EUROPANAZIONE

POLITICA

STATO, NAZIONALISMO E IMPERO AL TEMPO DELLA GLOBALIZZAZIONE

Nel 2000 Toni Negri scrisse a quattro mani con Michael Hardt il libro “Impero”, che diventò presto un best seller negli USA e ottenne un discreto successo anche in Europa. La tesi fondante espressa dal Professore padovano, negli ani 70 ritenuto l’ideologo dell’autonomia veneta, era che gli Stati-Nazione fossero ormai definitivamente sulla via del tramonto e che la globalizzazione, distrutte le frontiere, avrebbe innescato il conflitto tra l’Impero globalista(USA più i paesi del G8, per il Professore) e le cosiddette moltitudini, una versione declassizzata del proletariato e della ormai obsoleta figura negriana dell’”operaio sociale”.

La tesi di Negri è sicuramente singolare e sembrerebbe, a prima vista, smentita dal fatto che gli Stati-Nazione continuano a detenere la governance politica e militare. Ma, a ben vedere, gli Stati-Nazione si sono ampiamente trasformati, ed oggi hanno peso solo se facenti parte di un più vasto blocco geopolitico di tipo imperiale, in questo dando ragione a Negri stesso.

Nel mondo globalizzato, infatti, quali sono gli Stati che possono vantare una vera Sovranità, cioè un’autonomia politica, economica e militare tale da poter determinare scelte effettive che incidono sul proprio destino nel mondo?

Tolto l’Impero negriano per eccellenza, e cioè gli USA, abbiamo la Cina, potenza economica emergente ma militarmente ancora poco efficiente, abbiamo la Russia, con un gap militare ed economico ancora molto profondo con gli USA, ed avremmo l’Europa, se non fosse ancora un agglomerato di Stati nazionali economicamente forte ma politicamente e soprattutto militarmente inesistente. Tutti blocchi geopolitici imperiali, tranne l’Europa che lo è in nuce.

La globalizzazione economica, giova ricordarlo, è un processo di accelerazione che dal 1989 ha una matrice tutta made in USA e la cui ideologia “mitologica” è di marca prettamente americana, basandosi sull’estensione ad uso economico dei “diritti dell’Uomo“ e della “destrutturazione” del pensiero e delle forme di stampo nazionalistico borghese. 

Il processo nasce da più lontano e sicuramente l’ideologia del ’68 e l’opera della Scuola di Francoforte di Adorno e Horkheimer ha dato un ottimo contributo, ma che lo Stato nazionale fosse in crisi da tempo lo si era capito sin dagli anni ’30 del 1900. Comunque la globalizzazione utilizza un Mito: il Mito del progresso e della Nuova Frontiera americana, che ha eroso persino la vecchia concezione dello Stato liberale e nazionalista così come lo abbiamo conosciuto.

Il nazionalismo così come lo abbiamo conosciuto nel 900 è morto e sepolto. Nessun tentativo di rianimarlo varrà a nulla, se non per strumentalizzarlo come bau-bau oppure, di converso, perché è fuori dalla Storia. 

Ma quel che vale la pena sottolineare è che anche la concezione dello Stato che si occupa di tutto, il Leviatano hobbesiano per intenderci, è ormai fuori della Storia. Ci si può accapigliare al suo capezzale per decidere se lo Stato deve avere più o meno competenze in economia, se debba intervenire in aiuto dei meno abbienti o fermare la criminalità, se debba fare questo o quello, ma il tempo è scaduto e gli appelli cadranno tutti nel vuoto.

Il feticismo dello Stato non dovrebbe appartenere a chi vuole affrontare il terzo millennio con idee chiare. 

E se Negri sbaglia ancora una volta, dopo aver creduto nel proletariato industriale, nell’individuare nelle “moltitudini” il soggetto conflittuale rispetto all’Impero USA , fa specie che proprio nel campo nazionalista/sovranista il suo ragionamento abbia trovato  involontariamente ascolto.

Ed in effetti, in Europa, i partiti e i gruppi sovranisti fanno propria la concezione economicista negriana della globalizzazione non per proporre come alternativa ovviamente le “moltitudini“ negriane, ma proponendo invece la riappropriazione da parte dei singoli Stati della “sovranità monetaria ed economica”. La base di ragionamento, infatti, è quella materialista ed economicista, che trascura oltre ai fattori geopolitici, militari e politici, soprattutto due fattori:

  • Il primo è che nella Storia non si torna mai indietro e qualunque tentativo di restaurare il passato è destinato a fallire rovinosamente e non vorremmo citare l’esempio della Restaurazione post-napoleonica per dover dimostrare l’evidenza.
  • Il secondo è che al Mito americano o si oppone il Mito europeo e l’unità geopolitica e militare dell’Europa, oppure ogni tentativo di vera Sovranità, a livello europeo, è perso in partenza, specie se ci si limita a discettare di PIL e di Euro o Dollaro, che pure hanno la loro rilevanza pratica.

Trump, per essere chiari, è sovranista a casa sua, ma è un globalista sul piano internazionale, perché vuole che gli USA dominino il mondo come fanno da 70 anni e lavora per un’Europa debole e divisa. Il sovranismo nazionalista nei paesi europei è invece anacronistico, perché non può contare su nessuna prospettiva: né politica, né economica e né mitologica. Ed è destinato a raggiungere presto la vecchia concezione di Stato nel Museo dei Ricordi.

Nel suo “Impero”, almeno in questo, Negri ha avuto ragione.

Giancarlo Ferrara

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