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QUEL MEFISTOFELICO CANDORE DEL DIAVOLO GEPPO

Negli anni ‘50, in Italia, per fronteggiare il monopolio disneyano nel panorama fumettistico, scesero in campo numerosi editori, disegnatori e sceneggiatori, che diedero vita a personaggi nuovi (all’inizio quasi tutti animali antropomorfi) ma molto simili a quelli che circolavano a Topolinia e Paperopoli. Col tempo, però, gli autori capirono che era necessario creare qualcosa di realmente alternativo e così le edicole si riempirono di fantasiosi personaggi made in Italy come Cucciolo, Tiramolla, Nonna Abelarda, Tarzanetto etc. etc., che puntando soprattutto sull’aspetto umoristico conquistarono una grossa fetta del mercato delle storie a strisce.

Ci piace ricordare in questa rubrica le avventure di Geppo, personaggio ideato da Giulio Chierchini e disegnato inizialmente da Giovan Battista Carpi (che è stato anche uno dei disegnatori di punta della scuderia italiana della Disney.

Geppo (pubblicato inizialmente dall’editore Renato Bianconi nel 1954 sul settimanale “Soldino”, prima di diventare una testata autonoma) è un povero e sfortunato ex angelo, capitato per sbaglio negli antri infernali e arruolato suo malgrado nell’esercito di Satana, che vorrebbe ad ogni costo fare di lui un perfetto satanasso. Geppo, che tra l’altro è anche segretamente innamorato della figlia del “capo”, ce la mette tutta per compiere azioni malvagie, ma il suo animo candido e pasticcione lo conduce inevitabilmente sulla via del bene, suscitando così le ire del re dell’Inferno e degli altri diavoli.

A rendergli ancor più dura la vita ci pensa Salvatore (il serpente tentatore), che approfitta della sua bontà d’animo per giocargli tiri mancini; mentre altra figura fissa del divertente e scanzonato fumetto è il gatto Caligola, che vorrebbe distruggere tutti i topi della Terra e che vede i suoi piani inesorabilmente mandati all’aria dalla disarmante ingenuità del povero Geppo.

Lo scenario in cui si svolgono le “fantozziane” avventure del nostro eroe è quello di un Inferno sotterraneo per niente dissimile dal mondo reale, nel quale la vita è scandita da un’ordinaria routine a guardia dei gironi dei dannati, fatta di orario di lavoro e pause ristoro, intervallata da qualche bieca missione tra gli umani affidatagli direttamente da Satana; missione, inutile dirlo, destinata sempre all’insuccesso.

Davvero ben delineata la figura di Geppo (probabilmente ispirata alla novella di Niccolò Machiavelli “Belfagor, l’Arcidiavolo”), che riesce a trasferire al lettore buon umore, simpatia per lo sfortunato diavoletto e persino umana comprensione per l’eterno cruccio di re Satana, impotente a far fronte al diabolico candore del suo anomalo suddito.

Achille Biele

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