EUROPANAZIONE

ALZO ZERO

ALZO ZERO – la Quarta Rivoluzione industriale

LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Stavolta saremo meno lapidari del solito…ma occorre precisare alcune cose riguardo a posizioni “complottiste” sulla Pandemia che emergono a destra e a sinistra.

Il complottismo tende alla reductio ad unum di quelle che sono le dinamiche economiche e sociali, che hanno comunque anche dei “risvolti” spirituali.

Noi non neghiamo affatto che esistano circoli o lobbies (tra l’altro pubbliche e che pubblicano il loro pensiero) che hanno ambedue le caratteristiche e che influiscono pesantemente sui destini del mondo, ma cerchiamo di inserirle in una logica di sviluppo del capitalismo che, infatti, possiede una sua natura sia materiale che “spirituale”, intesa quest’ultima in senso deteriore e di natura satanica.

Il capitalismo, con l’esplosione della pandemia, ha avuto l’occasione di accelerare una fase, che chiameremo “Quarta Rivoluzione industriale”, forzando i tempi verso la completa digitalizzazione dei processi produttivi, l’intelligenza artificiale, la robotica.

Il capitalismo ha una necessità intrinseca, di natura “ideologica” e materiale, di sviluppare crisi.

Esso è in qualche modo in uno di stato di Rivoluzione Permanente di stampo trotzkista.

Gli Stati, le Religioni e le consuetudini sociali gli sono utili finchè non diventano un ostacolo ad un’ulteriore accelerazione di concentrazione del Capitale.

Oggi, in assenza di guerre mondiali, la pandemia è l’occasione per questa ulteriore accelerazione e ristrutturazione, che prevede due pilastri: la tendenza oligopolista e la riduzione di vincoli legislativi o di welfare statale, che non siano la riduzione ad una mera redistribuzione sotto il profilo dei cosiddetti redditi di cittadinanza, che qualcuno, ONU  in testa, vorrebbe fossero a carattere mondiale.

A questo proposito, ci soccorre l’analisi che faceva Lenin nel 1916 del fenomeno. Nel primo capitolo di “Imperialismo, fase suprema del capitalismo” egli infatti scrive:

«La concentrazione della produzione e del capitale, che ha raggiunto un grado talmente alto di sviluppo da creare i monopoli con funzione decisiva nella vita economica…»

La legge della concentrazione è cosi posta storicamente: 

«Da ciò risulta che la concentrazione, ad un certo punto della sua evoluzione, porta per cosi dire, automaticamente alla soglia del monopolio»

Ma ciò non vuol dire che tutto il processo di concentrazione si sia trasformato in monopolio. Permane come processo in cui l’ineguale sviluppo della concentrazione nei due settori della produzione, nei vari rami industriali e nelle varie aziende, determina il monopolio in alcune di queste e in alcuni rami industriali. 

Lenin precisa:

«Nello stesso tempo i monopoli sorgendo dalla libera concorrenza non la eliminano, ma coesistono, originando cosi una serie di aspre e improvvise contraddizioni di attriti e conflitti»

In altre parole, il processo di concentrazione che ha ineguali gradi di sviluppo nei settori, nei rami di industria e nelle aziende crea il monopolio ed esaspera la concorrenza. Il processo, che per sua natura è internazionale, proietta a livello mondiale le sue aspre e improvvise contraddizioni, i monopoli e la concorrenza esasperata. 

«La possibilità dell’esportazione di capitali e assicurata dal fatto che una serie di paesi arretrati e già attratta nell’orbita del capitalismo mondiale».

Ora, che la crisi in atto stia avviando un’ulteriore fase di concentrazione, ad esempio l’oligopolio, anche in Europa, di 5 o 6 big players per settore che possano reggere la competitività su scala mondiale, è innegabile, così com’è evidente che vi siano “aspre ed improvvise contraddizioni di attriti e conflitti” tra i protagonisti della competizione. 

Quindi scissione nell’unità.

Ma accanto a questo fenomeno, ne esiste un altro necessario a questa fase: l’innovazione di prodotto. 

Questo vuol dire che il ciclo produttivo cambia strumento di produzione: i nuovi “telai” della prima Rivoluzione industriale, oggi si chiamano Digitale e Intelligenza Artificiale .

Questi strumenti, come il telaio, per essere impiegati a pieno regime necessitano di un processo di ristrutturazione di lavori ormai obsoleti, non tanto nel contenuto, quanto nella loro esplicazione strumentale. 

Prendiamo il caso di Amazon: con lo shopping online, non viene meno la vendita al dettaglio in sè, ma viene meno la rete di negozi e botteghe di distribuzione territoriale a favore di una big company digitale. Lo stesso avviene con Netflix al posto dei vecchi cinema. Basta un click sul computer ed il “bene” è tuo.

Per favorire ulteriormente il processo in atto ormai dalla caduta del Muro di Berlino, il ruolo degli Stati liberali, dei partiti e della rappresentanza sindacale, delle religioni, delle limitazioni ideologiche o nazionali, non va abolito (quest’ultime possono sempre tornare utili per il consenso sociale), ma va ridimensionato, reso funzionale e svuotato di ogni residua essenza e contenuto. 

La pandemia, in questo senso, è uno strumento formidabile di consenso sociale forzato, perchè  indotto con la Paura ed il supporto della Scienza, vista e percepita come unico rifugio e ancora di salvezza dal contagio. La stessa Scienza che favorisce l’innovazione di prodotto.

Tornando al quesito iniziale, dunque, il processo è il frutto di menti diaboliche e raffinate oppure è insito nello sviluppo capitalistico così come lo abbiamo descritto?

Probabilmente possiamo concludere con ragionevolezza che esso è la combinazione di tutti e due i fattori, che infatti spesso nella Storia sono andati a braccetto.

REDAZIONE KULTURAEUROPA

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