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KINOWA, IL TERRORE DEGLI INDIANI

Vogliamo questa volta parlare di un fumetto che, assai caro al ricordo degli anni della nostra adolescenza, è quasi sconosciuto alle nuove generazioni: Kinowa, il terrore degli indiani!

Questo personaggio, nato tipograficamente il 30 aprile 1950, fu creato da Andrea Lavezzolo e realizzato graficamente inizialmente da tre grosse firme del fumetto (Sinchetto, Guzzon e Sartoris), che si erano unite dando vita al gruppo EsseGesse, che diventerà famoso negli anni sessanta per aver inventato personaggi del calibro del “Grande Blek”, “Capitan Miki”,  “Alan Mistero” e il “Comandante Mark”, di cui ci occuperemo in altra occasione. Dopo la EsseGesse spettò poi ai disegnatori Franco Oneda e Pietro Gamba portare a termine la saga di Kinowa che si concluse nel 1953, anche se negli anni ’60 le vecchie storie a strisce furono riproposte nel formato comic book.

Le avventure di Kinowa hanno inizio con un attacco indiano ad una carovana di pionieri, alla quale, insieme alla moglie Mary e al figlioletto Jack, si era unito Sam Boyle, un pacifico uomo di frontiera che, nel marasma che aveva fatto seguito alla sanguinosa guerra civile americana, era alla ricerca di verdi pascoli dove poter ricostruire un ranch.

L’assalto termina con il massacro di tutti i componenti della carovana: Mary è uccisa da una freccia indiana; Sam, sopraffatto dagli avversari, cade e viene orribilmente scalpato, mentre il piccolo Jack, miracolosamente illeso, è condotto via dai pellerossa. Boyle però non muore e, seppur tra atroci sofferenze, riuscirà a mantenersi in vita nel carnaio in cui era stato abbandonato, sorretto da un solo motivo di sopravvivenza: la vendetta!

Questi drammatici avvenimenti lasceranno profonde ed indelebili ferite sul fisico e nella psiche del nostro eroe che, da tranquillo uomo del west, si trasformerà in una furia vendicatrice, che non conosce alcuna pietà per i nemici dalla pelle rossa.

Per dare un carattere sacrale alla sua opera di giustizia, Sam assume una identità segreta e misteriosa, celando il volto con una terrificante maschera di pelle di anitra: così nasce Kinowa, che presto diviene una leggenda temuta da tutti gli indiani, i quali vedono in lui uno spirito impalpabile e distruggitore, un nemico sovrannaturale della loro razza.

La trasformazione di Sam nell’orrendo “spirito dell’odio” avviene generalmente fuori campo, quasi a voler sottintendere una metamorfosi mistica del personaggio; è una lucida e magica follia a guidare Kinowa nelle sue cavalcate notturne in groppa al fedele Bingo, allorquando, dopo aver annunciato la sua azione vendicatrice con una risata ossessiva colpisce gli odiati nemici dalla pelle rossa, scalpandoli e marchiando loro la fronte con soddisfatto sadismo.

Sam Boyle continuerebbe in eterno la sua opera di giustizia privata, se non accadesse un fatto nuovo che lo traumatizzerà non meno della tragica perdita dello scalpo; il figlio Jack, da lui creduto morto nel tragico giorno dell’assalto indiano, è divenuto capo di quella stessa tribù che lo aveva rapito ed allevato.

Penna Rossa (nome con cui è conosciuto tra i pellerossa il figlio di Sam) è l’unico indiano che non fugge inorridito all’apparire della terrificante maschera di Kinowa; anzi, dimostrando una fierezza d’animo insolita per un pellerossa (ricordiamoci che questo è il periodo della storia del fumetto western nel quale gli indiani sono ancora visti come rozzi selvaggi da colonizzare), ha addirittura il coraggio di cercarlo per poter “affondare la lama del suo coltello nel cuore del nemico giurato della sua gente”.

Quando, dopo una serie di movimentate avventure, avverrà finalmente il riconoscimento tra Jack e il padre, l’odio di Sam per i rossi verrà alquanto mitigato dalla gioia per il ritrovamento del figlio creduto morto; infatti, appurato che ormai Penna Rossa è un indiano a pieno titolo, accetta di buon grado che sia lui, piuttosto che altri, a guidare la tribù, operando per la prima volta un distinguo tra indiani buoni e indiani cattivi.

A questo punto sembrerebbe quasi giunta l’ora di appendere al chiodo la brutta maschera di Kinowa; la sete di vendetta di Sam è stata infatti ampiamente appagata (si è perso il conto delle cotenne indiane collezionate da Kinowa) mentre il felice ritrovamento di Jack dovrebbe aver reso meno duro il cuore al nostro eroe; invece l’identità segreta di Boyle continuerà ad esistere perché Kinowa non è affatto solo un fittizio travestimento, ma è ormai un aspetto profondo della personalità di Sam che, affiancato dal figlio Jack e dallo scout Long Rifle, indirizzerà la sua furia verso tutti i malvagi che imperversavano nel vecchio West, rossi o bianchi che fossero.

Nel settembre del 1976, vedemmo con piacere riapparire in edicola la ristampa cronologica di questo bel fumetto pubblicato dalla Dardo; ma, stranamente, dopo pochi numeri un laconico comunicato dell’editore ci informò che le avventure di Kinowa non sarebbero state più ristampate; mentre nella vicina Francia la serie è andata invece avanti per anni.

Pertanto l’esistenza di Sam Boyle è costretta a restare legata soltanto al ricordo di quei pochi fortunati che ebbero la possibilità di leggerlo nella sue prime edizioni.

Kinowa bandito dalla nostra società, che mal digerisce le sue contraddizioni, ormai cavalca solitario nelle sconfinate praterie della fantasia, eternamente in cerca di appagare la propria sete di vendetta.

Achille Biele

  1. Anton

    “Kinowa” è stato recentemente (2017) ristampato da IF:

    https://www.lospaziobianco.it/ritorno-kinowa-leggi-linizio-saga/

    Tramite le ristampe di questa casa editrice, ho avuto modo di recuperare diverse serie a fumetti, una su tutte “Ralph Kendall”, disegnata da uno dei miei disegnatori preferiti: Arturo Perez Del Castillo.

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