EUROPANAZIONE

QUATTRO PASSI TRA LE NUVOLE...PARLANTI

INTERVISTA ESCLUSIVA A TEX WILLER: “NON SONO UN CONFORMISTA!”

Aquila della Notte, il famosissimo capo bianco del popolo Navajo, all’anagrafe Tex Willer, ha spento quest’anno 72 luminosissime candeline e noi, che apparteniamo ad una generazione che si è “formata” anche attraverso la lettura delle gesta di questo particolarissimo personaggio del west, non abbiamo saputo resistere alla tentazione di festeggiare la felice ricorrenza intervistando l’eroe. Un’impresa ardua, che ci ha costretto a girovagare come matti, nonostante la pandemia in corso, nello sconfinato e “duro” continente nordamericano.

Dopo sei mesi di pazienti, ma infruttuosi appostamenti, la nostra ricerca, grazie all’interessamento del Comando dei Ranger di Austin, ha avuto finalmente un felice esito.

Siamo riusciti a rintracciare Willer a Pilares, una piccola cittadina del Nuovo Messico, ospite insieme al vecchio pard Kit Carson di un insigne studioso di origine egiziana, El Morisco. Doppiamente fortunati quindi!

In Italia – gli abbiamo chiesto – l’editore Bonelli, che dal 1948 pubblica le sue avventure (giunte all’albo n. 718) ha addirittura lanciato una collana dedicata agli inizi della sua carriera, una serie a colori ed un semestrale cartonato. Anche Repubblica, qualche anno fa, ha voluto omaggiarla pubblicando a colori e in grande formato tutte le sue avventure. Negli anni si sono susseguite commemorazioni, mostre e dibattiti sul personaggio più celebre del mondo del fumetto italiano. Addirittura negli anni ’80 dello scorso secolo è stato prodotto un film interpretato dal compianto Giuliano Gemma. Cosa ne pensa Tex Willer del successo che riscuote in un paese così poco western come è appunto l’Italia?

“Innanzitutto eliminerei il verbo “commemorare”; saranno pur passati 72 anni dall’uscita della mia prima storia a fumetti, però io ho solo 40 anni e, in fondo, li ho avuti da sempre e non mi hanno mai pesato. Ho visto, ahimè, il film di Duccio Tessari e non intendo rilasciare commenti. Per il resto sono molto grato a Davide Bonelli, che sta egregiamente continuando l’opera del papà Sergio, e ringrazio di cuore i lettori italiani per il sincero affetto dimostratomi fino ad oggi; le riserve aurifere della mia gente (i Navajos, ndr) incominciano a scarseggiare e i proventi sui diritti d’autore che mi arrivano da Milano sono sempre bene accetti. E poi, chi l’ha detto che l’Italia è ‘poco western’: ci sono gli stessi politici corrotti contro i quali io da sempre mi batto e, da quel che leggo sui giornali, mi risulta che nel vostro Paese si sia scatenata una violenza molto più perversa di quella che affronto, a modo mio, ogni giorno nei saloon o nelle praterie”.

Ogni tanto ci capita di sentire in qualche dibattito o leggere in saggi dedicati al fumetto che lei sarebbe un ’conformista’  borghese che ‘in fondo difende la proprietà privata’, diversamente dall’eroe in calzamaglia nera Diabolik. Si riconosce in questo poco lusinghiero giudizio?

“L’editore Bonelli mi h fatto pervenire una accurata rassegna stampa ed ho già in mente di organizzare con i miei pard un viaggetto in Italia per pareggiare a modo mio i conti con qualche velenoso scribacchino. Dire che ‘il primo eroe che ha rotto le regole, che si è ribellato’ è il mio collega Diabolik, di 15 anni più giovane di me, vuol dire non aver affatto compreso lo spirito autenticamente anticonformista con il quale ho sempre affrontato la vita. Rivoluzionario sarebbe Diabolik perché ‘nel ’68 si innamora della rivoluzione cinese’ e non ruba a questo popolo ‘grande e diverso’? Anticonformista, quel vecchio marpione in muta nera, perché ruba solo ai ricchi? Ma siamo seri! Che cosa, poi, avrebbe potuto rubare ai poveracci? Il sottoscritto invece, che proprio quando il genocidio del popolo rosso veniva visto da tutti come una necessaria ‘medicina’, decide di schierarsi totalmente al fianco di questo altro popolo grande e diverso, sarebbe un conformista? Quanta ipocrisia c’è ancora nella stampa del vostro Paese”.

A proposito del popolo Navajo…

“Basta! Ho la gola secca; per oggi abbiamo parlato anche troppo… Assaggia, invece, quest’ottimo torcibudella (Tequila, ndr) del mio buon amico Morisco; è migliore perfino del nostro rinomato whiskey americano… Troppe chiacchiere non si addicono a Tex Willer…”

Achille Biele

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