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DROGA, CLINICA O POLITICA? NO CONTROLLO DELLE MASSE

L’interessante articolo di Alessandro Autiero sulla droga mi da lo spunto per una lettura differente del fenomeno che, alla luce di quanto avviene oggi, è quanto mai pungente.

Il DSM V (Manuale diagnostico statistico delle malattie mentali) ha ridefinito la classificazione clinica creando una macro categoria denominata Disturbo da uso di sostanze, con dieci sotto categorie relative al tipo di sostanza.

La dipendenza dalle droghe è una patologia assolutamente precisa, con sintomi, trattamenti e prognosi scientificamente definiti e condivisi da tutta la comunità scientifica.

Semplificando, la persona affetta da questa patologia perde completamente il controllo di se stesso e la ricerca e l’assunzione della sostanza diviene l’unico scopo. La mancanza della sostanza provoca la cosiddetta “astinenza” che può essere fisica o mentale. Le crisi di astinenza da alcool sono le uniche che possono provocare la morte del paziente.

L’approccio quindi non può essere che clinico, come per tutte le patologie che affliggono l’essere umano. Ed è qui che il ragionamento ci porta ad una semplice domanda. Perchè l’approccio dello stato è sostanzialmente “politico/culturale”?

Le risposte possibili o meglio plausibili sono due.

La prima è che l’uso di droghe rende l’individuo completamente asservito alla sostanza, pertanto l’unico scopo diviene quello di procurarsela ad ogni costo. Tale bisogno è così forte che tutto passa in secondo piano, tutto diviene irrilevante se non nemico, in quanto ostacola la ricerca e l’ottenimento della sostanza. E’ palese che queste persone si disinteressano totalmente della società e dei suoi problemi, quindi innocue per il potere.

La seconda è molto più sottile, ma a mio giudizio, molto più devastante. Il mischiare la clinica con la politica significa dare risposte politiche ad una malattia adottando il più ampio ventaglio di risposte da utilizzare in relazione al targhet che si vuole colpire. Questo permette al potere di utilizzare una patologia per meglio controllare le masse utilizzando di volta in volta diverse leve che vanno dal controllo sociale al controllo sanitario, dal dibattito sulla liberalizzazione al dibattito sulla penalizzazione del consumo. Ed il tutto condito dal ritornello che qualunque soluzione è per il bene delle masse.

Le considerazioni finali sono chiare per chi vuole utilizzare il proprio cervello. Trattare politicamente il problema droga è stato un banco di sperimentazione eccezionale per decenni, e le risposte ottenute sono state applicate, in modo ottimale, alla gestione del COVID19. La follia di trattare una patologia secondo l’ideologia ha provocato migliaia di morti, drammi familiari devastanti. Ma tutto questo è per il bene delle masse, che tradotto correttamente significa “per il controllo delle masse”

Quando lo capiremo potremo forse iniziare a riappropriarci di noi stessi.

Luca di Como

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