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TRUMP IN OSPEDALE. ED ORA?

FONTE: https://electomagazine.it/38921-2/

Terremoto sulla campagna elettorale per le presidenziali americane. Cosa accadrà a solo un mese dal voto?

Il presidente Usa, Donald Trump, risultato positivo al coronavirus, è stato trasferito all’ospedale militare Walter Reed. Secondo fonti della Cnn il presidente presenta già febbre e sintomi tipici del coronavirus. La portavoce della Casa Bianca, Kayleigh McEnany precisa che Trump “si recherà a breve al Walter Reed Hospital a titolo assolutamente cautelare e su raccomandazione del suo medico”. “Il presidente Trump rimane di buon umore, ha sintomi lievi e ha lavorato tutto il giorno”, ha aggiunto ancora la portavoce. “E per i prossimi giorni lavorerà dagli uffici presidenziali del Walter Reed Hospital”.

A base della cura di Trump, per ridurre i sintomi del virus, vi è un farmaco sperimentale, il Regeneron, un cocktail di anticorpi policlonali. In uno studio clinico in fase iniziale su 275 pazienti contagiati con il Covid-19, coloro che avevano ricevuto la terapia sperimentale, sette giorni più tardi avevano livelli di virus più bassi nel sangue rispetto ai pazienti che avevano ricevuto un placebo.

Al presidente USA, oltre un cocktail sperimentale, sono stati somministrati anche integratori alimentari, ovvero zinco e vitamina D, oltre a melatonina, l’aspirina quotidiana, e la famotidina, che è un antiacido.

La Casa Bianca precisa, che non ci sarà un trasferimento di potere ai vertici dell’amministrazione Usa, per i prossimi giorni, Donald Trump, lavorerà dagli uffici presidenziali del Walter Reed Hospital.

Si prevede che Trump dovrà sospendere per almeno due settimane la sua attività pubblica. Probabilmente il Tycoon propenderà ad avviare un’aggressiva comunicazione digitale. Un duro colpo per una campagna elettorale incentrata su un atteggiamento imprudente. Non solo Trump non ha indossato la mascherina, ma non l’ha imposta nemmeno ai suoi collaboratori. Un passo falso che per l’opinione pubblica dimostrerebbe che non è stata prestata abbastanza attenzione su una malattia che, a destra, molti hanno sottovalutato o addirittura negato.

Se il presidente americano dovesse avere delle difficoltà dovute alla malattia, anche per un breve periodo di tempo, il vicepresidente assumerebbe automaticamente la responsabilità di governo. E se Mike Pence ha il coronavirus, si passa alla persona successiva, che in realtà è una democratica: la presidente della Camera Nancy Pelosi. Per il presidente il contagio è una pessima notizia, anche a prescindere dall’età, che lo mette nella categoria più a rischio, nel pieno di una pandemia che ha fatto oltre un milione di morti nel mondo, più di 207mila solo negli Stati Uniti. Il coronavirus non è sparito, non era una banale influenza come sosteneva Trump e se negli Usa la prima ondata non è mai finita, in Europa e molti altri territori del pianeta si combatte per tenere a bada la seconda ondata del virus.

Se Trump dovesse aggravarsi, la questione dovrebbe passare al Comitato nazionale repubblicano, l’organo politico di direzione che coordina la raccolta fondi e di cui fanno parte i deputati con maggiore anzianità e gli ex presidenti, che nel caso più ovvio dovrebbero promuovere il candidato vicepresidente, Mike Pence, alla poltrona più importante del paese. I prossimi due dibattiti previsti nelle prossime quattro settimane potrebbero essere annullati, sostituiti da confronti da remoto.

Tutto appare complicato per Trump, il tema dell’integrità fisica dei presidenti, che fino a oggi Trump ha scagliato contro Joe Biden, considerandolo troppo vecchio per lo Studio Ovale e instillando fino all’altro giorno, con la storia del trasmettitore nelle orecchie, il dubbio che non sia mentalmente lucido, adesso gioca a suo sfavore.

Nessuno può prevedere come la sua positività, e l’eventuale sviluppo della malattia, potrà avere un impatto sulla sua campagna elettorale. Trump potrebbe proporre di rinviare le elezioni a tempi più sicuri. Potrebbe farlo il Congresso, dove tuttavia la Camera è controllata dai democratici, e rimarrebbe comunque l’ostacolo del 20esimo emendamento della Costituzione americana sul nuovo mandato presidenziale improrogabile, fissato al 20 gennaio.

Un paese disorientato, con voti in gran parte per posta, un presidente ricandidato positivo che genera sfiducia. Questo è troppo per gli USA, dopo gli scontri e le manifestazioni di Black Lives Matter e la morte di Ruth Bader Ginsburg. Gli americani non sono solo preoccupati per la pandemia, ma anche per i livelli di disoccupazione. Inoltre la positività al Covid del presidente degli Stati Uniti potrebbe avere un impatto negativo sulle già tese relazioni con Pechino. Fra i molti messaggi di auguri pervenuti all’inquilino della Casa Bianca dai leader dei principali Paesi mondiali, spicca il silenzio di Xi Jinping.

Adele Piazza

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