EUROPANAZIONE

HISTORIA MAGISTRA VITAE

LA REGIONE BALCANICA: “ANTICA MADRE” ESCLUSA DALL’EUROPA

Nell’Unione Europea attuale solo una parte degli stati della penisola balcanica ne sono membri, nonostante quella regione sia stata la culla della civiltà europea preminente.

Narra, infatti, il Mito che le prime popolazioni insediatesi nel nuovo continente Europa, che lentamente emergeva dalle acque e dall’ultima glaciazione, furono gli Ellenici, gli Illiri e i Danubiani. Per le origini di ciascuno, racconta la tradizione culturale di quei luoghi, si deve risalire agli antichi Dèi greci che, direttamente o tramite altre progenie, diedero vita ai mitici fondatori di popoli e città dell’antichità: così, i primi proverrebbero da Elleno, Re di Ftia in Tessaglia, discendente diretto di Prometeo; gli Illiri, invece, erano nella progenie di Poseidone; mentre degli altri non si sa molto se non che erano portatori di una cultura di tipo agricolo e rurale molto antica. In merito all’aspetto etnico, sappiamo però che i Danubiani abitavano il basso corso del Danubio e si dividevano fra Daci, Traci, Misi, Geti, Calcidici e Frigi (provenienti dall’Isauria): tutti nomi che ricorrono nelle antiche province dell’Impero Romano o nelle storiche regioni della zona, avendo costituito regni e civiltà autonome che convivevano con quella ellenica, dalla cui letteratura si raccolgono molte informazioni. Le stesse fonti ci ragguagliano anche sugli Illiri, distribuiti lungo tutta la cordigliera delle Alpi Dinariche e le coste dell’Adriatico, che gli storici usavano dividere in Illiri, Dalmati e Pannoni (ma anche Veneti, Japigi, Dauni e Messapi), quali abitanti delle future rispettive province romane. Gli Elleni erano i più antichi abitanti della Grecia (da cui il nome greco Hellas), nelle regioni storiche di Tessaglia, Etolia e Focide, catalogati in Ioni, Eoli ed Achei, cui si aggiunsero in seguito i Dori (considerati figli di Apollo o di Ercole) dominatori dell’intera Grecia nei secoli a venire, soprattutto durante l’epoca d’oro della civiltà cd. “classica”.

Proprio in Grecia, fra VI e III secoli a.C., si sviluppò quella fondamentale civiltà fondata sul pensiero, sulla politica e sulle arti figurative che ancora oggi sono riferimento e origine della cultura europea e occidentale. Stili architettonici dorici, ionici e corinzi così belli che furono imitati da Roma, sia in età repubblicana che imperiale, e poi continuamente ripresi nell’arte bizantina, rinascimentale e moderna. Lo stesso dicasi per l’immensa eredità della letteratura e delle opere rappresentative greche, che ancora oggi riempiono i musei e i cartelloni stagionali nei principali teatri continentali. E si potrebbe continuare all’infinito, ma vale la pena di evidenziare l’importanza della tradizione greca, illirica e danubiana nella storia politica del continente.

