EUROPANAZIONE

HISTORIA MAGISTRA VITAE

I DILUVI UNIVERSALI. NOÈ COSTRUÌ L’ARCA SU PROGETTO DI JAHVÈ

FONTE: https://internettuale.net/4165/i-diluvi-universali-noe-costrui-larca-su-progetto-di-jahve

Dagli ultimi anni del secolo scorso ad oggi, si sono andate affinando le organizzazioni civili messe su per fronteggiare alluvioni e terremoti, tifoni e incendi. Lo sviluppo dell’industria ha portato con sé anche strumenti di distruzione cosicché, affianco ai cataclismi naturali, ci sono da mettere in conto i rischi derivanti da errori nella gestione e nel controllo di processi fisici e chimici innescati dalle moderne tecnologie.

La “protezione civile” diventa, dunque, un passaggio obbligato per una società… civile. Non c’è religione e non c’è cultura che non comprendano, in un modo o nell’altro, immani catastrofi le quali hanno a volte messo in forse la sopravvivenza della specie sul pianeta. Se prendiamo ad esempio il “diluvio universale”, non abbiamo difficoltà a trovarne la narrazione presso diversi popoli, sparsi in Europa e in Asia. Leggende “diluviane” le troviamo anche presso le civiltà precolombiane d’America. I Maya hanno il loro “diluvio” così come ce l’hanno gli Assiri e i Babilonesi.

In Grecia, si tramandava il mito di Deucalione, il quale venne salvato da Giove insieme con la moglie Pirra, durante un diluvio che non lasciò in vita nessun altro. Dalla coppia, scampata alla furia delle acque su una barca approdata sul monte Parnaso, nacque Elleno, capostipite di tutti i Greci.

La Genesi narra di un diluvio che «durò sulla terra quaranta giorni», per cui in totale «le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni». Una trasposizione cinematografica è stata particolarmente scorretta (https://internettuale.net/1836/noah-il-vegetariano-difeso-dai-transformers-la-bibbia-reinventata-per-gli-animalisti), ma dai cineasti senza idee c’è da aspettarsi di tutto.

«Nell’anno seicentesimo della vita di Noè – leggiamo nella Genesi – nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono. Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti. In quello stesso giorno entrò nell’arca Noè con i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli…».

E più innanzi leggiamo: «L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta. Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta».

Anche il Corano narra al versetto 14 della ventinovesima Sura: «Avevamo mandato Nuh verso la sua gente. Rimase con loro novecentocinquanta anni: ma la sua gente era infedele, e proprio allora la inghiottì il diluvio, ma noi salvammo nell’arca lui e i compagni…».

In quella circostanza, quindi, il “volontariato” di Noè si dispiegò unitamente all’assistenza divina ed i risultati positivi non poterono mancare!

Non appaia, il nostro, un segno di irriverenza ma intendiamo sottolineare il fatto che la “protezione civile” funziona per davvero allorquando il “volontariato” di chi avverte in misura maggiore che altri le spinte della solidarietà si coniuga con l’intervento dello Stato e e con la forza che esso può schierare in campo.

Quando scoppia la guerra, partono per il fronte i militari di carriera ed i civili “richiamati”, perché contro il nemico da combattere si allineino i combattenti di un intero popolo. Anche nella guerra contro le catastrofi, si debbono allineare “professionisti” e “dilettanti”, affinché le genti colpite dalla sciagura siano soccorse nella maniera migliore e affinché sentano compiutamente la solidarietà della comunità nazionale della quale fanno parte.

Nel caso di Noè, fu Jahvè in persona a disegnare il progetto e a dirigere la costruzione dell’arca. Oggi, dobbiamo sperare che i “vertici” della protezione civile non siano bravi soltanto a fare le passerelle in tv.

Giuseppe Spezzaferro

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