EUROPANAZIONE

ESTERI E GEOPOLITICA

LE TENSIONI TRA GRECIA E TURCHIA

Nel mondo sono in essere attualmente circa 400 dispute territoriali per la determinazione di confini geografici, sia terrestri che marittimi. In una di queste, la Grecia e la Turchia sono impegnate, sin dagli anni ’70, per il controllo di una zona del Mar Mediterraneo orientale ed in particolar modo quella relativa all’isola di Kastellorizo. 

Un’isola che ha una superficie di 9 km quadrati, conta solo 500 abitanti e fu donata da Benito Mussolini all’allora governo turco, ma che successivamente con il trattato di Parigi del 1947 divenne greca. Quest’ isola, classificata quindi come territorio greco, si trova a due chilometri dalla costa turca, ma a ben 500 chilometri da quella greca. 

La Grecia rivendica di fatto il controllo delle acque antistanti all’isola e come risposta la Turchia ha emesso un divieto di navigazione nella zona, cosicchè poche settimane fa si è rischiato lo scontro armato tra due navi delle opposte marine. 

In realtà, occorre fare alcune considerazioni generali per inquadrare la problematica.

1) Finora non esiste nessun negoziato tra i due paesi, e la questione non è stata nemmeno portata di fronte ad un tribunale internazionale del diritto marittimo.

2) Entrambi i paesi sono membri della Nato e quindi un conflitto armato è pressocchè impossibile.

3) I veri motivi di interesse di entrambi i paesi sono rappresentati dalla necessità dello sfruttamento delle imponenti risorse energetiche sottomarine come il gas naturale.

Dunque, la situazione di contrasto tra i due paesi sta in un motivo fondamentale, rappresentato dalla vicinanza dell’isola di Kastellorizo alla ZEE (zona economica esclusiva, cioè quella zona di mare in prossimità delle acque territoriali, su cui uno stato sovrano può esercitare un diritto sovrano, appunto, sulla gestione delle risorse naturali e sulla costruzione di impianti per il loro sfruttamento). 

Infatti la ZEE greca si trova adiacente a quella cipriota e ciò è fondamentale per la costruzione del gasdotto denominato EASTMED su cui c’è già un accordo tra Atene, Cipro e TelAviv. La costruzione di questo impianto metterebbe la Turchia da parte e consentirebbe a diversi paesi europei di diminuire la dipendenza dall’approvviggionamento del gas dalla Russia. Di contro, la Libia e la Turchia hanno firmato un accordo con lo stesso identico scopo dei paesi sopracitati. 

Nel frattempo Putin cerca di porsi come mediatore interessato nella questione, dato che la creazione di un polo regionale del gas naturale, del suo sfruttamento e della sua commercializzazione, indebolirebbe la Russia stessa in questa partita.

Intanto l’Italia risulta essere un assente cronico dai tavoli delle problematiche di politica estera che più interesserebbero il nostro sistema politco-economico. D’altronde, con un governo come quello attuale ed un ministro degli esteri come Di Maio non ci si può aspettare chissacchè.

Mentre l’Europa dei Macron e delle Merkel guarda con interesse alle mosse dei players regionali nel mediterraneo, cercando di influenzarne le decisioni, mentre la Grecia trova appoggi fondamentali come quello della Francia, dell’Egitto, di Cipro e di Israele, l’Italia dei Grillo, dei Di Maio e dei Salvini trova solo il tempo per litigarsi i risultati di uno squallido referendum.

E pensare che l’Italia con Mussolini perseguiva il mito del Mare Nostrum dando peso politico e prestigo ad una Nazione che doveva avere un posto di diritto sulla scena del Mediterraneo.

Erano però altri tempi e altri Uomini.

REDAZIONE KULTURAEUROPA

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