EUROPANAZIONE

HISTORIA MAGISTRA VITAE

MAESTRA INQUISIZIONE. LE PREZIOSE LEZIONI DELLA CHIESA

FONTE: https://internettuale.net/4310/maestra-inquisizione-le-preziose-lezioni-della-chiesa

La delazione, la denuncia il più delle volte anonima, è la fonte primaria delle informazioni per gli organismi addetti al controllo ed alla repressione. Le spiate – per invidia, gelosia, cattiveria… – sono state sempre incentivate. Nei sistemi democratici, il delatore è una persona di grande senso civico e di responsabilità; in quelli autoritari, è sollecitato da punizioni e da premi.

In ambo i tipi di società, chissà perché, lo spione solitamente ama non comparire.

Nel corso della storia, la Chiesa di Roma è stata l’organizzazione che più e meglio di altre ha sfruttato la delazione. Lo ha fatto, ovviamente, per difendere la vera fede dagli assalti del demonio e suoi complici sulla terra.

Leggendo gli editti emanati fino alla metà dell’Ottocento, si possono comprendere altre disposizioni e leggi (basti pensare a quelle contemporanee che impongono la fede in dogmi storici) che soltanto all’apparenza hanno poco che fare con la superstizione.

Prendiamo come esempio l’editto contro gli eretici dell’inquisitore generale Fra Filippo Bertolotti (15 settembre 1841). Con la minaccia della scomunica, comandava di denunciare entro il termine di un mese quelli che «siano eretici o sospetti, o diffamati di eresia, o fautori, o ricettatori, o difensori di essi, o abbiano aderito o aderiscano a’ riti de’ giudei e de’ maomettani, o de’ gentili, o abbiano apostatato dalla S. Cattolica Fede».

E ancora: «Che abbiano fatto o facciano atti dai quali si possa argomentare patto espresso o tacito col demonio esercitando incanti, magie, sortilegi…».

E anche: «Che abbiano tenuto o tenghino occulte conventicole o adunanze in pregiudizio, disprezzo o contro la S. Cattolica Religione». Oggi si minacciano punizioni a chi tenga adunanze in disprezzo dei decreti di Conte & soci.

Onde evitare di invocare il classico “non lo sapevo”, l’Inquisitore in guerra con gli eretici, ingiungeva di affiggere copia dell’editto in «stamperie, librerie, dogane, porte, osterie, locande e botteghe, ed in luogo patente onde possa essere da tutti veduto e letto». Oggi c’è la televisione, organo massimo di verità rivelate. Il martellamento è di tale intensità che anche i ciechi e i sordi non potrebbero giustificarsi con il “non ne sapevo niente”.

All’epoca del pio Fra Filippo, la Chiesa bruciava gli eretici e spediva in Brasile gli oppositori politici. Le regole erano le stesse di quelle imposte dagli odierni mercanti di carne umana: ai deportati erano imposti lavori forzati per ripagare le spese di viaggio, alle ragazze condannate alla prostituzione sottraggono il passaporto fino a ripagare il supergonfiato debito.

A cambiare sono le motivazioni: i preti lo facevano per il bene della chiesa, i neoschiavisti per riempirsi il portafoglio; per il resto non è cambiato alcunché.

Sempre di quel periodo, vale la pena riportare un paio di periodi di una lettera di Lord Palmerston, potentissimo Segretario di Stato per gli Affari Esteri della superpotenza (a quei tempi) britannica.

«Gli abusi che la maggioranza della popolazione meno sopporta – scriveva Palmerston nel 1832 – sono tanto redditizi e convenienti per coloro che detengono il potere, e lo spirito del governo pontificio è così avverso a qualsiasi innovazione che, forse, ci sarebbero voluti gli sforzi congiunti e solleciti di tutti i principali governi europei, per ottenere dal collegio dei cardinali una reale ed efficace riparazione dei torti che il popolo romano lamenta; in ogni caso, è certo che il governo di Roma non cercherà mai verosimilmente di rimuovere il malcontento con miglioramenti, finché può sperare di reprimere l’espressione di questo malcontento con il pronto intervento delle truppe austriache».

Per reprimere il malcontento oggi non c’è bisogno di invocare l’aiuto straniero: in quanto a repressione la repubblica è di un’efficienza sbalorditiva.

Ultima annotazione il Sant’Uffizio non è sparito, gli hanno soltanto cambiato nome: Paolo VI nel 1965 lo ribattezzò Congregazione per la Dottrina della Fede. Luminoso esempio per i governi di questa scassatissima repubblica, i quali ricorrono allo stesso procedimento. Ovviamente, sempre per il bene dell’Italia.

Giuseppe Spezzaferro

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