EUROPANAZIONE

POLITICA

L’EUROPA È NATA. LE DESTRE ITALIANE NON ANCORA

FONTE: https://www.electoradio.com/mag/commentarii/36359

“L’Europa è finalmente nata”. E tutti a festeggiare il parto più lungo della storia. Non importa se si calcolano gli anni a partire dalla creazione della Ceca o dall’introduzione dell’euro: il tempo è in ogni caso inaccetabilmente lungo, eccessivo. A far da levatrici in questo parto ritardato sono state tante figure, a partire da Merkel e Macron per finire con Ursula von der Leyen.

L’Europa carolingia, francotedesca. Con i Paesi Sado a frenare, con i Paesi Visegrad a tifare per l’Europa mediterranea capeggiata da Macron.

Una grande assenza: l’Italia. Perché essere protagonisti significa qualcosa di diverso rispetto al ruolo di accattoni. Ed è vero che l’Europa si è unita in questi giorni proprio per valutare come sostenere l’Italia degli incapaci. Però non basta essere i destinatari degli aiuti (da restituire) per trasformare gli asini in purosangue.

Poteva andare diversamente? No. Le patetiche figure che rappresentano questo Paese non hanno la statura politica necessaria per ambire ad altro. Quando si è affidato il ministero degli Esteri a Giggino si sapeva che si sarebbe rinunciato alla politica estera. Con Lamorgese si sapeva che non si sarebbero difesi i confini italiani, con Azzolina si sapeva che la scuola non sarebbe migliorata, con Gualtieri e Patuanelli si sapeva che le politiche economiche sarebbe stato meglio farle scrivere da qualche funzionario di Bruxelles.

Però, adesso, l’Europa si è compattata ed ha spiazzato le destre italiane e francesi. Non quella ungherese, che si è dimostrata più furba. Salvini e Meloni sono finiti in un angolo. Anche perché, non avendo la possibilità di comunicare al di là di qualche tweet, non possono neppure sottolineare i limiti del Recovery Fund. Sempre che qualcuno glieli spieghi.

La grancassa mediatica comunica che l’Italia sarà sommersa di aiuti. Che ci saranno soldi per riforme e investimenti. Un’opposizione almeno decente si confronterebbe su quali riforme, su quali investimenti. Non con gli slogan “più soldi per tutti” come nel periodo degli arresti domiciliari. Ma con proposte, idee, programmi. Quali settori privilegiare, quale futuro immaginare per l’Italia, quali rapporti internazionali rafforzare.

Pensare al futuro, insomma. O, più semplicemente, iniziare a pensare…

Augusto Grandi

FONTE: https://www.electoradio.com/mag/commentarii/36359

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