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ATTUALITA'

SCUOLA ALLO SFASCIO. MENO IMMATRICOLAZIONI NELLE UNIVERSITÀ

FONTE: https://internettuale.net/4162/scuola-allo-sfascio-meno-immatricolazioni-nelle-universita

Lo scontro sulla prossima apertura delle scuole è, ovviamente, tutto politico-elettorale. Soluzioni, immaginate o proposte, assunzioni di personale, calendari ad hoc, banchi a rotelle e trasporti, tutto è macinato dalla grande macchina comunicativa dei concorrenti che si disputano il consenso elettorale. Più di qualcuno dubita che la salute degli scolari sia il vero oggetto del contendere. Ma così è. Il ceto politico dominante segue le proprie regole ed è spreco di fiato urlargli contro. La scuola è purtroppo ridotta ad un diplomificio che pone l’Italia negli ultimi posti nelle classifiche relative ai sistemi scolastici del cosiddetto “occidente” (brand che include anche il Giappone). In buona sostanza viviamo in una società di analfabeti (https://internettuale.net/3402/ocse-giovani-italiani-analfabeti-ma-tutti-interconnessi) e non si vede in giro nessun mammasantissima impegnato in programmi di nuova alfabetizzazione.

Lo sviluppo di una società dipende in massima parte dal grado di istruzione collettivo e perciò i miliardi che i governativi potranno spendere grazie alla tanto vituperata Ue non serviranno granché se non faranno crescere di livello la preparazione della popolazione scolastica. Questo comporterebbe anche un miglior addestramento dei docenti con massicci interventi nelle università (oggi soltanto le statali sono una settantina) in gran parte strutturate come meccanismi automatici che distribuiscono lauree al pari delle macchinette dei preservativi.

Le immatricolazioni per l’anno accademico 2020-2021 saranno di meno rispetto allo scorso anno e non soltanto per effetto dell’epidemia. Il fatto è che dai 307.586 immatricolati dell’anno accademico 2007/2008 siamo scesi ai 296.689 del 2019/2020. Va aggiunto che di queste matricole soltanto il 45% arriverà alla tesi, una percentuale che è mediamente del 69% nei Paesi Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, della quale, fra l’altro, l’Italia è tra i fondatori).

Come spingere i giovani italiani a studiare? Come convincerli che la scuola è essenziale per il loro futuro? Come restituire fascino alla cultura in senso lato?

Se i governativi non fossero occupati a stringere alleanze – ciascuno per proprio conto! – e a brigare per le comparsate in tv e le interviste sui giornali, gli appelli che arrivano dal mondo della scuola (risorse aggiuntive, contributi per il diritto allo studio, svecchiamento delle strutture etc.) troverebbero un minimo di attenzione. Se, mettiamo caso, un rettore potrebbe rivelarsi utile a livello politico-elettorale, a quella università arriverebbero un po’ di soldi extra; se, altro caso, un rettore non è utile o addirittura è simpatizzante dell’opposizione, il borsellino governativo resterà irrimediabilmente chiuso. Questa è politica, dicono gli esperti. No, questo è un suicidio collettivo.

Giuseppe Spezzaferro

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