EUROPANAZIONE

HISTORIA MAGISTRA VITAE

IL SOVRANISMO È IL FONDAMENTO DELLA STORIA EUROPEA

Il “sovranismo” è certamente uno dei temi più sentiti in questa delicata fase della storia dell’Unione Europea. Se da un lato rappresenta un’istanza politica molto diffusa in quelle aree dove le politiche economiche e di bilancio comunitarie provocano maggiori proteste, dall’altro è divenuto un argomento che travalica la realtà quotidiana e si innesta nella più astratta idea di Europa Unita e dei modelli politici-giuridici utili a realizzarla. Non a caso, i principali critici di questa posizione sono i cd. “europeisti”, che vedono nei sovranisti un arduo e pericoloso ostacolo ai loro progetti di unificazione totalitaria del continente.

Secondo l’Enciclopedia Larousse, si tratta di una dottrina politica che sostiene la sovranità nazionale da parte di un popolo o stato, in contrapposizione alle istanze e politiche delle organizzazioni internazionali e sovranazionali. La concezione giuridica della sovranità ha a che fare con le funzioni vitali di uno stato (diritto alla guerra, difesa, politica estera, legislazione e giustizia, fisco, politica economica-finanziaria-monetaria), ossia con quelle potestas che un tempo il pensiero politico occidentale attribuiva all’Imperatore o al Re sui suoi sudditi e gli altri soggetti politici interni. Essa rimanda all’indipendentismo politico e alla lotta di un popolo/comunità contro l’assolutismo e l’universalismo, oggi riverberati nel fenomeno del globalismo mentre un tempo erano connessi al totalitarismo. E in questo senso, la storia d’Europa è fatta dei continui processi di emancipazione nei confronti di quelle entità politico-culturali votate invece alla concentrazione, all’omologazione e al dominio supremo, quali erano l’Impero e la Chiesa.

Se prendiamo in esame l’accezione di “sovranità esterna”, ossia di indipendenza politica, militare o economica di uno stato o di una comunità politica insediata stabilmente su di un territorio storico, allora possiamo riconoscere diversi esempi di sovranismo ante litteram in tutta la millenaria storia europea. È il caso, a esempio, delle antiche polis greche in lotta contro l’Impero persiano universalistico e mazdeista, oppure dei regna “nazionali” franchi che cercarono di sottrarsi al centralismo dell’Impero carolingio, fino a raggiungere la piena separazione col Trattato di Verdun dell’843 d.C.. Più avanti, fu la volta dei regni dinastici tardo medievali a cercare l’indipendenza dal Reich tedesco (superiorem non reconosces), cui seguì l’istanza di affermazione degli stati moderni rispetto agli imperi centrali tradizionali, che portò progressivamente alla formazione degli stati europei così come esistono oggi. L’ultima esperienza di lotta per l’indipendenza fu quella dei “paesi dell’est” contro l’URSS (che non a caso li definì “a sovranità limitata”). Si capisce intuitivamente, quindi, come il processo di definizione della sovranità internazionale dei vari popoli che abitano l’Europa abbia condotto alla costituzione dei rispettivi stati e alla loro configurazione politico-giuridica.

Ma anche osservando l’altra accezione di “sovranità interna”, corrispondente grosso modo all’autonomismo, ci si accorge di come la storia d’Europa possa offrire molti esempi in questo senso. A partire dai Grandi Feudatari dell’Impero carolingio e poi dei suoi regni nazionali (vedi sopra), che riuscirono via, via a strappare poteri e giurisdizione crescenti ai rispettivi sovrani, per giungere ai Baroni tedeschi che per tutta l’età medievale diedero filo da torcere al Kaiser, con l’intento di assicurarsi sfere sempre più ampie di autonomia fiscale, politica o militare nei confronti del potere assoluto dell’Imperatore. Stesso discorso può farsi certamente per i Comuni italiani impegnati a difendere le proprie prerogative di comunità politica autonoma nei confronti della predominanza del potere incontrastato del Sovrano universale, in particolare nell’ambito del conflitto fra “guelfi e ghibellini”. Più tardi l’autonomismo divenne il cavallo di battaglia di molte province europee verso i regni sovrani moderni, quali la Catalogna in Spagna, le Fiandre in Belgio, la Corsica in Francia, la Sicilia in Italia, i Länder in Germania, gli stati che formavano la ex-Jugoslavia e ancora il Kosovo in Serbia. Sono tutti esempi della volontà di ottenere maggiore sovranità interna nei riguardi di uno stato costituzionalizzato, che ancora oggi fanno sentire la loro voce e rievocano il passato.

Resta da aggiungere che nella teoria politica, la sovranità militare di uno stato è indicata col termine di “potenza militare”, a intendere la capacità di difendersi autonomamente, a differenza di quegli stati che invece devono dipendere da altri soggetti internazionali o da apposite alleanze militari o che hanno delegato la propria difesa a terzi. Se in passato stati come la Francia, la Spagna o la Danimarca erano considerate potenze militari perfette, oggi ciò non può più dirsi. Sia per la presenza nel mondo di potenze fortissime, numericamente più potenti dei singoli stati europei, sia perché comunque da tempo l’UE ha deciso di voler costruire una propria difesa collettiva gestita con metodo comunitario. Trasformando così tutti gli stati membri in soggetti dipendenti dalla potenza militare complessiva europea. Oppure da quella della NATO, che è la condizione attuale.

Appare naturale, quindi, che nel momento in cui il processo di integrazione europea vuole costituire entità comunitarie che gestiscano a livello superiore quelle che, storicamente, sono state le funzioni vitali e centrali di uno stato, sorgano istanze indipendentiste locali che invece puntano al rispetto della propria sovranità. Perché questa è sempre stata la realtà della tradizione europea e l’istanza principale che, in ultima analisi, ne ha delineato la sua conformazione politica attuale. E poiché la storia europea insegna, si ricordi che ai tentativi di centralizzazione o di omologazione da parte di un potere assoluto centripeto ha sempre fatto seguito un’istanza volta a far rispettare le autonomie locali con valenza centrifuga. E questo processo storico di causa-effetto ha prodotto la configurazione politica dell’Europa odierna.

Quindi, nessuno si stupisca o si indigni per la ricomparsa di movimenti politici di visione sovranista, nazionalista o localista, perché essi fanno parte strutturale dell’antica storia del nostro continente.

Roberto Amati

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