EUROPANAZIONE

POLITICA

L’EUROPA COME STATO E L’EUROPA COME NAZIONE SI FARANNO CONTRO GLI USA (JEAN THIRIART)

FONTE: https://nemicidelsistema.blogspot.com/2020/07/leuropa-come-stato-e-leuropa-come.html?spref=fb&m=1

La costruzione europea nata dal Trattato di Roma (25 Marzo 1957) deve condurre all’Europa come Stato. E’ una costruzione valida, indispensabile e non è il suo carattere tecnico che dovrebbe farcela condannare in nome di un certo sentimentalismo. L’Europa del Mercato Comune è una buona cosa. Ma essa è troppo limitata nelle sue ambizioni. Essa mira alla realizzazione di strutture statuali. È allo stesso tempo molto e poco. L’Europa sarà compiuta solo quando essa sarà, insieme, Stato e nazione, vale a dire strutture e coscienza. Noi siamo storicamente i primi, e i soli, ad aver espresso la volontà di realizzare ciò. La nostra tendenza comunitarista è la fonte dalla quale scaturì per la prima volta il concetto di nazionalismo europeo. Questo è essenzialmente diverso, di fatto é diametralmente opposto, a quelli delle Europe egemoniche (Europa francese di BONAPARTE o di DE GAULLE ed Europa germanica di HITLER) e a quello dell’Europa delle patrie. La differenza tra l’Europa come Stato e l’Europa come nazione è quella che esiste tra l’inorganico e l’organico, tra la materia e la vita, tra la chimica e la biologia, tra l’atomo e la cellula. 

IL TRADIMENTO DEI REGIMISTI

Tutti i governi europei occidentali sono usciti dai furgoni anglosassoni nel 1945. Sono i collaborazionisti degli occupanti, in via diretta o come filiazione. Perciò le costruzioni politiche europee dei regimisti sono ipotecate dai nostri occupanti. La prova di questa ipoteca, di questo tradimento dello scopo, appare un po’ dovunque, ma in modo esplicito e clamoroso in un documento ufficiale del “Parlamento europeo” (sic): “L’Unione europea ha lo scopo di promuovere l’unità dell’Europa…”.Molto bene, perfetto. Ma poco oltre leggiamo: “…l’adozione di una politica di difesa comune, nel quadro dell’Alleanza Atlantica, che contribuisca al rafforzamento dell’Alleanza Atlantica”. Ecco dunque la confessione, ben evidente, ben esplicita. La confessione che questa “Europa” è solo un’appendice dell’imperialismo americano, poiché l’Alleanza Atlantica è il pescecane americano attorniato dagli sgombri europei regimisti. L’Europa ufficiale non perviene a costituirsi poiché essa è impastoiata nella contraddizione esplicita di fare una nazione che già in partenza si riconosce essere alla dipendenza di un’altra. Oscenità, ipocrisia. 

L’EUROPA DOVRÀ FARSI CONTRO GLI AMERICANI 

Una nazione si definisce specialmente per quanto la differenzia dalle altre, per il suo carattere, per i suoi intendimenti, per i suoi interessi. Quelli che affermano di fare l’Europa e che nello stesso tempo trovano negli Stati Uniti il modello perfetto di società, modello che si deve solo copiare, e che ritengono che ogni guerra americana sia anche la nostra, sono in contraddizione con sé stessi. Perché fare l’Europa se gli Stati Uniti sono perfetti? S’ingrandiscano gli Stati Uniti, sarebbe più logico. La cricca dei pretesi “Europei” che ogni sera recitano le loro preghiere prosternandosi verso Washington farebbe meglio a proporci l’Inghilterra come cinquantunesimo Stato americano, la Germania come cinquantaduesimo, l’Italia come cinquantatreesimo. Poiché quella è la realtà. Vi è una contraddizione assoluta, esplicita, concettuale, tra il fatto di essere Europei e il fatto di essere pro-americani. Chi si dice pro-americano si mette al bando dell’Europa, che si tratti della socialdemocrazia o di qualche citrullo d’estrema destra. Chi collabora con gli Americani è un traditore dell’Europa. 

L’EUROPA SENZA RISCHI: IDIOZIA 

Intellettuali candidi, talora benintenzionati, sperano di fare un’Europa con mezzi pacifici, ragionevoli. È un sogno. La storia si svolge attraverso convulsioni e battaglie, attraverso lo sforzo e il sacrificio. Una nazione si fa, segnatamente, contro qualcosa, contro dei nemici. Non soltanto gli Stati Uniti sono storicamente i nemici dell’Europa nascente sul piano oggettivo, essi dovrebbero esserlo anche sul piano psicologico. Una nazione ha bisogno di nemici per costituirsi, per conservarsi. Vivere col nemico di fronte crea l’unità, crea la salute morale, sostenta la forza di carattere. Per noi non è questione di chiedere l’Europa ma di prendere l’Europa. Oggettivamente mai alcuno Stato egemonico (come gli USA in questo momento nei confronti dell’Europa) ha elargito l’indipendenza ai suoi vassalli, ma tutt’al contrario è stato loro giocoforza prendersi l’indipendenza. L’Italia si fece, insieme, contro gli Austriaci e contro i Francesi. L’Europa si farà contro gli Americani. Una nazione si forgia nella lotta e si tempra col sangue. I rischi sono grossi ma bisogna correrli. La vita è rischio continuo. Il rischio dev’essere voluto, calcolato. Un’Europa senza rischi è una chimera smentita da ogni esperienza storica. 

