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LA PARTITA, UN FILM SU UN’ITALIA CHE PUÒ SOLO PERDERE

FONTE: https://electomagazine.it/38551-2/

Rai 4 ha proposto un film del 2018 che sicuramente non è un capolavoro della cinematografia mondiale, ma che probabilmente risponde meglio di tante analisi sociologiche alle tante domande sul disastro italiano. “La partita”, con la regia di Francesco Carnesecchi e con Francesco Pannofino come protagonista, offre un’immagine particolarmente cruda della realtà nazionale.

Certo, c’è sicuramente di meglio, di molto meglio, in Italia. Ma la società che compare nel film esiste e si espande, dilaga. È la società in cui sono perfettamente inseriti i Casamonica, gli assassini dei ragazzini nelle risse, anche le sciampiste influenzate da Ferragni & C.

Il film andrebbe fatto vedere, obbligatoriamente, al presidente di Confindustria, ai sindacalisti, ai vertici del Censis. A tutti coloro che discettano di nuove professionalità, di formazione continua, di sfide globali. A De Rita impegnato da anni ad inventarsi definizioni un tempo divertenti ed ora stucchevoli sui vari segmenti della società italiana. Il mondo che si ritrova a Capalbio o a Courmayeur ed è convinto che la società italiana sia composta dai propri vicini di villa.

E invece la società italiana assomiglia sempre di più a quella del film di Carnesecchi. Volgare, violenta, con problemi di droga, sleale, vigliacca, priva di un pur minimo slancio vitale, priva della scintilla dell’intelligenza. Senza neppure il bisogno di arrivare ad una analisi del livello culturale perché siamo in una vastissima area di analfabetismo non solo di ritorno ma pure di andata.

Non c’è riscatto, ne “La partita”, perché non c’è nessuna voglia di riscattarsi. Si vive nel proprio letamaio e non ci si accorge del puzzo proprio ed altrui. Un mondo ai margini, ma che si impone progressivamente anche per l’incapacità di fronteggiare l’ignoranza. Un mondo che non può essere messo in competizione con chi pensa al futuro e si prepara. Un mondo che non può esprimere nuove professionalità, nuovi mestieri perché non è disposto neppure ad imparare i vecchi mestieri. A meno di considerare lo spaccio di droga, l’usura, le scommesse clandestine, lo sfruttamento della prostituzione come nuove attività lavorative.

In realtà è un mondo che, se non accetta la logica della criminalità, si può solo adagiare sul reddito di cittadinanza. Perché la vigliaccheria, la rassegnazione, la mancanza di impegno non portano a grandi successi.

Ala De Granha

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