EUROPANAZIONE

POLITICA

È COLPA DI MUSSOLINI

Perché il 25 aprile è in fondo una data sovranista e cosa c’entra con la psicoanalisi

 FONTE: http://www.noreporter.org/index.php/alterview/27687-2021-04-26-12-02-34

Ogni aprile si assiste alla stessa cagnara che viene definita festa della “liberazione”.

Tralasciamo le obiezioni più scontate sull’unico popolo che festeggia la sconfitta in guerra e cerchiamo di capire le ragioni per le quali una stretta minoranza fanatica e una più ampia fetta di persone intrise di retorica e di banalità continuano a celebrare qualcosa che nessuno sa più cosa sia.

Quante fandonie!

Ci dicono che in quella data un pugno di individui avrebbe condotto l’Italia alla libertà. Il che palesesemente è improprio, visto e considerato che da allora il nostro territorio è cosparso di basi militari straniere e noi, oltre alle nostre terre d’oltremere, abbiamo perso ogni peso nel mondo.

Sono stati invece liberati i partiti politici, vecchi arnesi delle democrazie di classe, ma prima di questa riesumazione di cadaveri la dinamica sociale avveniva direttamente nelle organizzazioni di categoria che partecipavano attivamente alla vita politica italiana e che in seguito lo hanno fatto progressivamente di meno.

C’era la censura? Non più di dopo, anzi! Basti pensare che la rivista comunista La Verità stampava cinquantamila copie a numero e che nessuno dei suoi lettori fu mai infastidito, senza contare che nel 1932 fu offerto asilo politico addirittura a Trotsky.

Si parla di una dittatura feroce e sanguinaria, ma si deve scomodare Matteotti, ovvero un incidente di percorso, per trovare un appiglio prima della guerra civile. Guerra civile in cui il terrorismo e l’offensiva omicida furono indiscutibilmente e regolarmente partigiani.

Una sola giornata di “liberazione” avrebbe contato tanti più assassinati inermi di qualsiasi rappresaglia bellica nell’altro campo.

Le prigioni dell’Italia democratica avrebbero contenuto molti più fascisti di quanti antifascisti furono imprigionati precedentemente. Negli anni settanta poi riuscirono a riempirsi di oltre quattromila detenuti politici.

Insomma si dev’essere ben ignoranti o terribilmente in malafede se si sostiene che il passaggio di consegne tra chi aveva difeso l’Italia dallo straniero sbarcato dal mare, quello che aveva violentato, ucciso, uomini donne e bambini, a chi si era invece aggregato all’invasore per poter emergere, abbia comportato più umanità, più tolleranza e la libertà! È accaduto esattamente l’opposto. Ma, si sa, vae victis, soprattutto quando i vinti sono virtuosi.

Colpa di Mussolini

Tutto questo però oggi è lontano e, siccome la storia la scrivono non i vincitori ma i loro servili scribacchini, è normale che la maggioranza che è ignara, incolta e distratta, a distanza di tempo possa accodarsi alla retorica stucchevole con cui viene contraffatto il ruolo di pochi “cobelligeranti” con il gangsterismo organizzato dipinti come novelli Robin Hood.

La vera domanda è per quale motivo ci sia tanta pervicacia nel festeggiare ancora quel sabbah da parte degli adepti e come mai si scatenò così tanta ferocia in quell’aprile 1945, ad opera spesso di gente che era diventata partigiana a guerra davvero finita.

Direi che è colpa di Mussolini.

A differenza di altri, che amarono e aiutarono la propria gente dall’alto, con paternalismo, come Franco e Salazar, egli intendeva davvero innalzarlo.

Quando a inizio guerra la nostra flotta, tradita, venne in gran parte distrutta nel porto di Taranto, pretese di spiegare chiaramente la portata del disastro perché riteneva che il popolo italiano fosse maturo per la verità. Lo volle sempre maturo, dignitoso, partecipativo e responsabile.

Più avanti avrebbe dovuto sostenere con amarezza che governare gli italiani è inutile, e aveva ragione.

Voleva che prendessimo in mano, romanamente, i nostri destini. Alla disastrosa impresa greca fece accodare, a calci nel culo, i gerarchi che pretendevano minimizzare: quell’affronto gettò le basi del 25 luglio.

Non voleva godere del potere ma utilizzarlo per rieducare alla dignità e alla responsabilità: come Prometeo volle dare il fuoco agli uomini che, invece, chiedevano solo un caminetto.

Gli italiani 

da secoli sono abituati a dialogare con il padrone e l’invasore di turno, ci trattano, mercanteggiano, vogliono strappare utili e prebende e, soprattutto, mai mettersi a rischiare per niente. Un sostrato filosofico ormai invecchiato e sornione fa sì che richiedano qualcuno che si occupi di loro, che risolva i loro problemi e se non li risolve sia il colpevole al posto loro. Così fu per la Dc e così è per la Ue.

Il clima, la geografia e la presenza del Vaticano, li hanno sempre dotati di condizioni  ottimali da sfruttare senza fatica. L’assistenzialismo si è aggiunto a peggiorare le cose.

Mussolini li voleva attori, indipendenti, dignitosi.

E peggio fecero tutti quei volontari, oltre mezzo milione (un’autentica marea!) che ripresero le armi nel 1943 a guerra perduta e che gli altri non potevano non odiare perché rappresentavano la loro cattiva coscienza, dimostravano che si poteva essere uomini, fedeli nell’onore al di là dei calcoli.

Una festa sovranista

Contro tutto questo il sabbah. Come si permetteva certa gente di dare un esempio e di dimostrare che si può vivere eretti, leali, fedeli, onesti e corretti?

Come pretendeva di sollecitare dignità e responsabilità invece di una sottomissione a uomini potenti e ricchi che avrebbero elargito di che vivere soddisfacentemente agli individui che non vogliono impegni, sfide e doveri?

Tutti questi avevano bisogno di una liberazione psicoanalitica delle viscere dalla dipendenza al cuore e al cervello. In questo liberazione fu e lo fu in modo tipicamente italiano.

Se esistono date che si possono definire sovraniste in questo paese sono proprio il 25 aprile, il 25 luglio e l’8 settembre perché esprimono la specificità italiana così com’è, senza l’intervento tradizionale e rivoluzionario di chi la vuol trasformare in italica e romana.

Fanno bene a festeggiare, lo dovrebbero fare anche molti di quelli che si credono dall’altra parte.

Gabriele Adinolfi

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