LO SCUDO E IL CALENDARIO 

Il grande argomento specioso dei filoamericani infami è quello dello “scudo americano”. Cos’è questo scudo? Esangue nel 1945, convalescente nel 1955, l’Europa è oggi sul piano industriale ed economico una fucina traboccante di salute. La protezione americana – contro l’assalto staliniano – era indispensabile nel 1948, utile nel 1951 (nello spirito dell’epoca). Oggi non è più la stessa cosa. Per fabbriche, per risorse economiche, per uomini, già la sola Europa occidentale non ha più bisogno degli Americani. Che se ne vadano, quindi. Nessuna gratitudine ci deve legare a loro, essi sono venuti in Europa per i propri interessi e non per i nostri. Nel 1949 potevamo essere filoamericani per ipocrisia e per interesse. Oggi non più. L’Europa occidentale da sola è abbastanza potente da mettere in piedi molto facilmente una forza militare in grado di respingere ogni potenziale avversario. Tutto sta nel volerla, questa forza militare, quindi di volere l’unità politica dell’Europa. Chi afferma che non si può fare a meno degli Americani non fa nulla perché se ne possa fare a meno. Lo “scudo americano” è l’alibi dei vili, è l’alibi degli infingardi, è l’alibi degli impotenti. L’ipocrita costruzione americana è la seguente: essi dicono, a fior di labbra, che se ne andranno dall’Europa quando saremo abbastanza forti per difenderci da soli (lo dicono ma non lo pensano), e allo stesso tempo fanno di tutto affinché noi non siamo mai abbastanza forti da soli. Lì sta la chiave di questa sfrontata menzogna. Gli Stati Uniti non vogliono venderci gli armamenti atomici né affidarceli nel quadro della NATO. La NATO è dunque una truffa (il pescecane e gli sgombri – vedi sopra), poiché vi si trovano alleati di prima classe (gli USA) e alleati di seconda classe (i piccoli paesi europei), avendo diritto alla bomba i primi e i secondi non avendone diritto. Gli Americani sono sufficientemente realisti per sapere che la fine della loro occupazione militare in Europa sarebbe seguita in capo a sei mesi dalla fine del loro dominio politico. Perciò gli Americani non possono sinceramente considerare la propria partenza. Gli Americani, a buona ragione, non hanno fiducia in una libera associazione Europa-USA su basi di parità. Essi sanno bene che un’Europa forte, indipendente, NON sarà un’alleata degli USA. Perciò gli Americani faranno di tutto per restare sempre militarmente indispensabili in Europa. La tesi dei collaborazionisti pro-americani secondo la quale noi non possiamo fare a meno degli Americani è ipocrita, farebbero meglio infatti a confessarci di non volerne fare a meno. L’argomento dello “scudo americano” sarebbe valido solo a due espresse condizioni:

– Accesso immediato a tutte le armi atomiche per gli Europei della NATO 

– Calendario preciso del cambio delle truppe americane con le truppe europee

Nessuno dei due punti è rispettato, né lo sarà. Andrò anzi più in là di questo piano prudente. Dirò anzi che è augurabile che le truppe americane levino il campo anche prima che il calendario sia fissato. Quando l’Europa avrà paura essa ritornerà padrona di sé. Attualmente l’Europa è pigramente vile al riparo dello “scudo americano”. Per accelerare la presa di coscienza dell’Europa bisogna deliberatamente desiderare un pericolo. Sono la necessità, l’urgenza, l’imminenza che desteranno l’Europa. Occorre quindi accettare e auspicare i rischi di un cambiamento precoce, di un cambiamento pericoloso. Per cementare l’Europa, occorrerà metterla parzialmente in pericolo. Questo non è sfuggito ai capi della Francia nel 1792…. Non si crea una nazione con discorsi, con pie intenzioni e con banchetti. Una nazione si crea con fucili, con martiri, con pericoli vissuti in comune. Nei fatti i filo-americani sono dei cialtroni, della gente che non ha voglia di battersi nemmeno all’occorrenza. Essi accettano l’umiliazione dell’occupazione americana per non doversi battere essi stessi. È la stessa condizione di spirito della borghesia francese sotto l’occupazione germanica nel 1942. Costoro si credevano molto scaltri nel dire “i tedeschi crepano sul fronte russo per proteggere le nostre casseforti”. Si credevano molto scaltri e non si accorgevano di essere dei grandi vigliacchi. Una simile tradizione non si abbandona. La medesima ignobile borghesia che si faceva proteggere dallo “scudo germanico” nel 1942 accetta oggi, compiacendosene, di farsi proteggere dallo “scudo americano”. Dacché i loro dividendi sono protetti, essi sono soddisfatti. Ma se questa gente ha la paura fisica della partenza degli Americani, è perché allora essi dovrebbero far da soli; noi, non abbiamo paura. Qui sta il fossato che ci separa dalla cricca dei collaborazionisti filoyankee. 

