KULTURA

BOMBARDIERI SU DRESDA

“Bombardieri su Dresda, sono venuti di notte, lanciano bombe nel vuoto; bombardieri su Dresda, portano morte, miseria e sofferenza; bombardieri su Dresda, i bambini che urlano, ma loro continuavano ad arrivare e a lanciare bombe nel vuoto, bombardieri su Dresda…” sono queste le tristissime parole della toccante canzone del gruppo musicale tedesco Sleipnir, la quale si intitola appunto: “Bomber uber Dresden”, “Bombardieri sopra Dresda”. Ho voluto iniziare l’articolo servendomi di queste parole perché secondo me in tre righe riassumono, purtroppo molto bene, tutto ciò che questa città ha vissuto quella notte del 13 Febbraio 1945.

Dresda, oltre ad essere secondo molti la più bella città della Germania, era anche uno dei centri più affascinanti e romantici d’Europa; taverne, birrerie, scorci antichi e le tante casette di legno la riportavano nel medioevo gotico, e per il fatto che includesse forme d’arte come il barocco e il rococò le fu consegnato il nome di “Firenze del Nord”.

Era una città con un’intensa vita culturale e del tutto priva di industrie primarie; questo fece si che molte persone, soprattutto donne, vecchi e bambini potessero essere totalmente al sicuro in una città priva di obiettivi militari e quindi lontani da ogni tipo di bombardamento.

Mancavano pochi mesi alla fine della guerra, i russi comunisti da una parte e gli alleati democratici dall’altra avevano ormai occupato la nostra Europa e dunque qualsiasi tipo di intervento militare sarebbe stato una gratuita azione di ignoranza, crudeltà e ferocia ai danni del Vecchio Continente. Ma in questo caso, come in moltissimi altri, il motivo che li spingeva era soprattutto l’invidia. Sì l’invidia degli anglo-americani nei confronti della nostra Terra Europea. Un’invidia che bruciava dentro e che ancora oggi non smette di ardere. La nostra cultura millenaria, i nostri popoli, i nostri eroi, le nostre città-gioiello, la nostra arte, la nostra musica, il nostro stile di vita, il nostro ideale, le nostre radici, la possibilità che si potesse creare finalmente un impero, un’Europa finalmente unita e in pace, questo non poteva essere accettato. Ecco perché la paura e l’invidia, ecco perché decisero di radere al suolo tutto, ecco perché decisero di cancellare e distruggere senza alcuna pietà moltissime città come Dresda.

Era il 13 Febbraio del ’45, precisamente un giovedì sera, ore 21.51, le sirene anti-aeree suonarono all’impazzata, ma in molti pensarono che, come 5 anni prima, fosse un falso allarme, e poi chi poteva lanciare palle di fuoco su una città-gioiello come Dresda!? Purtroppo chi era capace di tutto ciò esisteva e dieci minuti dopo dal suono delle sirene cadde sulla città una tempesta di fuoco che non aveva mai avuto eguali nella storia. In circa 16 ore, l’aviazione britannica (Royal Air Force) e quella americana ( United States Air Force), sganciarono 4.500 tonnellate di bombe, uccidendo circa 135.000 persone molte delle quali donne, anziani e bambini e radendo al suolo l’intero centro storico con tutto il suo bagaglio artistico.

I bombardamenti andarono avanti per due giorni e due notti.

Donne che stavano in ospedale in attesa di partorire furono costrette per la disperazione a lanciarsi dalle finestre con i loro bambini ancora attaccati al cordone ombelicale; i tedeschi, trasformati in torce umane, correvano disperatamente in cerca di fontane, stagni, laghi, ma erano bombe al fosforo e dunque continuavano a bruciare anche nell’acqua.

A guidare l’attacco fu il più famoso comandante dell’aviazione britannica, Arthur Travers Harris, soprannominato “Harris il Macellaio”, riferito proprio al suo grande gusto per lo sterminio. Nel 1946 Harris divenne “Maresciallo dell’Aria” e nel ’53 fu invitato da Churchill a ricevere il titolo di Baronetto. Secondo stime molto attendibili, proprio perché fatte dagli stessi assassini, Harris, con le sue bombe, uccise più di 500.000 tedeschi! Lui stesso, alla fine dell’olocausto di Dresda, affermò: Dresda? Un luogo con questo nome non esiste più”!

