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COCCO BILL, L’IRASCIBILE COWBOY CHE BEVEVA CAMOMILLA NEI SALOON DEL FAR WEST

Nel 1957 fece la sua prima apparizione nelle pagine de “Il Giorno dei Ragazzi” (inserto settimanale del quotidiano “Il Giorno”) uno strampalato e caotico cow boy, al quale venne dato il nome di Cocco Bill.

Il personaggio, ideato e realizzato dal molisano Benito Jacovitti, conquistò presto una grande popolarità e le sue storie comparvero un po’ ovunque, dai quotidiani alle riviste di fumetti, finanche come testimonial di una famosa marca di gelati, per la quale fu prodotto anche un cartone animato che spopolava nei “Carosello” di mamma Rai. Purtroppo non fu invece possibile realizzarne una serie autonoma, probabilmente anche a causa di un certo ostracismo degli editori nei confronti dell’autore, del quale erano note le tendenze politiche di destra.

Cocco Bill, a cavallo del suo intelligentissimo ronzino Trottalemme, scorrazza nel selvaggio Ovest, sempre pronto a tirare cazzotti e i proiettili delle sue colt sulle gengive dei birbaccioni che incontra al suo passaggio. Quale sia il suo reale ruolo nelle storie che vive nessuno lo ha mai ben compreso. Infatti non è uno sceriffo né un federale, nemmeno uno dei tanti lupi solitari che infestavano il vecchio West. Nel suo vagabondare si imbatte in cittadine dai nomi impronunciabili, in animali parlanti e in buontemponi che, non di rado, richiamano nei nomi o nei particolari anatomici personaggi pubblici dell’Italia della prima repubblica.

Cocco Bill, per sua natura, è irascibile, particolarmente permaloso, e sempre pronto a sparare sarcastiche battute o improbabili e personalissimi proverbi del tipo: “Fanno a pugni nel saloon, tanto i magri che i ciccion!” oppure “Se infuriato sta il bisonte, non piazzartici di fronte”. Insomma una vera esplosione di non senso, rafforzata dalla fantasia grafica di Jacovitti con salami parlanti, personaggi con più gambe, vermi col maglioncino e boccheggianti pesci fuor d’acqua.

Insomma, un fumetto gustoso che gioca sulla dissacrazione del genere western e che in qualche modo anticipa l’ondata di film italiani degli anni ’60 ‘70 che vennero definiti “spaghetti-western”.

Benito Jacovitti, che possedeva una personale vena sarcastica, perfezionatasi negli anni nella realizzazione di personaggi come la Signora Carlomagno, Cip l’Arcipoliziotto, Don Pedro Magnapoco o Zorro Kid, era anche riuscito negli anni ‘60 a realizzare, per conto delle edizioni AVE, il primo diario scolastico italiano (il Diario Vitt) legato al mondo del fumetto, solo più tardi imitato dalla Disney e dalla rivista Linus.

Nel maggio del 1997 Sergio Bonelli, dopo una lunga trattativa, riuscì a convincere Jacovitti a pubblicare un esilarante albo a colori inedito delle avventure di Cocco Bill (DIQUAEDILA’); le intenzioni dell’editore erano quelle di farlo diventare un appuntamento fisso in edicola, purtroppo nel dicembre dello stesso anno Benito Jacovitti ci ha lasciati per sempre.

Ma Cocco Bill, l’unico cow boy che nei saloon beveva camomilla per calmare i nervi, con le sue irriverenti battute senza senso e la complicata scenografia un tantino “picassiana” – irresistibile come tutti gli altri personaggi creati dalla matita di Jacovitti – resta in ogni caso una pietra miliare nella storia del fumetto made in Italy.

Achille Biele

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