EUROPANAZIONE

SPIRITO ANTIMODERNO

SUL SIMBOLO DELL’ALBERO

E’ di nuovo Natale.

Qualcuno se n’è accorto? La risposta è scontata: si.

Siamo tutti pronti a consumare questo annuale appuntamento con la festività per eccellenza. Tutti pronti a scrutare il calendario così zeppo di macchie rosse ad indicare i giorni di festa nella speranza che ci venga offerto qualche allettante ponte da sfruttare per una gita fuori porta o per il semplice riposo dall’attività lavorativa. Tutto qui.

Ad annunciare l’avvento natalizio all’immaginario collettivo d’altronde non è stato nulla di più nobile della patina meramente commerciale che ne accompagna i sempre più lunghi giorni d’attesa ogni anno che passa. Un’estensione dell’attesa che priva il giorno tanto agognato di quel fascino che il solo mese di dicembre sa concedergli con tutto il suo tenebroso incantesimo a cavallo tra l’autunno e l’inverno.

Già da metà novembre invece le vetrine dei negozi non hanno fatto altro che riempirsi in modo costante di addobbi di Natale, tematica che si è prepotentemente instillata anche nelle pubblicità rendendosi alquanto ripetitiva e scocciante.

Il traffico metropolitano poi, già solitamente snervante, subisce in questo periodo un incremento esponenziale; anche quest’anno sta dando prova del suo fastidio.

Questo è il mercato; queste le sue alchimie, sprezzanti d’ogni riferimento al sacro.

Al Dio che dovrebbe essere custodito nel profondo del proprio cuore con viva adesione spirituale e con rispettosa discrezione, si sostituisce il Dio danaro che manifesta urbi et orbi la profana volgarità di un commercio selvaggio che ha trasformato l’uomo in consumatore bieco.

Il Natale dunque, da espressione di rinascita tradizionalmente ed universalmente intesa tra le varie confessioni religiose del nostro retaggio culturale, sta velocemente degenerando verso un livello di basso evento commerciale su cui si avventano con dirompenza i falchi dell’industria e del libero mercato.

Visione troppo pessimistica? Ebbene, basterebbe chiedere all’uomo medio, al consumatore modello, se conosca meglio il valore degli antichi simboli associati al Natale o magari la modalità di un’offerta commerciale natalizia da parte di una qualsivoglia multinazionale della telefonia. La risposta, nella maggioranza dei casi, sarebbe scontata; l’importanza di ciò che possediamo di assolutamente superfluo è maggiore del coinvolgimento che la cultura del Natale dovrebbe trasmetterci.

Questa degenerazione viene subita dal Natale e in particolare dai suoi simboli. Il simbolo, questo ancestrale ponte visivo che proietta l’uomo, sebbene saldamente ancorato nell’immanenza temporale, verso una dimensione metafisica, altrimenti raggiungibile attraverso concetti razionali. Il simbolo appunto, che associato alla sacralità del Natale non fa che riempire la festività di senso profondo e di riferimenti che risiedono nella notte dei tempi, assume oggi un valore al più folcloristico. Affinché non venga totalmente affossato dalle sabbie della modernità è bene riscoprire ciò che di prezioso si cela dietro questa parola, mostrando innanzitutto un interesse che si nutra della ricerca accademica ma senza consumarsi soltanto in essa.

Quale allora il significato dell’Albero di Natale? 

Fin dai tempi più antichi gli alberi furono considerati come veri e propri simboli sacri, in quanto espressione più tangibile della rigogliosità della natura: l’albero nasce nelle viscere della terra attraverso le radici, le quali lo spingono a fuoriuscire dal terreno, si fortifica col tempo e grazie alla ciclicità delle stagioni ed infine, sebbene saldamente ancorato alla terra in cui affonda le proprie radici, si innalza forte e superbo verso il cielo generatore di vita, come a sancire l’epilogo di un percorso che nasce dalle alchimie per poi ricongiungersi con esse.

Tutte le civiltà convengono nel riporre nell’albero un valore altamente spirituale, benchè alle diverse tipologie di arbusti vengano associati vari significati.

Nell’Europa della mitologia nordica l’abete ricopre un importante elemento simbolico che è stato poi acquisito nel corso dei secoli da tutto il continente come simbolo del Natale. Nei paesi del Nord Europa sono vive antichissime usanze di decorare un “Albero del Paradiso” con fiaccole e nastri colorati, oggetti d’oro e d’argento, pietre preziose, bamboline ed animaletti. Inoltre, in molte antiche culture, si usava porre sopra i cosiddetti “Alberi sacrificali” le offerte dedicate alle divinità: tali alberi venivano successivamente bruciati, affinchè il loro fumo portasse fino in cielo quanto era stato loro offerto.

Tutto questo può essere all’origine dell’Albero di Natale e dello scambio di doni, simbolo della rinascita del Nuovo Anno, di una vita nuova (in natura la morte di ogni albero rappresenta la vita di un albero nuovo).

Da “La Tradizione di Roma” di Julius Evola: “Un tale albero, ricavato da un «sempre verde», cioè da pianta che non muore nell’inverno, pino od abete, riproduce l’arcaico albero della vita o del mondo, che al solstizio d’inverno s’illumina di nuova luce, cosa espressa appunto dalle candelette che lo adornano e che vengono accese in quella data. E i «doni», di cui quell’albero è carico, raffiguravano effettivamente il simbolico «dono di vita» proprio alla forza solare che nasce o rinasce.”

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