LE SOLUZIONI GARIBALDINE

L’unità italiana si fece con l’apporto di differenti fattori: l’idealismo e la magnifica preveggenza di MAZZINI, l’epopea d’azione di GARIBALDI, i calcoli di CAVOUR. Un complesso inseparabile. Sul piano puramente militare l’azione garibaldina fu insignificante. Sul piano storico essa fu essenziale, determinante. Fu grazie a GARIBALDI che il sangue fu versato. E quando il sangue è stato versato un fossato si scava tra l’occupante e l’occupato. Un fossato che obbliga tutti a prendere chiaramente partito a favore dell’occupante o contro. Dopo i primi morti non vi è più posto per i “sì, ma”, i “forse”. Il fenomeno si è verificato in Algeria fra il 1954 e il 1962. Nel 1954 numerosi Algerini potevano ancora difendere, a buon diritto, la tesi dell’occupazione francese come “male minore”. Nel 1960 nessun Algerino poteva farlo più. Il fossato era stato scavato dai morti. Che lo sia stato artificiosamente, deliberatamente, non cambia nulla. Durante l’occupazione germanica i comunisti si comportarono in tal modo. Uccisero soldati germanici del tutto innocenti, con una palla nella schiena. Le autorità occupanti caddero nella trappola: fucilarono dei francesi a loro volta del tutto innocenti. La macchina a quel punto si era messa in moto, l’irrimediabile era accaduto. Ciò non poteva trovar fine se non con la distruzione totale dell’uno o dell’altro. Si poteva essere attendisti nel 1940, non più nel gennaio 1945. Quando GARIBALDI ebbe avuto i suoi primi cento morti nelle fila dei soldati irregolari, l’Italia iniziava a sentirsi in obbligo di chiudere la faccenda a cannonate. Fu ciò che fece. Anche l’Europa dovrà farsi contro i suoi occupanti. Se il “ricatto” è ben fatto ciò si realizzerà senza troppo sangue o addirittura senza violenze. Ma è probabile che il “ricatto” per la partenza dei nostri occupanti sarà spaventosamente rafforzato da “azioni garibaldine”. Attraverso una duplicità patriottica molto politica, come quella di GARIBALDI e CAVOUR, noi faremo partire gli occupanti. Un rivoluzionario europeo deve quindi fin d’ora contemplare come un’ipotesi di lavoro un’eventuale lotta armata insurrezionale contro l’occupante americano. Colui al quale questa ipotesi fa paura non è un rivoluzionario. Non è neanche un nazionalista europeo. Quando si vuole il fine si vogliono i mezzi. Quando si vuole l’Europa si vogliono tutti i mezzi per farla. 

L’EUROPA CHE DOVREMO FARCI DA NOI

L’Europa regimista non riesce nella costruzione dell’Europa, sia per causa dei secondi fini piccolo-nazionalisti sia per causa della catena americana al piede. L’Europa del Trattato di Roma non si compirà da sé. Dovremo essere noi a fare l’Europa, facendocela da noi. La cosa si fa oggi evidente: l’Europa è stata un pretesto per alcuni politici, per farsi valere. Ognuno ha calcolato ciò che poteva ricavare dall’Europa, per sé come pubblicità o per il suo paese come vantaggi economici egoistici. Di calcolo in astuzia, di menzogna in ipocrisia, l’Europa ufficiale è adesso in un vicolo cieco. Lo è perché i suoi promotori non avevano la volontà di farla. Tutt’al più ne avevano, certuni, il vago e pio desiderio. Noi dovremo dunque fare l’Europa da noi stessi. farla mediante un grande PARTITO STORICO, mediante un grande PARTITO PATRIOTTICO NAZIONAL-EUROPEO. Occorrerà operare direttamente sugli eventi, eliminare dalla scena politica i governanti anti-europei e punzecchiare di baionetta le natiche degli esitanti. Sono più che mai persuaso che l’Europa sarà fatta da un PARTITO che costringerà a fare l’Europa, da un PARTITO che darà all’Europa una coscienza di sé stessa, da un partito preparato all’impegno ideologico o di passione politica, legale o illegale, dialettico o violento. Ieri c’è voluto il NEO-DESTUR per fare la Tunisia, l’ISTIQLĀL per fare il Marocco, il FLN per fare l’Algeria, come un secolo fa ci volle il Risorgimento per fare l’Italia. Per partorire l’Europa-nazione ci vuole un partito. Noi lo prepariamo.

Jean Thiriart

FONTE: https://nemicidelsistema.blogspot.com/2020/07/leuropa-come-stato-e-leuropa-come.html?spref=fb&m=1

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