine di tutti a travisare la realtà

Non ho alcuna intenzione di convincere nessuno sulla parte che la sua dignità di uomo lo dovrebbe indurre a sostenere, in quanto non sono gli argomenti a far cambiare idea: la gente aderisce ad una causa perché avvinta, sedotta, o per affinità elettive. Sicché se qualcuno, per ragioni sue, si sente di stare dalla parte dell’aggressore lo comprendo. Non è vero, benché tutti facciano finta di crederlo, che generalmente si sta dalla parte di chi subisce l’ingiustizia. Questa è prerogativa dei cavalieri e i cavalieri, che sono ben pochi, non hanno bisogno di argomenti per difendere i più deboli dai prepotenti.

Molti stanno invece per i prepotenti; si dividono in quelli che lo fanno perché si sentono affini a chi usa prepotenza e quelli che invece stanno sempre per il più forte, chiunque esso sia, perché la loro natura meschina non potrebbe altrimenti.

Poiché c’è un’ipocrisia diffusa di cui sembra proprio non si possa fare a meno, presentano comunque la causa che difendono come quella più debole, comunque dell’aggredito, e si esprimono con vittimismo e mistificando la realtà.

Ma a che pro mistificarla invece di avere il coraggio di sostenerla per partito preso?

Se fosse rappresaglia ai razzi palestinesi

Facciamo finta per un attimo che la tesi israeliana fosse quella corretta, ovvero che il massacro dei palestinesi (500 bombardamenti, 83 morti e centinaia di feriti) fosse la giusta risposta ai razzi di Hamas: in questo caso saremmo in presenza di un atto di sproporzionata e cieca rappresaglia. Ricordiamo che per cinque esecuzioni di troppo alle Fosse Ardeatine vennero condannati Kappler e Priebke, ovvero per sproporzione nella rappresaglia. Una sproporzione nettamente inferiore a quella cui assistiamo oggi a Gaza. 

In realtà neppure è corretto parlare di rappresaglia in quanto la miccia non è stata accesa dai palestinesi ma dalle irruzioni israeliane nella Spianata delle Moschee seguita dallo sfratto di intere famiglie palestinesi dalle loro case per insediarvi coloni israeliani.

Un espediente per bloccare il processo a Netanyahu ha fatto partire l’escalation che solo gli ignari, i fanatici e gli individui in malafede possono attribuire ai palestinesi. 

Questo solo per attenerci all’oggettività dei fatti, non alle simpatie o antipatie e neppure al dover di cavaliere di difendere gli oppressi.

Sapete che si tratta di territori occupati?

Per inciso, visto il livello generale di conoscenza della storia e della geografia, rammentiamo che la Striscia di Gaza non appartiene a Israele ma è militarmente occupata, in violazione al Diritto Internazionale, dal 1967. Israele venne costituito nel 1948 a tavolino senza interpellare la popolazione locale. I suoi coloni occuparono molta più terra di quella ricevuta in omaggio dall’Onu, ma i suoi confini vennero comunque riconosciuti; non quelli ulteriormente estesi nel 1967. Se Carter e Sadat riuscirono a far loro restituire il Sinai all’Egitto, le terre palestinesi oggi si dividono in “territori occupati” (tra cui Gerusalemme Est e Striscia di Gaza) e territori annessi, nei quali vivono i cosiddetti arabo-israeliani, cittadini per i quali si applicano codici civili e penali diversi da quelli israeliani puri (insomma una sorta di leggi razziali).

Quello che avviene a Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza non accade quindi in Israele ma in territorio palestinese.

Abbiamo sentito dire da un rappresentante “patriottico e sovranista” al Portico d’Ottavia che gli israeliani hanno comunque diritto di usare la forza in quanto si sono ormai “insediati” nella terra degli altri.

Mi piacerebbe sapere se ritiene che questo argomento si estenda fino a condannare lo scatenamento della seconda guerra mondiale perché i tedeschi si erano collegati all’insediamento tedesco di Danzica che, a dire il vero, era città tedesca da sempre.

Ne dubito…

La convinzione infondata d’Israele in lotta con l’islamismo

Ho esordito dicendo che non avevo intenzione di convincere nessuno, né di parlare di cavalleria, che oggi farebbe demodé, perché siamo evoluti: tutti più furbi e utilitaristici.

Così comprendo che alcuni possano illudersi che Israele sia “l’avamposto dell’Occidente” (brutta parola ma a qualcuno piace) e combatta in prima linea contro il terrorismo islamico.

Ciò è assolutamente privo di fondamento.

In primis perché la causa palestinese non è musulmana ma nazionale e molti palestinesi sono cristiani.

In secundis perché sia il salafismo che il terrorismo islamico sono stati ideati e attivati dagli apparati occidentali che hanno supplito tramite loro al vuoto lasciato sullo scacchiere dal comunismo in disarmo. Lo “scontro di civiltà” di Huntignton a metà anni ’90 ha preso il posto della “guerra fredda” nella macro strategia della tensione.

In tertiis perché né i salafiti, né l’Isis, né Al Qaeda, né il primigenio Fis hanno mai colpito un obiettivo israeliano ma principalmente obiettivi arabi, in regimi socialnazionali e dialoganti con l’Europa (Iraq, Siria, Libia, Algeria, Egitto).

Infine perché i finanziatori delle schegge islamiste, oltra alla City di Londra che ci mette parecchio di suo, sono governi alleati degli Usa e/o d’Israele (Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Turchia).

Chi “sceglie” Israele come male minore rispetto alla minaccia islamista è affetto da una coazione a ripetere l’errore del passato, di chi contava sull’ombrello americano per difenderlo dal comunismo quando quest’ultimo era organico al primo che lo utilizzava ai nostri danni.

Accattone

C’è un’altra categoria di fanatici dei bombardamenti israeliani, ed è quella dei pezzenti.

Anche questi sono bipartisan, se non omnipartisan, che mostrano zelo sperando di ottenere in cambio un po’ di considerazione e qualche spintarella.

Si tratta di accattoni, gente che, cercando vanamente padrini ovunque all’estero, a destra si definisce patriota.

Gli americani non se li filano proprio perché stanno benissimo di loro, gli inglesi, abituati a colonizzare il terzo mondo, hanno preso a colonizzare con qualche mediocre influencer i partiti sovranisti che si sono proposti loro con le braghe calate e ora si fanno dettare l’ideologia e i posizionamenti da Londra. A nulla è invece servito fare smaccatamente i putiniani perché i russi hanno le loro reti e i loro referenti da tempo immemore e non hanno bisogno dei parvenus miracolati da Berlusconi. 

Restano gli israeliani:  perché non applaudire sguaiatamente alle loro pulizie etniche dei palestinesi, hai visto mai che così li prendano in considerazione?

Sbagliato anche questo calcolo: c’è la fila e davanti a loro c’è gente che ha molto di più da offrire che lo zelo gratuito che i beneficiari incassano sorridendo ma senza neppure ringraziare. D’altronde è dal 1943 che un certo modo di fare ingenera disprezzo  soprattutto in chi si corteggia senza pudore, com’è naturale che sia.

Ma qui non s’impara mai niente.

Gabriele Adinolfi

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