EUROPANAZIONE

HISTORIA MAGISTRA VITAE

PACCIARDI E GLI ANTIFASCISTI DOPO LA MARCIA SU ROMA

FONTE: https://internettuale.net/4172/pacciardi-e-gli-antifascisti-dopo-la-marcia-su-roma

Nel 1923, a poca distanza dalla Marcia su Roma e dal trionfo di Mussolini, l’antifascista Randolfo Pacciardi chiese a scrittori e saggisti di esprimersi sulla situazione creatasi con l’avvento del Fascismo. Le risposte furono pubblicate dalla Libreria Politica Moderna in un volumetto dal titolo “Dove va il mondo”. A distanza di quasi un secolo, vale la pena di ricordare qualcuno di quei giudizi.

Mario Borsa (1870-1952, giornalista, arrestato nel 1936 per disfattismo, partigiano del Partito d’Azione): «Non ho rimpianti per i democratici di ieri. Erano moralmente screditati. La loro presente sfortuna mi sembra più che meritata».

Guglielmo Ferrero (1871-1942, sociologo, espatriato in Svizzera grazie al suocero di Umberto di Savoia e re del Belgio, che chiese l’intervento di Mussolini): «Caduto in Europa il principio monarchico, con la rovina dell’impero russo, dell’impero austroungarico, dell’impero tedesco, non esiste più altro principio di legittimità che la volontà del popolo espressa dal suffragio universale. Tutti i popoli i quali non vogliono cadere sotto un regime simile a quello che il bolscevismo ha dato alla Russia, dovranno reggersi in istituzioni democratiche, sforzandosi di sollevarle dalla ripugnante imbecillità in cui sono cadute quasi in ogni paese e di farle capaci di ben governare. Altre alternative non vedo».

Augusto Monti (1881-1966, scrittore, resistenza con il Partito d’Azione, collaboratore dell’Unità): «Lo stato italiano non fu mai né liberale né democratico. La democrazia non fu altro che un superficiale leggerissimo intonaco sotto cui, a scrostarlo un pochino, fu sempre agevolissimo scoprire l’armatura della dittatura burocratica».

Gaetano Mosca (1858-1941, politologo, firmatario del “Manifesto degli intellettuali non fascisti” (https://internettuale.net/4019/fascismo-2-il-manifesto-degli-intellettuali-non-fascisti): «Il regime rappresentativo è la forma che praticamente fino ad oggi ha assunto in Europa l’idea democratica…Se il regime rappresentativo dovesse subire una crisi duratura, non essendo pronti i materiali necessari per la costruzione di un edificio democratico migliore, bisognerebbe ricoverarsi tra i ruderi di un edificio peggiore di quello abbandonato o in una capanna improvvisata».

Valentino Piccoli  (1892-1938, scrittore): «Oggi si reprime una pseudolibertà, risultato di vecchie deformazioni di pensiero; si prepara una nuova libertà, quella che rende possibile una vita superiore delle nazioni».

Giuseppe Prezzolini (1882-1982, scrittore, dal 1940 cittadino americano): «Io credo che è assai più utile che una previsione della direzione che prende il mondo, sia l’esame di ciò che ha reso possibile la caduta di alcune istituzioni che a noi parevano migliori. L’esame di coscienza (la storia) del popolo italiano è da farsi. Il popolo italiano ha bisogno di sapere davvero che cosa è stato ed è prima di sapere che cosa sarà».

Pietro Romano (1869-1946, pedagogista, docente a Torino, sacerdote mazziniano): «La democrazia, se così si poteva ancora chiamare, aveva troppo dimenticato Mazzini e il Dovere da lui predicato. La democrazia era arrivata ad uno stato, per le sue gravissime deformazioni, veramente clinico. La cura antidemocratica gli potrà fare non poco bene».

Gaetano Salvemini (1873-1957, storico, tra i fondatori di “Giustizia e Libertà”: «Fino a quando non vi sia la certezza o almeno una sufficiente probabilità che da noi il ritorno a sinistra significhi la istaurazione di un regime che sia democratico sul serio e non ci riconduca alle prevaricazioni pseudodemocratiche dell’anteguerra e agli isterismi pseudorivoluzionari del dopoguerra, è desiderabile che il regime fascista continui bene o male a tenersi su. Il guaio è che il regime fascista minaccia di sfasciarsi con troppa rapidità».

A proposito delle dichiarazioni rese, Pacciardi scriveva: «Tutte le risposte, o quasi, degli uomini più illustri dell’epoca che avevamo interrogato, spiegano l’origine della rivolta fascista e quasi quasi la giustificano con l’obbrobrio di un regime monarchico parlamentare disordinato, ingiusto e corrotto, pure augurandosi in maggioranza che la reazione fosse fenomeno transitorio a corta durata».

Randolfo Pacciardi (1899-1991), combattente antifascista in Spagna, segretario del Partito repubblicano italiano, ministro della Difesa dal 1948 al 1953, sostenitore della repubblica presidenziale, accusato di golpismo insieme con la medaglia d’oro della resistenza Edgardo Sogno (ad accusarli fu un magistrato che sopra ha costruito una bella carriera, tale Luciano Violante), ripubblicò quei commenti trent’anni dopo a dimostrazione che almeno all’inizio il Fascismo non ebbe praticamente oppositori.

Giuseppe Spezzaferro

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