EUROPANAZIONE

SPIRITO ANTIMODERNO

SUGLI UOMINI, GLI DEI E LA TRADIZIONE

Con questo articolo cercheremo brevemente di porre in luce principalmente due punti fondamentali che ci stanno a cuore riguardanti alcuni aspetti della Tradizione. 

Il primo è che il mondo antico-classico ignorò nel suo aspetto più elevato la ‘fede’ in senso corrente moderno. La religiosità degli antichi permeava difatti l’intera esistenza senza eccezione alcuna escludendo quelli che sono sentimentalismi e attaccamenti di una natura bassa e legata più all’ethos che a valori spirituali superiori e Virili e basandosi quindi su una reale ed effettiva presenza delle forze Divine in questa diversa dimensione che è l’esperienza umana.

Negare queste forze significa chiudere tutte le porte che conducono ai Cieli ed impedire quindi una rinascita spirituale che è cosa una con la rivoluzione culturale e sociale auspicabile e prossima.

Noi non dobbiamo ‘credere’, dobbiamo piuttosto ‘sentire’ che determinate forze agiscono impercettibilmente in ogni azione della nostra esistenza esprimendosi in uno scambio che rende comunque libero di scelta l’uomo in ogni attimo della propria vita.

Il secondo punto è strettamente legato al primo perchè concerne l’idea di una unità originaria di Dei e uomini: ‘due stirpi, uno stesso sangue’ insegnava giustamente Esiodo. Per gli antichi gli Dei guardano agli uomini, partecipano a feste – guerre – rituali, e rinsaldano nella buona e cattiva sorte gli antichi patti stipulati attraverso Fuoco e Sangue.

Queste entità appaiono sempre e comunque presenti e questo lo possiamo percepire e riscoprire giorno per giorno in quanto va sempre riecheggiando in noi quel richiamo spirituale da troppo tempo ormai sopito sotto larve di false personalità e di religioni da schiavi che impediscono di innalzarci verso l’Olimpo, dimora celeste dei nostri avi.

Nella Religione (termine se vogliamo non propriamente esatto o perlomeno discutibile) dei Romani ad esempio vi è una volontà di catarsi eroica, di affermazione realistica e di disciplina intesa come forza pura e creatrice del cosmos, di una visione chiara e luminosa che vuole ed ottiene in quanto espressione stessa della volontà di potenza messa in contrapposizione a ciò che è invece puramente istintivo, animico e naturalistico, legato ad una visione della vita limitata ad una mera sopravvivenza, a barlumi di credenza.

Trionfa nel concetto spirituale romano virile e trascendente la forma intesa come stile, come gerarchia, in direzione di un infinito che pervade completamente la vita e diventa in aristotelica maniera il motore immobile e centro dell’uomo e dell’universo intero, universo che muta eppure resta fermo se costantemente centrato nel Sè assoluto.

La vita interiore dell’uomo – ci insegnano gli antichi  – sarebbe dunque teatro di un duro conflitto quotidiano che scaturisce dalle difficoltà in cui egli si dibatte di fronte all’eterna domanda: “io chi sono veramente?”.

La reminescenza di questa ancestrale chiamata riemerge nel corso dei secoli attraverso simboli e richiami che periodicamente si stagliano sopra i grezzi desideri umani di cantori del progressismo e del culto del divenire.

L’essenza della Romanità è un mistero augusto delle origini,un quadro cangiante di una forza evocatoria che non è un anacronistico concetto storico bensì assume il ruolo di archetipo vivente e metafisico che oltrepassa i semplici valori umani e si muta in una estetica azione di Lotta e Vittoria.

In questo mondo regnano potenze inesorabili, sono figure divine che spiccano al di sopra di un mondo costituito da tensioni spirituali solari ed olimpiche e che agiscono inesorabilmente sul destino di tutti gli esseri e della terra stessa.

Questi paesaggi astrali però non sono rintracciabili da tutti gli uomini poichè vige una legge della conoscenza che non è mai casuale ma è parte essa stessa di quello che è il nostro vero cammino verso la comprensione della Tradizione. Determinati simboli della grandezza romana come ascia, lupo ed aquila si elevano ad esempio illuminante e congiungono il retaggio spirituale romano a quello nordico ed iperboreo tendendo un filo invisibile ed indivisibile tra differenti popolazioni unite da uno stesso ceppo indoeuropeo e quindi spirituale.

Da questi vortici di altezze imperiose di conoscenza nascono e fioriscono mos maiorum e leges romani; sono pietre miliari di quel diritto romano innalzatosi ad adamantino esempio in tutto il mondo: essi aiutano a rispondere a parecchie domande attraverso lo studio e lo sviluppo di questo modello superiore di civiltà.  Mos maiorum e leges ci lasciano detto che il popolo romano mostrava forte riluttanza all’emanazione di leggi scritte in quanto riteneva che ‘il popolo del diritto non fosse il popolo della legge’. Era cosa conosciuta a Roma infatti che nel momento in cui fosse stato necessario trasporre tutto in una legge scritta l’uomo poco dignitosamente avrebbe ammesso sconfitto, di non saper più riuscire a rispettare in maniera verbale la parola dei Padri.

La conoscenza infatti non è uno studio fine a sé stesso come ci viene fatto credere ma è una consuetudine tramandata da padre in figlio, da maestro a discepolo, da simile a simile. Essa forgiava non solo la cultura intesa modernamente ma formazione morale e spirituale che coincidevano con i valori educativi degli antenati.

La vita permeata da ciò era intesa quindi come ‘pia’ perchè aderente a principi superiori e non solo puramente morali: quando ciò ha luogo possiamo parlare veramente di TRADIZIONE (latino Tra-ditio cioè passare, lasciare).

Aristotele soleva dire che nel libero ripetersi dello stesso modo di agire si determina la stabile propensione di adesione al medesimo…

Compito quindi ferreo è percepire in ogni istante della propria vita la reale presenza di Forze che agiscono in maniera costante sul e nell’uomo secondo il suo sentire e volere e che chiamate in rettitudine, distacco e impersonalità si muovono direzionandolo verso quell’aspetto celeste cui egli anela ed a cui è inesorabilmente destinato.

IL mos maiorum è anche e soprattutto una comune visione dell’esistenza, uomini che si ritrovano perchè destinati a farlo, che intendono sottilmente la vita in militia super-terram come una missione da compiere perchè qui è solo un tramite  – qui infine è solo un passaggio.

Possiamo dunque concludere che per vincere su noi stessi e sul mondo dell’apparenza materiale è necessario il passaggio ad una comunità di esseri che sono ciò che sono (cit.Evola), senza fronzoli ed inganni, senza distanze e artefizi, rispolverando dai retaggi dell’età aurea quel sentire, quel Mos che tutti noi unisce e rende partecipi di un mito che da leggenda tornerà presto realtà, perchè comunque e dovunque lo Spirito è ineluttabilmente destinato a vincere e trionfare sulla materia.

“di la dal ghiaccio – dal nord, dalla morte – c’è la nostra vita, la nostra gioia…” Nietzsche

  1. NeroMonterosa

    Il legame con il Sacro indissolubile, l’Uomo e il Sacro uniti in una ruota solare eterna

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