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WALT DISNEY: DAL CONFORMISMO DI TOPOLINO ALLA VITA SPERICOLATA DI PAPERINO

Il nostro personale approccio al mondo dei fumetti ci spingerebbe ad escludere da questa rubrica Walt Disney e i suoi animaletti antropomorfi, ma il dovere di cronaca e l’innegabile riscontro internazionale raggiunto dai suoi personaggi ci impongono di tenerne conto.

Walter Elias Disney nacque a Chicago nel 1901 e giovanissimo cominciò a disegnare bozzetti pubblicitari, creando insieme al fratello Roy uno studio grafico nel quale si producevano i primi cartoons per il cinema di animazione.

Nel 1928 nacque così il più famoso personaggio dello studio Disney: Mortimer Mouse, che più tardi divenne il conosciutissimo Mickey Mouse. L’esordio di questo personaggio avvenne in un cinema di New York e fu un vero e proprio trionfo.

Ma fu solo due anni più tardi (1° gennaio 1930) che “Topolino” iniziò la sua lunga carriera internazionale tra gli “eroi” della carta a strisce. Presto infatti verrà pubblicato anche in Italia, accolto favorevolmente dalla censura dell’epoca probabilmente anche a causa delle non nascoste tendenze filofasciste di Walt, che nel 1935 fu ricevuto personalmente da Benito Mussolini.

Mickey Mouse crebbe e con lui si sviluppò tutta una lunga serie di personaggi destinati ad eguagliarne la fama: Minnie, Pippo, Pluto, Gambadilegno e la (a noi più simpatica) famiglia dei paperi. 

Mentre il personaggio di Topolino, saccente, presuntuoso e parecchio conformista, risulta antipatico proprio perché ci ricorda, nel suo ruolo di primo della classe ed eterno difensore degli “oppressi”, la nostra sudditanza politica e culturale agli States, Paperino (Donald Duck) riesce anche a farci sorridere di gusto, con le sue strampalate avventure.

Infatti, solo Paperino, eterno scalognato e calamita vivente di disgrazie, esce fuori dai canoni tipicamente americani nei quali sono invece profondamente inseriti gli altri personaggi della Disney. Si sa, la sfortuna non ha bandiera e, in ogni caso, non può averne una a stelle e strisce.

Anche gli altri protagonisti delle avventure di Paperino ci appaiono divertenti e non in funzione “colonizzatrice”. Huey, Dewey e Louie (Qui, Quo, Qua) sono i simpatici e birbanti nipoti che riescono quasi sempre a cavare dai pasticci lo sfortunato ed imbranato zio.

Uncle Srooge (Paperon de’ Paperoni) è invece la trasposizione disneyana della figura dell’avaro partorito dalla penna di Charles Dickens. Avido, perennemente timoroso di perdere i suoi beni e sempre alla ricerca di nuove fonti di guadagno, questo personaggio ci fa persino tenerezza. È l’emblema di uno stile di vita che, fondando sul danaro ogni valore, riduce l’uomo schiavo di una logica perversa ed alienante, nella quale non c’è spazio per i sentimenti né per la felicità.

Paperino, invece, sfortunato e quindi eternamente con le tasche vuote può permettersi sentimenti “umani”. Pigro per carattere, incapace di dedicarsi seriamente a qualsiasi attività lavorativa, irresistibilmente attratto dalla “vita spericolata”, Donald Duck rappresenta infatti il perfetto contrario di suo zio Paperone e del collega di Topolinia.

Altro personaggio di questa saga, a nostro avviso ben delineato, è quello di Daisy Duck (Paperina). Fidanzata allo scalognato Donald, Paperina è un simbolo della femminilità: volubile, chiacchierona, sempre pronta al litigio. E’ lei forse il vero grosso problema di Paperino, il quale tenta di tutto, sempre con scarsi risultati, per vivere un rapporto tranquillo con la sua amata.

Molti sono i disegnatori che si sono succeduti nella realizzazione delle storie edite dallo studio Disney. Ricordiamo Ub Iwerks, cui dobbiamo la prima apparizione di Paperino, Al Tagliaferro e soprattutto Carl Barks al quale va il merito di avere inventato la figura di zio Paperone.

Le storie disneyane, fedeli all’impronta prettamente fantastica data dal loro ideatore, sono realizzate con un disegno piatto e semplice. Lo scenario, nel quale si muovono fantastici animali con parvenze umane, deve necessariamente essere irreale. Topolinia e Paperopoli non esistono e di questo se ne accorgono anche i bambini, oggi più smaliziati di quelli di quasi un secolo fa.

La produzione della Disney non si limitò solo alla fumettistica; per il cinema d’animazione furono realizzati veri capolavori come “Biancaneve e i 7 nani”, “Fantasia” e numerosi documentari naturalistici premiati addirittura dal massimo riconoscimento cinematografico americano.

Walt Disney ebbe, inoltre, anche la geniale intuizione di creare il primo grande parco divertimenti tematico per bambini; nel 1955 infatti nella periferia di Los Angeles venne inaugurato Disneyland, destinato ad un successo clamoroso e a svariate imitazioni in tutto il mondo.

Una nota a parte meritano poi i soggettisti e i disegnatori italiani della Disney, come Guido Martina e Angelo Bioletto, che diedero vita al genere parodistico, realizzando dei veri capolavori come “L’inferno di Topolino” ispirato alla Divina Commedia, nella quale un Dante/Topolino guidato da Virgilio/Pippo si inoltra tra i gironi infernali.

In una prossima puntata del nostro viaggio nel mondo del fumetto ci soffermeremo sul personaggio di Asterix, l’antagonista europeo di Topolino. Mentre gli antropomorfi eroi di Walt Disney, sebbene ben disegnati e non privi di ironia, restano comunque lontani dal nostro sentire e sicuramente poco emozionali, Asterix di contra possiede un umorismo, un pathos ed una vivacità che avvertiamo con immediatezza.

Mickey Mouse e il suo creatore avranno, giustamente, sempre un ruolo importante nel mondo del fumetto internazionale; difficilmente potranno ricoprirlo però in quella che, impropriamente, è stata definita “sottocultura” europea.

Achille Biele

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