Riporto qui alcune informazioni prese da più siti e confermate da storici e studiosi moderni:

delle 28.410 case del centro di Dresda, 24.866 furono distrutte. Un’area di 15 chilometri quadrati fu rasa al suolo (includeva 14.000 case, 72 scuole, 22 ospedali,19 chiese, 5 teatri, 50 edifici bancari e assicurativi, 31 magazzini, 31 alberghi, 62 edifici amministrativi, industrie, e altre costruzioni). Dei 222.000 appartamenti della città: 75.000 furono completamente distrutti, 11.000 gravemente danneggiati, 7.000 danneggiati, 81.000 leggermente danneggiati.

Secondo alcuni storici, ovviamente coloro che vogliono negare questo vero e proprio Olocausto, una valutazione verosimile è fra 25.000 e 35.000 morti; ma questi dati furono subito smentiti. Uno dei membri del “comitato Bauzen” (un’associazione di ex-prigionieri politici della DDR), Erhard Mundra, scrisse sul quotidiano Die Welt (in data: 12.2.1995, a p. 8) che: “secondo l’ex funzionario del distretto militare di Dresda, nonché tenente colonnello in pensione del Bundeswehr, D. Matthes, 35.000 vittime furono identificate con certezza, e altre 50.000 vennero parzialmente identificate, mentre ulteriori 168.000 non poterono essere identificate”. Molti altri confermarono questa tesi.

La città di Dresda fu nuovamente bombardata per altre due volte: il 2 Marzo con 1000 tonnellate di bombe incendiarie e il 17 Aprile con altre 1554 tonnellate. A causa di un “errore” da parte dei vili Yankee fu bombardata anche Praga, città non lontana da Dresda, ma sempre a qualche centinaio di chilometri di distanza.

Torniamo però a qualche anno prima, precisamente al 3 Settembre del 1939, quando l’Inghilterra dichiarò guerra al Reich e solo due giorni dopo diede l’ordine immediato di iniziare i bombardamenti a tappeto.

Il primo attacco della Lutwaffe, sulla città di Coventry (importante centro militare), avvenne il 15 novembre del 1940.

Altra data di una certa rilevanza fu il 10 Maggio 1941, quando Rudolf Hess, conosciuto come il “Delfino di Hitler”, decise di raggiungere la Scozia con il suo Messerschmitt 110, paracadutandosi sul villaggio di Eaglesham; viene immediatamente catturato, e dopo aver parlato con il duca di Hamilton, fu fatto prigioniero.

Il piano segreto di Hess era di stringere un accordo di pace tra la Gran Bretagna e l’Impero facendo dunque cessare il conflitto. Questo accordo avrebbe permesso dunque di far fronte ad un unico nemico senza guardarsi le spalle. Hess, come anche Hitler, non voleva una guerra europea. Non aveva nessuna intenzione di attaccare l’Inghilterra ma fu proprio il ruolo dell’Inghilterra a cambiare le carte in gioco e l’esito della guerra.

In quel momento l’Inghilterra era priva di esercito e di impianti aeroportuali,,dunque facile da invadere, ma Hitler non pensò mai ad un attacco. Anzi, il 24 Maggio, da Charleville, diede l’ordine di non attaccare i 338.000 inglesi sbarcati in aiuto dei francesi dando così loro la possibilità di ritirarsi nella propria isola. Secondo molti, tra questi i suoi generali, fu il più grande errore di Hitler, ma più che un errore fu una decisione razionale e voluta.

 “Dovete capire che questa guerra non è contro Hitler o contro il nazionalsocialismo, ma contro la forza del popolo tedesco, che deve essere stroncato una volta per tutte, a prescindere che sia nelle mani di Hitler o di un gesuita”. (Emrys Hughes, Winston Churchill – His Career in War and Peace, p. 145.)

  1. Neromonterosa

    Le bombe al fosforo su Dresda, solo bombardamenti terroristici per piegare la resistenza Europea. Disgusto per i “liberatori”

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