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POLITICA

RAMIRO LEDESMA RAMOS, IL FALANGISTA ERETICO

“Noi altri riteniamo più salutare questa marea di scioperi perché essa contribuirà a squilibrare dei falsi equilibri. D’altra parte, sono mobilitazioni rivoluzionarie, di cui oggi il nostro popolo ha più che mai bisogno. La battaglia sociale alla base di scioperi e di collisioni con la reazione parlamentare, può fornirci l’occasione di confronti decisivi. Di fronte ai borghesi timorati che prendono paura del coraggio del popolo, noi plaudiamo all’azione sindacale che rinnova almeno le virtù guerriere ed eroiche della razza.” 

Nel 1931, con l’avvento della seconda repubblica in Spagna, Ramiro con queste parole rilevava l’incompatibilità della nascente Giunta di Offensiva Nazional-Sindacalista, da lui stesso fondata nell’ottobre 1931, con la repubblica spagnola, forse prevedendo che, sia in Italia che in Spagna, un sistema parlamentare retto da una monarchia o da una repubblica si sarebbe mostrato come il principale nemico dei movimenti Nazional- Rivoluzionari. 

Ramiro Ledesma Ramos nasce ad Alfarz de Sayago (Zamora) il 23 maggio 1905, figlio di un maestro elementare senza molte risorse, ma con una vasta formazione culturale. Ad appena sedici anni, si trasferisce a Madrid dove lavorerà come funzionario delle Poste, ricevendo diversi incarichi nel corso di alcuni anni, fino ad inserirsi definitivamente nella capitale. La sua origine sociale, dalla classe medio-bassa, lo segnerà profondamente; egli si sente lontano dalle lotte sociali del decennio degli anni venti. Nella sua giovinezza, Ramiro studia e consulta in appunti personali le opere di Nietzsche, Gentile e Spengler. Nell’Ateneo di Madrid, Ramiro, ad appena vent’anni, è una figura celebrata, una promessa intellettuale ammirata da tutti. Ortega y Gasset diviene il suo principale maestro, introducendolo nel mondo complesso della filosofia tedesca. 

Nel suo settimanale, La Conquista del Estado, lanciato nello stesso 1931, Ramiro ribadirà più volte il suo rigetto della lotta di classe marxista e del parlamentarismo borghese per la costituzione di un nuovo “Stato del lavoro”, sulle basi del fascismo italiano: corporativismo, socializzazione delle imprese e dei mezzi di produzione, sindacalismo nazionale. Ma il fulcro centrale del suo pensiero sarà la supremazia dello Stato. Per Ramiro il nuovo Stato sarà costruttivo e creatore. Soppianterà gli individui ed i gruppi, e la sovranità totale risiederà solo in lui. Spetta allo Stato la realizzazione di tutti i valori d’indole politica, culturale ed economica. Così il nuovo Stato imporrà la strutturazione sindacale dell’economia, che elimini però la lotta tra classi sociali per fondare un’unica classe basata sulla solidarietà nazionale. Le forze economiche saranno in ogni momento partecipanti agli alti fini dello Stato. In totale, La Conquista del Estado avrà soltanto 23 pubblicazioni. Più volte sospeso, il settimanale non riceveva aiuti né sovvenzioni di alcun genere. Il suo stile rivoluzionario come voce controcorrente ed in opposizione alla Repubblica porterà Ramiro Ledesma Ramos a conoscere le carceri spagnole. Nell’ultimo numero del mese di giugno del 1931 esorta la sollevazione armata contro la politica venduta allo straniero, contro le internazionali marxiste che tramano la dissoluzione della Patria. La violenza come prima missione de La conquista del Estado. 

Ramiro fu l’uomo profondo e combattivo del nazionalsindacalismo spagnolo. Seppe vedere al di là delle logiche del suo tempo a una nuova filosofia politica e ad una mistica rivoluzionaria in sintonia col nascere di nuove idee. Ma Ramiro era allora fascista? Egli evitò sempre l’utilizzo eccessivo di questa etichetta, anche se l’inventore dei simboli, degli slogan, dei miti e dei riti del fascismo spagnolo i quali furono ripresi da Franco, Ramiro fu uno dei pochi che non si abbandonò al nazionalcattolicesimo spagnolo. Dopo che nel 1934 unì il proprio movimento con la Falange spagnola di José Antonio Primo de Rivera, figlio dell’ex dittatore Miguel Primo de Rivera, Ramiro ben presto arrivò a criticare aspramente i legami di José Antonio Primo de Rivera con la Chiesa e le classi alte, da cui ebbe dei finanziamenti, e per l’attaccamento all’ambiente sociale in cui, come figlio del dittatore, era cresciuto, come legato all’ambiente dell’esercito e alle forze conservatrici della vecchia Spagna. Deluso dalla traiettoria della Falange, che considerava eccessivamente reazionaria, e dopo aver scritto alcuni articoli in cui denunciava Josè come ‘’strumento della reazione’’ fu espulso dalla Falange. Con il suo successivo arresto a Madrid dopo il colpo di stato nazionalista fu giustiziato mediante fucilazione ad Aravaca dal governo repubblicano il 29 ottobre del 1936. 

“Non hanno ucciso un uomo, hanno ucciso un’intelligenza”. Con queste parole il filosofo spagnolo Ortega y Gasset salutò il suo ex allievo. Lo studio della figura di Ledesma e la ripresa del dibattito ideologico sulla storia della falange si sviluppò negli anni cinquanta, cui presero parte molti giovani intenzionati a rilanciare il fascismo autentico delle origini a loro parere tradito da Francisco Franco. 

REDAZIONE KULTURAEUROPA

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