EUROPANAZIONE

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I RICATTI DI ERDOGAN

La pressione dal confine turco degli immigrati verso la Grecia è palesemente un atto di guerra.

È sicuramente un atto di ostilità verso Atene, ma rientra in una strategia molto più vasta.

La Turchia, come hanno fatto anche la Russia e l’Iran, ha ultimamente guadagnato spazi e potere nelle zone del Vicino Oriente e ciò da quando gli americani, privilegiando ormai gli scenari del Pacifico, hanno ridotto la propria presenza lì  senza che gli europei, divisi e litigiosi, guadagnassero terreno, che hanno anzi perduto.

Ankara, con la sua strategia neo-ottomana, mira a porsi come la protettrice della spada di Maometto. Così in Siria e in Libia sostiene le milizie jihadiste e si propone come potenza di riferimento dei Fratelli Musulmani, soprattutto per destabilizzare l’Egitto.

Per questa ragione l’alleanza con la Russia si è arenata in Siria con la battaglia di Idlib e anche per quel che riguarda la Libia dove ha sbarcato truppe a sostegno del candidato fondamentalista Serraj mentre Mosca, e stavolta anche la Ue, hanno preferito il nazionalista Haftar.

La strategia turca guarda anche ai Balcani e questo l’ha posta in condizioni di attrito con la Russia per le intrusioni in Serbia.

Erdogan intende utilizzare la minaccia terroristica e quella delle ondate migratorie per ricattare l’Europa e per tenere vivi i focolai islamisti nelle sue grandi città.

Si tratta di una minaccia seria anche se sfidare contemporaneamente Russia, Iran, Europa ed Egitto potrebbe essere eccessivo.

Poiché i servizi britannici sono stati tra i primi animatori del fondamentalismo religioso e gli inglesi sono all’origine della nascita dei Fratelli Musulmani, e siccome i loro interessi sono contrapposti a quelli di noi europei, Ankara gode del sostegno di Londra. Sia sul terreno (le armi ai jihadisti sono spesso pervenuti dall’Inghilterra così come copiosi finanziamenti), sia su quello  molto più importante dell’ombrello politico e diplomatico.

Ma la Turchia non è sola. Gode del sostegno britannico, rafforzatosi ultimamente con l’elezione di Boris Johnson, la cui bisnonna era schiava caucasica nell’impero ottomano, che all’indomani della Brexit ha proposto a Erdogan di migliorare ulteriormente i rapporti tra le due nazioni.

Questo ha proiettato i turchi a estendere le influenze anche in Moldavia e in Ucraina in perfetto allineamento con gli inglesi che ad est giocano la strategia della tensione per impedire qualsiasi saladatura russotedesca.
La pressione degli immigrati in Grecia fa parte di tutto questo gioco e non è un fatto isolato.

GABRIELE ADINOLFI

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