EUROPANAZIONE

QUATTRO PASSI TRA LE NUVOLE...PARLANTI

MARTIN MYSTÈRE, DAI MONOLITI DI STONHENGE AL MISTERO DEL SANTO GRAAL

Correva l’anno 1982, quando la Daim Press, casa editrice diretta da Sergio Bonelli, da sempre impegnata nella produzione di fumetti western (Tex in primis) o di pura avventura, come Zagor, il Piccolo Ranger e Mister No, decise di cimentarsi nella pubblicazione di una serie dedicata ai tanti misteri e contraddizioni che da secoli si intrecciano con la nostra realtà storica e culturale.

Ideatore del nuovo personaggio fu il vulcanico soggettista e scrittore Alfredo Castelli, che in verità aveva già provato infruttuosamente, prima sul “Giornalino” e poi su “Supergulp”, a proporlo con il nome di Allan Quatermain. 38 anni fa l’editore Bonelli comprese immediatamente le potenzialità della nuova serie e affiancò a Castelli un nugolo di disegnatori (non tutti purtroppo all’altezza della situazione; ma questo sembra un destino comune a quasi tutti i fumetti periodici, anche quelli di pregio!), per dare vita alle avventure di Martin Mystère, il nuovo nome del detective dell’impossibile. La serie, partita con cadenza mensile conservata fino al n.278, viene ancor oggi pubblicata con periodicità bimestrale in albi tutti autoconclusivi.

Martin Jacques Mystère, che a differenza di altri personaggi del fumetto ha finanche una sua propria data di nascita (26 giugno 1942), è un antropologo americano specializzato in archeologia e storia dell’arte, che dopo la misteriosa morte dei suoi genitori, inizia ad interessarsi ad enigmi storici e scientifici ritenuti inspiegabili. Castelli, quindi, ha l’occasione di offrire ai lettori avventure che raccontano i grandi misteri della storia dell’uomo: si va dal sito archeologico di Stonehenge al Triangolo delle Bermude, dal mostro di Loch Ness al segreto del Santo Graal, con uno stile che sta a metà strada tra il documentario scientifico (alla Piero Angela o Roberto Giacobbo, per intenderci) ed il Fantasy più scatenato, con tanto di elfi, maghi e spade incantate. Questo impasto fuori dal comune riesce a dar vita ad avventure insolite, dove il protagonista deve far uso delle sue conoscenze di paleontologia e di antropologia (nonché di mille altre discipline) per risolvere gli impossibili “casi” nei quali si imbatte.

Mystère, con l’inseparabile Java (un autentico uomo di Neanderthal, proveniente dall’Himalaya) e Diana Lombard (una bionda assistente sociale che Martin finalmente sposa nel 1995), vive a New York  al numero 3 di Washington Mews, in un appartamento zeppo di libri e di souvenir provenienti da tutto il mondo, perennemente in lotta contro il tempo per consegnare entro i termini contrattuali al suo editore l’ennesimo saggio culturale o preparare un seguitissimo programma televisivo da lui condotto: “I Mysteri di Mystère”. Ma puntualmente qualcuno bussa alla sua porta o telefona per sottoporgli un enigma su cui indagare. A volte a chiedergli una consulenza è addirittura il commissario di polizia Travis o la misteriosa organizzazione governativa “Altrove”, diretta da Chris Tower, che da secoli indaga su fenomeni paranoramali.

Come nelle migliori tradizioni fumettistiche, anche Mystère ha dei nemici fissi: Sergej Orloff (suo vecchio compagno di studi diventato un cinico assassino), Mister Jinx (un misterioso e luciferino criminale) e, soprattutto, gli “Uomini in nero” (una sorta di setta secolare che vigila per evitare che vengano rivelate scoperte storiche o scientifiche in grado di turbare l’ordine costituito).

Non potevano mancare a Martin esperienze esoteriche; infatti in gioventù, insieme a Sergej, è stato addestrato nella mistica Agarthi dal maestro Kut Humi e da questi entrambi hanno ricevuto un Murchadna, un’arma a raggi proveniente probabilmente da Atlandite.

Castelli, nonostante l’autorevolezza conferita alla figura di Martin Mystère, non disdegna comunque l’uso dell’ironia e la chiara esortazione per il lettore a mantenere sempre il senso critico, visto che è poi davvero molto facile costruire sottili e pericolose mistificazioni storiche o teorie complottiste. Sì, per qualcuno il fumetto sarà ancora “subcultura”, un genere di serie B…, etc. etc.; ma sia comunque il benvenuto (in una situazione socioculturale che sembra aver perso proprio il “senso critico”) il messaggio di questo fumetto: la fantasia più accesa, tenuta a bada nel reticolato di nuvolette e disegni, che quel senso alimenta.

Un tempo si diceva che la violenza di Diabolik, le sparatorie di Tex Willer e la fantasia di Disney avrebbero formato una generazione con la testa tra le nuvole, pronta alla violenza. Ebbene, così non è stato. Anzi noi ancora preferiamo, ai tanti noiosi reality televisivi di oggi, un bel fumetto che, come nel caso di Martin Mystère, ci sprona a documentarci in modo più compiuto sugli enigmi storici che vengono proposti al lettore, spesso corredati da una sostanziosa bibliografia che invita ad un maggiore approfondimento.

Achille Biele

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