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SOLDI UE. CIPESS, PRODI, CONTE E IL TAPPO DEL VINO

FONTE: https://internettuale.net/4327/soldi-ue-cipess-prodi-conte-e-il-tappo-del-vino

Spuntano come funghi dopo l’acquazzone. Chi? Quelli che sentono forte il profumo dei quattrini da spendere grazie alla tanto vituperata Unione Europea. Sono soldi facili, soldi a disposizione dei più attrezzati a spenderli, soldi che, soprattutto, portano consenso/voti. Il presidente del Consiglio nonché avvocato del popolo Giuseppe Conte ha subito provato a metterci le mani inventando uno strumento extraparlamentare dipendente da lui. Non gli pareva vero, al compassato nonché fragrante Conte, di acciuffare un potentissimo, trattandosi di soldi, bastone di comando; ma è stato colto in flagrante e stoppato altrettanto velocemente dai suoi alleati e compagni di cordata. Il fatto è che Conte è, al momento, l’unico uomo possibile (non l’uomo di cui l’Italia avrebbe bisogno) incolore al punto da fare anello di congiunzione tra le forze governative. Esibisce un comportamento british nascondendo e tradendo l’origine pugliese. Il grado di stabilità del governo che presiede è analogo all’equilibrio di due forchette infilate nel tappo del vino. Se bene infilate, consentono di tenere il tappo in equilibrio sulla punta di uno stuzzicadenti.

È sufficiente che l’amico-nemico Matteo Renzi (minoranza nella minoranza) minacci tuoni e fulmini perché i media lancino allarmi sulla caduta di Conte&soci. In proposito, non tutti ricordano che i sostenitori delle varie riforme elettorali succedutesi all’insegna del maggioritario strillavano che mai più un partitino con percentuali da prefisso telefonico avrebbe potuto ricattare un governo. Ricorreva sovente l’esempio di Giovanni Spadolini, presidente del Consiglio in rappresentanza del Partito repubblicano italiano, il mini-partito della maggioranza di governo. Per quanto Spadolini fosse un esibizionista (per scoprirlo bastava leggere la sua nota scritta per la Navicella, l’annuario dei parlamentari) e un saccente presuntuoso, perlomeno aveva qualità politiche, delle quali il povero Conte (come tanti altri suoi compagnucci di merenda) è assolutamente sprovvisto. Una persona di dubbio livello per una funzione ambigua già nella definizione “santificata” dalla Costituzione.

La lunga digressione introduce un altro personaggio surrogato se confrontato, per esempio, a un Alberto Beneduce. L’affossatore dell’IRI è un montarozzo (nell’accezione pasoliniana) a fronte del Monte Bianco che fu il fondatore dell’Istituto di Ricostruzione Industriale. L’Italia di oggi dispone soltanto di surrogati, purtroppo. Qualche eccezione la si trova nel campo scientifico-tecnologico, ma per il resto, dalla politica all’arte, dal cinema alla letteratura, è un desolante panorama di mediocrità. Romano Prodi, l’uomo delle sedute spiritiche, è la traduzione delle contraddizioni dell’epoca sua, quando la visione del denaro quale strumento del demonio stava perdendo lo scontro con il liberismo sacerdote della Borsa.

Prodi, dunque, dalle pagine del Corsera ricorda che in Italia esiste il CIPE, Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, che ha tutti i crismi per poter gestire e distribuire i soldi Ue.

In breve, si tratta di un pacchetto (che correttamente il Consiglio d’Europa chiama “Pacchetto per la ripresa dalla COVID-19” https://www.consilium.europa.eu/it/infographics/ngeu-covid-19-recovery-package/ ) di 750 miliardi di euro di sovvenzioni (390 miliardi) e di prestiti (360 miliardi). I criteri di ripartizione delle sovvenzioni attengono alla disoccupazione e al calo del PIL, il Prodotto Interno Lordo in Italia anemico già prima della Covid.

Conte&soci hanno stilato un PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che prevede di spendere 209 miliardi di euro entro il 2026. Una montagna di quattrini e il professor Prodi interviene per dire che non c’è bisogno d’inventarsi cabine di regina e quant’altro perché c’è già il CIPE, che è, come si legge sul sito web, “organo collegiale del governo presieduto dal presidente del Consiglio dei ministri e composto dai ministri con rilevanti competenze in materia di politica economica: è organo di decisione politica in ambito economico e finanziario e svolge funzioni di coordinamento in materia di programmazione della politica economica”.

Tutt’al più, suggerisce il fondatore di Nomisma (una società bolognese di “consulenza strategica”, dice il sito), si potrebbe rafforzare il CIPE con iniezioni di consulenti e specialisti. Insomma, il carrozzone già c’è, si tratterebbe soltanto di gonfiarlo un altro po’.

Segretario del CIPE è il sottosegretario alla presidenza il pentastellato Riccardo Fraccaro, che non è proprio un amico di Prodi e, perciò, l’arrivo di “prodisti” esterni riequilibrerebbe il tappo di vino.

Il CIPE, comunque, è già stato attrezzato per espandersi anche con l’immissione di nuovi “tecnici” pubblici, perché dal prossimo 1° gennaio si chiamerà Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile (CIPESS). La giostra di nomine e ricchi incarichi è pronta. Riuscirà Prodi a salirci sopra? Il teatrino della politica è alquanto monotono in quanto agli interpreti; in compenso, le scene cambiano di continuo.

Giuseppe Spezzaferro