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GIORNALISMO. FREELANCE A 400 EURO AL MESE

FONTE: https://internettuale.net/4288/giornalismo-freelance-a-400-euro-al-mese

Più di quattro giornalisti italiani su dieci, rientrano nella categoria freelance (costituita da autonomi e parasubordinati). I dati della terza edizione dell’Osservatorio sul Giornalismo, confermano le profonde e strutturali differenze in termini di reddito tra questi ultimi e i dipendenti; e quindi una condizione del mercato del lavoro “insider–outsider” in cui i lavoratori dipendenti (gli insider) godono di maggiori tutele, mentre le rimanenti categorie di giornalisti (gli outsider) sono costretti a lavorare in condizioni di precarietà e basso reddito.

La precarietà della condizione lavorativa è evidente soprattutto nelle nuove testate (quelle esclusivamente digitali), che raccolgono la gran parte dei giovani professionisti, caratterizzate da un modello organizzativo fondato su una struttura redazionale snella (cd. redazioni flessibili) e un ampio ricorso a collaborazioni occasionali con soggetti freelance.

Alcuni dati: in Italia siamo 35mila attivi (io ancora per poco…), iscritti all’Ordine dei Giornalisti circa 109mila, mentre i giornalisti iscritti all’INPGI circa 59mila. Il 50 % degli autonomi/free-lance, guadagna meno di 5mila euro l’anno !

Per quanto riguarda i lavoratori freelance, la categoria maggiormente in crescita tra i giornalisti, si tratta nel 35,7% dei casi di lavoratori con partita Iva, e nel 23,4% dei casi di lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa. La prestazione occasionale è invece utilizzata come forma di retribuzione dal 31,7% dei professionisti (in forte crescita rispetto al 25,5% rilevato nella scorsa edizione) e la cessione dei diritti d’autore dal 17,7%. Incrociando il dato sulla tipologia di collaborazione con quello sulla fascia di reddito, emerge quanto la prestazione occasionale sia, evidentemente, la forma di collaborazione associata a un minor gettito (nel 74,6% dei casi il giornalista non supera la soglia dei 5.000 euro complessivi l’anno), seguita dalla cessione dei diritti d’autore (nel 42% dei casi coloro che utilizzano tale tipo di pagamento si collocano anch’essi nella fascia di reddito più bassa).

Per quanto riguarda la formazione, il 70% dei giornalisti risulta avere un titolo di studio più elevato del diploma di istruzione secondaria superiore (diploma universitario, laurea triennale, laurea vecchio ordinamento, laurea specialistica, laurea magistrale, master di I o II livello, dottorato di ricerca o Ph.D.), conseguito in Italia o all’estero. Tra i laureati, prevalgono nettamente i titoli di studio umanistici e sociali (complessivamente il 76,3% delle lauree), seguiti dalle scienze giuridiche (circa il 10%), il livello di istruzione dei giornalisti è molto più alto della media della popolazione.

Da un’analisi dell’organizzazione del lavoro, emerge come la maggior parte dei professionisti si trovi in posizione medio-alta nella piramide dell’inquadramento organizzativo (la metà dei giornalisti dipendenti è assunta con i gradi di capo-redattore, inviato o redattore esperto), a fronte di una percentuale piuttosto bassa di collaboratori, corrispondenti e praticanti, figure sostituite evidentemente da professionisti che collaborano con le testate con rapporti di lavoro autonomo o para-subordinato (freelance), che costituiscono il 45% circa dei giornalisti

Risulta pertanto evidente come i freelance, lavorando prevalentemente per redazioni meno strutturate e realtà editoriali più piccole, non abbiano mezzi e strumenti per poter esercitare in maniera compiuta la propria attività professionale, con evidenti ricadute sul prodotto: più pezzi brevi e poco approfonditi, meno inchieste, reportage e analisi e dispendiose in termini di tempo e risorse.

A questo punto, è urgente che vengano presi dei provvedimenti a tutela dei giornalisti precari per vari motivi: economici: sostegno al reddito e per le future pensioni (semmai qualcuno dei freelance ci arriverà…) e sociali: tutti si riempiono la bocca dell’importanza della professione giornalistica e della centralità della qualità dell’informazione e poi il contesto in cui ci troviamo, è altamente drammatico.

Gianluca Rizzante

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