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KULTURA

NÉ DI DESTRA NÉ DI SINISTRA, SEMPLICEMENTE TEX WILLER

Nel panorama della produzione fumettistica italiana Tex Willer occupa un posto di primaria importanza sia per il grande successo ottenuto, che trasversalmente ha coinvolto tante generazioni e le più svariate visioni del mondo, sia per la sua collocazione tra quei personaggi di carta “scomodi” alla cultura dominante.

Il considerevole numero di lettori (una tiratura che negli anni d’oro dell’editoria ha superato le 500mila copie) conquistati da questo italianissimo cartoon lo ha spesso reso argomento di saggi e discussioni sociologiche.

Tex, ideato da Gian Luigi Bonelli e realizzato graficamente da Aurelio Galleppini, fa la sua prima apparizione in edicola nel lontano 1948, nella collana Edizioni Audace di Tea Bonelli. Quando avviene l’exploit del nostro eroe l’Italia era invasa da centinaia di periodici a fumetti che si rifacevano al genere western; erano gli anni della cosiddetta “ripresa” ed il fumetto, ormai “spurgato” dalle infezioni retoriche del ventennio fascista, si avviava verso i nuovi tempi, adeguandosi alle innovative concezioni di progresso e di libertà.

L’epopea western (cavallo di battaglia del risorgente fumetto italiano) era visto come uno dei principali momenti della avanzata del progresso civile in quella grande nazione americana destinata a divenire paladina delle libertà democratiche di tutto l’Occidente.

La politica di aggressione e di sistematico annientamento condotta contro il popolo pellerossa, lungi dall’esser vista come un autentico genocidio assumeva, grazie a tutta una letteratura fiorita in quegli anni sull’argomento, i toni di una guerra santa contro la “barbarie” e “l’ottusità” di questa razza “incivile” che non aveva alcuna intenzione di cedere il passo (e i propri territori) ai tempi moderni.

In questo contesto di plauso e di esaltazione della nascente era dei consumi, Gian Luigi Bonelli, utilizzando il suo personaggio, solleva una voce fuori da coro tentando di far comprendere che, al di là del benessere materiale e del progresso tecnologico, ci sono dei valori dell’uomo che rischiano di essere stravolti o di scomparire.

Di questi valori (dignità, lealtà, libertà) sono appunto depositari i pellerossa che appaiono nelle avventure che Tex vive al fianco di quella fiera razza che, depredata delle proprie terre in nome di un malinteso concetto di progresso, preferì l’olocausto alla resa.

Sin dai primi albi di questo fumetto Tex Willer ha rapporti con gli indiani, in difesa dei quali egli si schiera inizialmente solo perché spinto da un suo personale senso di giustizia, che lo vuole sempre pronto a battersi contro ogni tipo di prepotenza. Ben presto, però, il nostro eroe si rende conto che il problema del popolo rosso è molto complesso e che non può essere risolto soltanto raddrizzando qualche lampante caso di ingiustizia.

Bonelli a questo punto fa sposare il suo personaggio con Lilyth, la bella e dolce figlia del capo navajo Freccia Rossa, suggellando, mediante un patto di sangue, la sua definitiva adesione alla causa del popolo pellerossa. Tex gode di popolarità e stima in quasi tutto il West, per cui riesce facilmente a farsi nominare agente governativo della riserva dei Navajos e, grazie a questa carica, cercherà sempre di evitare alla tribù, a cui ormai appartiene, la triste sorte (stermini e riserve-lager) già toccata alla quasi totalità delle genti rosse.

Dopo la morte del suocero, Aquila della Notte (nome con cui Tex è conosciuto dagli indiani) assume il comando di tutti i Navajos delle pianure, enunciando nel suo discorso di insediamento la linea politica che intende adottare. Il rituale dell’elezione del capo prevedeva che questi chiarisse la sua volontà in merito ai rapporti con i bianchi con la sepoltura della scure (lama in alto se si vuole seguire il sentiero di guerra, lama in basso invece per la pace). Aquila della Notte, dimostrando grande saggezza, sceglie di seppellire la scure con la lama diritta, per una pace che non fosse mera rassegnazione, perché egli non intende “che i Navajos sopportino offesa alcuna”.