In primo luogo, molte delle dinastie imperiali romane e bizantine erano originarie proprio di quelle regioni e quindi “comandarono” sull’Europa in fieri per secoli, guidandone così il processo evolutivo e di integrazione politica, culturale, religiosa ed economica. Infatti, fu l’Impero Bizantino a raccogliere il testimone della romanitas e ad arricchirla della cultura cristiana ed ellenistica, costituendo un baluardo essenziale da opporre per secoli alle molte invasioni di popoli, culture e religioni di ogni genere provenienti da Oriente e assumendo verso il resto del continente quella speciale connotazione che gli intellettuali del tempo indicarono “faro della civiltà”. Quel blocco di territori che, grosso modo per un millennio, contemplò tutta l’area a sud del Danubio fino alle Alpi Austriache, divenne il fondamento e la continuità della tradizione antico-romana e cristiana in Europa. Finita quell’epopea (con la conquista di Costantinopoli da parte dei turchi, nel 1453 d.C.), il mondo “orientale” finì sotto il giogo del dominio turco-mussulmano, che rappresentò una terribile minaccia per l’Europa cristiana per cinque secoli e terminò con le guerre di indipendenza (cd. “guerre balcaniche”) di Grecia, Serbia, Romania e Bulgaria e infine con la Prima Guerra Mondiale: in quel frangente, riemerse l’altra grande esperienza storica di cui furono maestri gli antichi Greci, ossia la democrazia, che divenne la forma di stato delle nuove entità repubblicane nate dallo scioglimento degli immensi imperi secolari che occupavano l’intera area orientale dell’Europa. Stati sovrani che sorsero all’incirca sui medesimi territori un tempo abitati dalle antiche popolazioni balcaniche, oggi popolati in gran parte da etnie di matrice slava.

Ma tornando al “ricorso storico”, non si può dimenticare che il primo grande Impero europeo fu quello di Alessandro ‘detto il magno’, il sovrano della Macedonia che vantava ascendenza in due grandi eroi dell’antichità greca, ossia Ercole e Achille, e rappresentava pienamente la “grecità” di fronte al nemico storico del tempo, i Persiani. Si vuole intendere con ciò, quel sentimento di libertà (o indipendenza) che i Greci covavano da tempo nei confronti del pericolo barbaro rappresentato dalle civiltà orientali in cui vigeva il Dominus, cui spesso si aggiungeva una presunzione di superiorità nella potenza militare, economia e culturale del tempo. Fu quella miscela di ethos e pathos a consentire le impensabili vittorie militari di Maratona, Salamina e Platea, a cui seguì l’incredibile impresa guidata da Αλεχανδρος  nel conquistare l’intero Impero Persiano e l’antichissimo Regno Egizio, fino a raggiungere i confini del mondo conosciuto. E a fondare la οίκουμένη, quella civiltà onnicomprensiva che costituiva anche un’immensa πολιτεία sottoposta alla medesima legge umana e ad un’unica autorità politica, perseguita nei secoli a venire dagli imperi romano, bizantino e russo e dal Reich cristiano e oggi rappresentata proprio dall’UE.

Le vicende della Seconda Guerra Mondiale e poi della cd. “guerra fredda” divisero quei territori e i popoli orientali dall’Occidente europeo, che nel frattempo si riorganizzava in Stati fondati proprio sui principi essenziali dell’antica tradizione balcanica: la democrazia, la libertà e il commercio. Solo alla fine degli anni ‘80 del XX secolo d.C. quegli Stati sono tornati all’autodeterminazione e all’indipendenza politica, scegliendo di riunirsi ai fratelli europei occidentali, ma solo alcuni di essi sono stati ammessi e integrati nell’UE: dopo la Grecia nel 1986, vi sono entrati la Romania e la Bulgaria nel 2002  e ancora la Croazia nel 2013, mentre ne restano fuori ancora la Serbia, l’Albania, la Macedonia Settentrionale, il Montenegro e la Bosnia-Erzegovina, per motivi che poco hanno a che fare con la civiltà…

Quella civiltà pre-cristiana ispirata al culto dell’Antigua Mater praticato in molte città/isole del mar Egeo, conosciuta anche come “Grande Madre” nelle mitologie indoeuropee di età classica e diffuse in ogni angolo dell’Europa antica, dalla Scandinavia alla penisola iberica, dall’Italia alla Britannia celtica, dalla regione alpina-balcanica a tutta la pianura germano-sarmatica. Le cui tracce sono chiaramente rintracciabili nella Madonna “madre del Dio” cristiano che per duemila anni ha retto le sorti dell’intero continente e che ancora oggi è il simbolo della bandiera dell’Unione Europea.

Roberto Amati

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