EUROPANAZIONE

POLITICA

L’EUROPA CREATA DALL’ETEROGENESI DEI FINI

Sulla spaventevole miseria delle idee in circolazione, troneggia il luogo comune. La civiltà occidentale si è sviluppata in forza di grandi idee (e di ideologie) che si sono succedute (spesso sovrapposte e contrapposte) nel corso dei secoli. Il romano “locus communis”, cioè il foro dove ci si incontrava, è diventato lo stupidario collettivo nutrito da un dispensiere mediatico che, quando non ignora la notizia, la manipola, e che, quando non l’inventa, la riduce a gossip. Ciascuno è sicuro di avere proprie idee e di decidere liberamente. 

E cresce il livello di irresponsabilità. E’ uno scenario disperato dinanzi al quale viene istintivo dichiarare la inutilità di eventuali interventi correttivi.

Quanti pensano alle conseguenze delle proprie azioni? Anzi; quanti sono convinti di sapere cosa fanno? Perfino il ragazzino che si fa di spinelli risponde che sa perfettamente cosa fa. L’illusione di compiere consapevoli scelte di libertà è l’humus nel quale trova alimento l’irresponsabilità generale. Ciascuno crede di avere cognizione esatta di sé agitando la libertà come una clava contro qualsivoglia tipo di autorità.

La libertà è innanzitutto consapevolezza, ma è arduo spiegarlo ad una pubblica opinione persuasa di sapere come “gira il mondo”. 

C’è chi prega fidando nella giustizia divina e chi ha fede nella morte di Dio. C’è l’ecologista spaventato dalla vendetta della Natura e il fautore del titanismo romantico. Ci sono filoamericani entusiasti per la guerra contro il mostro del momento (Gheddafi, Saddam, Sadat…) e antiamericani inferociti per i bombardamenti su villaggi indifesi. Ci sono militanti di sinistra che plaudono a Kim Jong-un e militanti di destra fautori dei campi di lavoro. Ci sono ancora comunisti che sperano nella salvifica lotta di classe e anticomunisti che fanno affari con la Cina. E’ un elenco tagliato con l’accetta. Ma è fatto a bella posta. Ignorare sottigliezze e sfumature a volte serve ad individuare le dicotomie sostanziali in forza delle quali la maggioranza si rafforza nell’illusione di sapere e, soprattutto, di stare dalla parte giusta.

I guasti sono talmente profondi che il risanamento sarebbe difficile anche per una rivoluzione culturale organizzata a livello planetario. Dunque?

Per fortuna c’è l’eterogenesi dei fini. Un uomo commette un’azione per avere un risultato e invece ne ottiene un altro. L’azione determina perciò conseguenze non intenzionali. Secondo il “Grande dizionario della lingua italiana” è «legge enunciata dal Wundt, secondo la quale i fini realizzati dalla storia non sono il compimento delle volontà umane, ma la risultante del rapporto o contrasto tra le intenzioni degli uomini e le condizioni oggettive». 

Il tedesco Wilhelm Wundt, “padre” della psicologia sperimentale, è vissuto a cavallo del Novecento, ma un paio di secoli prima un filosofo napoletano, tale Giambattista Vico, aveva scritto che la storia «non matura contro o nonostante l’uomo, ma è il luogo nel quale bisogni reconditi, iscritti nella sua natura, emergono e si impongono». Degli esempi che Vico faceva a dimostrazione che azioni intenzionali possono determinare conseguenze nient’affatto intenzionali, ne basti uno: «vogliono i popoli liberi sciogliersi dal freno delle lor leggi, e vanno nella soggezion de’ monarchi…».

Quei “bottegai” che favorirono il sogno europeo pensavano all’Europa come ad un grande mercato di eccezionale utilità per gli affari. Le banche che hanno “sponsorizzato” l’euro si sono mosse nella stessa ottica. L’unione politica realizzata per cause economiche sta occupando uno spazio proprio; non previsto. E’ assai probabile che gli Stati Uniti d’Europa nasceranno dal dispiegarsi dell’eterogenesi dei fini. 

Giuseppe Spezzaferro

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