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BLACK LIVES MATTER: VERITÀ E NARRATIVA NELLE PROTESTE USA

FONTE: https://www.progettoprometeo.it/black-lives-matter-verita-e-narrativa-nelle-proteste-usa/amp/

Black Lives Matter (BLM) è un movimento americano nato in reazione agli abusi di potere perpetrati dalle forze dell’ordine a danno degli afroamericani. Le proteste, nella maggior parte dei casi pacifiche, hanno attratto un enorme seguito negli Stati Uniti ma hanno riscontrato attenzione anche nel panorama internazionale. Si è dunque venuta a creare una narrativa che vede nella comunità afroamericana la vittima sacrificale della società bianca americana, riportando in realtà sotto i riflettori tesi che circa 20 anni agitano il panorama intellettuale americano; ricordiamo in questo senso la pittoresca tesi dello psichiatra J. Metzl che nel suo saggio Dying of Whiteness sottolinea che i bianchi troverebbero nell’accanimento contro le comunità nere uno sfogo per l’ansia razziale che li vede meno vincenti e prolifici degli altri

Alcune richieste di questo movimento appaiono però alquanto illogiche. Tra queste vi è quella di smettere di finanziare le forze dell’ordine, effettivamente smantellandole. Dal sito ufficiale: “Chiediamo un definanziamento nazionale della polizia. Pretendiamo investimenti nelle nostre comunità affinché il popolo nero possa non solo sopravvivere, ma prosperare“. In seguito alle grandi proteste e alle pressioni da parte di attori non statuali, specie dal mondo dello spettacolo, i consigli comunali di alcune città hanno già proceduto a destrutturare la polizia in una serie di comitati di sociologi e assistenti sociali pronti a gestire situazioni specifiche.  Quanto però ad un tradizionale corpo di polizia una consigliera comunale di Minneapolis, principale esponente dell’opera di smantellamento della polizia nella sua città, risponde così: “Molti miei concittadini mi fanno domande come: “Chi chiamo se subisco una violazione di domicilio e se i miei familiari sono a rischio?” Io rispondo che queste domande provengono da una posizione di privilegio e che dovrebbero mettersi nei panni di altri concittadini che vivono situazioni in cui chiamare la polizia potrebbe causare più danni che benefici.”

Ma questo è vero? Secondo le statistiche dell’FBI nel 2019, 8 afroamericani non armati sono stati uccisi a causa della polizia americana. Diversamente, nello stesso anno 50 poliziotti sono caduti sul lavoro a causa di afroamericani. Confrontando questo numero alla totalità dei poliziotti morti in servizio nel 2019, gli uomini afroamericani pur costituendo solo il 6% della popolazione totale statunitense sono la causa del 42%. Sebbene sia necessario specificare che per un afroamericano è 2.5 volte più probabile essere ucciso dalle forze dell’ordine rispetto a un caucasico è altrettanto importante sottolineare come questo abbia molte più possibilità di essere coinvolti in azioni criminose (e dunque potenzialmente pericolose) – dati facilmente consultabili sul sito ufficiale dell’FBI.

Ma allora perché certe cariche politiche, tra cui la cupola della sinistra americana, hanno sostenuto pubblicamente lo smantellamento della polizia? Sicuramente non hanno interesse nello spaventare famiglie suburbane di classe media, parzialmente anche loro base elettorale. Si potrebbe pensare alla volontà di scardinare quella Deep America tradizionalmente conservatrice connaturata ad (alcuni) ruoli istituzionali delle forze dell’ordine, per sostituirvi figure con un approccio più marcatamente liberal, rampolli delle facoltà umanistiche degli elitari college americani. Ovviamente di questo non si ha la certezza, ma quello di cui siamo sicuri invece è che il Pentagono, fino a poco fa anch’esso in mano a forze conservatrici, ha recentemente iniziato per i suoi impiegati dei diversity training simili a quelli che avvengono nei consigli e nelle strutture comunali delle principali città liberal d’America come Minneapolis o Seattle.

Sono sempre delle narrative che iniziano o proseguono i grandi cambiamenti nella storia. La narrativa che i media statunitensi passano è falsa e non basata sulla realtà dei fatti. Se comunemente accettata questa non risulterà meno valida agli occhi della storia di una narrativa veritiera. Informare in merito alla realtà della situazione sociale americana, sottolinearne le diversità e i punti di contatto con l’Occidente europeo è l’unica soluzione per evitare che questo tipo di cultura della cd white guilt passi in forze l’Atlantico e sbarchi nel Vecchio Continente; per evitare insomma che le asserzioni di intellettuali come Rhea Boyd, pediatra e avvocato sanitario, che nella recensione al saggio di Metzl esorta a “eliminare la whiteness, il sistema, la way of life, la filosofia, rea di produrre delitti (quella bianca)”, non prendano piede negli Stati europei. In questo senso è importante dunque chiarire ed informare sulla tematica dei conflitti culturali che in futuro assumerà una incidente rilevanza nel nostro paese e nel nostro continente, per arrivare pronti a una delle sfide sociali più importanti del secolo.

Edoardo Cascioli

FONTE: https://www.progettoprometeo.it/black-lives-matter-verita-e-narrativa-nelle-proteste-usa/amp/

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