Come guida della tribù Tex non cercherà mai di interferire nei costumi e nei riti del suo popolo; anzi sarà egli stesso ad integrarsi totalmente nella comunità rossa, accettandone tutti gli aspetti: si sposa mediante l’antico rito del matrimonio di sangue; entra far parte della “fratellanza indiana”, setta mistico religiosa a cui fanno capo i più importanti sciamani; si cinge della “cintura di Wampum” che gli assicura un sacro rispetto da parte di tutte le nazioni rosse; in più occasioni accetta di battersi secondo le cruenti regole dei duelli indiani.

Il pellerossa è un guerriero leale che non mercanteggia il proprio onore, non conosce l’interesse personale, si dona completamente alla causa del suo popolo, in una visione del singolo e della comunità lontanissima da quell’accozzaglia di politicanti e mercanti senza scrupoli di cui è composta la crescente società statunitense. E, quando la prepotenza bianca minaccia troppo da vicino la sopravvivenza del suo popolo, Aquila della Notte non esita a schierarsi, anche con le armi, contro gli uomini della sua stessa razza. In più occasioni, infatti, i Navajos guidati da Aquila della Notte infliggono cocenti sconfitte all’esercito degli States. Ovviamente, Tex si rende conto di non poter sostenere una guerra di liberazione, che porterebbe solo ad una più rapida fine il suo popolo; ma non accettando la pavida rassegnazione sceglie la via della guerriglia, laddove la situazione non possa risolversi per via diplomatica.

Tex Willer è anche un “ranger del Texas”, sempre in servizio e sempre disponibile a rincorrere, tra gli stupendi scenari dell’ovest americano, banditi e prepotenti di ogni risma. Non gli è mancata occasione per partecipare, in modo abbastanza neutrale, alla guerra civile che insanguinò gli Usa verso la metà del XIX secolo. Ha spesso affrontato battaglie “mistiche” contro avversari del calibro di Mefisto e di suo figlio Yama ed ha, a modo suo, debellato in varie cittadine della costa occidentale la mafia cinese e il mercato dell’oppio; addirittura si è imbattuto in un extraterrestre.

Molto forte, poi, è per Tex il vincolo di “cameratismo” che lo lega ai suoi pards: Kit Carson, pimpante “vecchietto” che gli è a fianco soprattutto nelle missioni “rangeriane”; Tiger Jack, il fido navajo sempre pronto a proteggergli le spalle; Kit Willer, il figlio che Tex ha avuto dal matrimonio con Lilyth.

Insomma tanta avventura, rivisitazioni storiche, valori tradizionali e una buona dose di anticonformismo.

Qualche decennio fa però un’associazione in difesa dei consumatori ha denunciato alla magistratura milanese l’editore di Tex, Sergio Bonelli, perché secondo l’accusa, in un albo della serie sarebbero contenute “alcune frasi che istigherebbero a somministrare ai minori tabacco ed alcol”. Da quel giorno abbiamo notato che Tex è divenuto più sobrio e sempre più attento al “politicamente corretto”, tanto da limitare non solo il fumo e il whiskey, ma addirittura da evitare, come accadeva nel passato, di rivolgersi ai suoi avversari negri con epiteti del tipo “muso di carbone” o “palla di neve”. Speriamo, comunque, che a nessuna lobby vegana venga adesso in mente di denunciarlo per le famose bistecche alte quattro dita con cui gozzoviglia con Kit Carson in tutti i trading post del West.

Oggi questo fumetto, pubblicato da Davide Bonelli, figlio di Sergio e nipote di Gian Luigi, ha superato i 700 albi e continua a conquistare nuovi lettori, mantenendo inalterata la originaria impostazione editoriale, arricchita recentemente da una nuova serie mensile dedicata al giovane Tex Willer: insomma, siamo davvero davanti ad un fenomeno editoriale che meriterebbe più approfondite analisi.

Ma Tex è di destra o di sinistra? Non lo sapremo mai. Forse perché non appartiene affatto alle rigide categorie ideologiche in cui gli uomini di oggi sono stato inscatolati. Lui è semplicemente Tex!

Achille Biele

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