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NUOVA GUINEA. NESSUNO FERMA LE UCCISIONI DELLE STREGHE

FONTE: https://internettuale.net/4159/nuova-guinea-nessuno-ferma-le-uccisioni-delle-streghe

In Nuova Guinea, la grande isola a nord dell’Australia, si pratica la caccia alla strega. Di solito la malcapitata è accusata di aver colpito qualcuno con il “malocchio”. Nella stregoneria (“sanguma” in Tok Pisin, la lingua più parlata) ci credono tutti e perciò linciare la strega è l’unica maniera di scampare alle maledizioni.

È normale scaricare colpe e responsabilità su altri. Che sia il vicino di casa o la Kanzlerin non cambia granché. Ciò che conta è sentirsi innocenti. Il «dagli! Dagli all’untore!» non passa mai di moda. Tranne rare e disgraziate eccezioni, però, nella nostra opulenta e democratica società, il “colpevole” non ci rimette la vita. Nella Roma dei Cesari, le streghe/avvelenatrici erano bruciate e, parecchi secoli dopo, al rogo ci finivano i condannati dall’Inquisizione. Altrove le antiche pratiche sono tuttora valide, come dimostra non soltanto il caso della Papuasia (https://internettuale.net/252/in-africa-si-vince-al-calcio-massacrando-gli-albini).

Sono centinaia le donne torturate. Le cifre ufficiali di quest’anno parlano di 12 “streghe” uccise e 76 scampate al linciaggio. Ma il dato reale è sicuramente più pesante. Nei villaggi dell’interno, le famiglie non denunciano il martirio di una figlia, una moglie, una mamma: hanno paura e nessuno le protegge dalle inevitabili ritorsioni.

Sette anni fa, il governo della Papua Nuova Guinea era intervenuto per abolire la legge sulla stregoneria. A dimostrazione di quanto sia diffusa la credenza, nel 1971 era stata varata una specifica legge per combattere le “streghe” ed era rimasta valida fino al 2013!. Le norme contemplavano addirittura una sostanziale differenza tra la stregoneria buona e quella cattiva.

Negli anni si è fatta più forte la voce della chiesa cattolica (i battezzati sono il 27% della popolazione) la quale sprona con marce e manifestazioni le istituzioni ad intervenire per proteggere le donne e organizza rifugi per le “streghe”.

Combattere la “magia nera” non è facile in una società che ci crede. Il primo passo, dunque, sarebbe la “riconversione” culturale delle popolazioni papuane e austronesiane. La chiesa cattolica in questo si è particolarmente addestrata nel corso degli ultimi secoli. Un contributo potrà venire anche dai movimenti indipendentisti operanti nella Nuova Guinea occidentale (la parte che è tuttora annessa all’Indonesia).

Ciò che sorprende è lo scarso impegno dello Stato indipendente della Papua Nuova Guinea con a capo nientepopodimeno che la regina Elisabetta II.

Giuseppe Spezzaferro

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