EUROPANAZIONE

KULTURA

LA MEGLIO GIOVENTÙ? QUELLA DELL'”ALTRO” ’68

FONTE: https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/meglio-giovent-dell-altro-68-1897582.html

Nel romanzo di Stefano Zecchi “Anime nascoste” protagonista è una generazione emarginata

Dal tempo di Estasi, che uscì con grande successo nel 1993, sino a questo nuovo Anime nascoste (Mondadori, pagg. 264, euro 20) Stefano Zecchi è rimasto fedele al suo progetto: quello di proporre ai lettori un romanzo di idee, forti e controcorrente, in cui si inscrivono esperienze esistenziali paradigmatiche.

In questo romanzo la voce narrante è quella di Lorenzo, un maturo antiquario che vive tra porcellane, mobili, quadri, oggetti muti, rari e preziosi con cui appaga serenamente il proprio desiderio di devoto alla bellezza. Lorenzo è un uomo che, chiuso nella sua realtà e nella sua unica passione, ha per sua ammissione elaborato una tattica dell’anima che è una «morbida non-resistenza» a tutto ciò che la vita gli presenta.

E la vita gli presenta le sue asperità nel campo in cui Lorenzo appare più vulnerabile, quello dei sentimenti. Rompe la sua quasi rassegnata solitudine con Barbara, donna di una bellezza severa, avara di sé, professionalmente affermata, si prende a cuore il figlio che lei ha avuto da un precedente matrimonio come se fosse il suo. Ma basta un incidente del ragazzo in una gara di motocross, attività a cui proprio lui lo ha iniziato, perché l’equilibrio si rompa e il triangolo madre-figlio-padre, il contrasto tra il principio del femminile e quello del maschile mostri la sua intrinseca, ineliminabile drammaticità. Ma è proprio durante la degenza del ragazzo in ospedale che Lorenzo, richiesto di andare a trovare Gloria, suo grande amore di tre decenni prima, nel carcere parigino in cui è rinchiusa, viene all’improvviso risucchiato dal passato…

E qui il romanzo cambia passo, Poteva risolversi in una storia familiare, invece diventa corale, epico, generazionale, con una serie formidabile di osservazioni e di riflessioni sugli anni intorno al Sessantotto, che Zecchi lo ricordo studente austero, ironico, brillantissimo – visse frequentando l’Università Statale di Milano. Dal passato irrompe Venezia, città natale dell’autore, e la dolcezza di una adolescenza pre-sessantottesca, con i primi flirt, le feste da ballo, le ragazze tedesche da sedurre, gli amici che la sanno lunga come Sandro, figlio del padrone di un albergo, che si produce in goliardate come praticare un buco nei muri delle camere perché i compagni di scuola possano assistere, a pagamento, alle performance erotiche dei clienti. In una villa sul Brenta, Lorenzo conosce Antonello, un elegantissimo e tormentato esteta che gli mostra da un balcone la nascita della luna e gli offre da leggere Spengler, Jünger, Heidegger, Guénon, Evola. Il 4 novembre del 1966, con Venezia in balia dell’acqua alta, Lorenzo incontra Gloria: è una epifania, la trova che suona il violino tra fango e devastazioni. La ragazza è bellissima, provocante, esigente, dura. L’autore tratteggia il personaggio con grande adesione: Gloria è festa e follia, estasi e dolore, e Lorenzo ne è soggiogato. La ritrova a Milano, vanno a vivere insieme. Intanto i tempi cambiano burrascosamente. La rivolta studentesca ribalta di colpo tutte le certezze e i valori.

Le pagine del romanzo – in cui balenano personaggi reali della galassia di destra, il dandy Tommaso Staiti di Cuddia, la vittima Sergio Ramelli – mette in scena, attraverso personaggi di invenzione che si incontrano nel collettivo politico organizzato da Gloria, tesi e posizioni riportate con rigorosa precisione documentaria. Gloria, che per avere di che vivere non disdegna di fare ogni tanto la fotomodella, ora è tutta impegnata, e con un fervore crescente, nella sua nuova attività politica. Vuole movimento e rivoluzione: ma non come la parte dominante tra gli studenti, che è di sinistra, operaista, filocomunista, filomaoista. Nel suo collettivo, dove si citano Spengler e Jünger, Carl Schmitt e Pound, e si considera Marcuse un banalizzatore di Guénon, si parla di una battaglia davvero rivoluzionaria, e votata alla sconfitta, quella contro un mondo moderno senza valori, miti, eroi, di cui la sinistra non è che l’ultima compiuta espressione. Tema di enorme portata, ancora oggi. Un’altra data fatidica segna il corso degli eventi raccontati nel romanzo: il 12 dicembre 1969, strage di Piazza Fontana. La lotta diventa violenta, mortale e senza tregua. Lorenzo, allora studente e semplice commesso in un negozio di antiquariato in via Manzoni, vive le vicende all’ombra di Gloria, non prende mai la parola nel collettivo, lascia che tutto fluisca intorno a lui, vive il lutto della perdita della madre, una maestra energica e ironica, a cui è legatissimo, e quello della perdita del fratello Nicola, gaudente e dissipato. Infine, perde Gloria. È entrata in un gruppo armato, Terza Posizione, partecipa a un corteo finito tragicamente con la morte di due poliziotti, ed è costretta alla clandestinità e alla fuga. Lorenzo, in cerca di oblio, emigra a Monaco di Baviera. Al suo ritorno a Milano, dopo anni, trova insediati nei posti di potere più importanti tutti gli ipocriti rivoluzionarti comunisti del Sessantotto. Ma nessuno dei giovani di destra. Neppure uno.

Sono loro le «anime nascoste», le anime perdute, come quella di Gloria, che Lorenzo andrà a trovare in carcere a Parigi, dove scoprirà una sconvolgente verità. Esistenziale, e non politica. Come se la politica avesse lasciato soltanto rovine. È come se la felicità di Lorenzo, forse di ciascuno di noi, si giocasse nel privato rapporto con la bellezza, con l’essere padri, con l’essere figli, con l’essere amanti. Il vero vincente è chi ama? Il romanzo, in cui è profusa tanta intelligenza, tanta cultura, tanta conoscenza della vita, sembra rispondere di sì.

Lascia una risposta