EUROPANAZIONE

SPIRITO ANTIMODERNO

IL KALEVALA

La civiltà di milioni di europei accomunati da origini e storia è oggi messa a serio repentaglio da una situazione storica che, forte della cultura dominante ormai assunta dai più per riflesso condizionato, propende chiaramente per la promiscuità tra genti, divenute così prive di retroterra ed allineate al basso livello della società dei consumi. 

È per riflesso condizionato dalle pubblicità e dalle mode che per esempio innumerevoli giovani riscoprono oggi la festività di Halloween soltanto perché da oltre oceano ce ne è giunta una sua versione volgarmente commerciale, ma ne ignorano l’ancestrale significato così come ignorano tante altre festività di cui dovremmo essere fieri tribuni.

Questo piccolo esempio è uno dei tanti sintomi di questo deprimente stato di cose, in cui la superficialità e l’ignoranza sono di gran lunga più in auge dell’interesse per la salvaguardia di noi stessi in quanto vivaci e devoti testimoni di un passato che ci appartiene quanto il sangue che ci scorre nelle vene. 

È da parte di chi come noi ama la propria terra e rispetta la specificità di ogni popolo, con particolare considerazione verso quelli d’Europa, che deve partire un lavoro di riscoperta delle radici e di rivendicazione culturale. Può essere considerato poco, ma è già qualcosa e va fatto poiché fortemente sentito; non farlo sarebbe un delitto verso noi stessi, per quello che siamo. 

Approfitto delle mie origini per metà finlandesi per raccontare quello che è il poema nazionale della Finlandia, il Kalevala. Composto nella metà dell’ottocento, si tratta di un ciclo di avventure degli eroi mitologici finlandesi dove vengono raccontate le gesta dei popoli finnici. L’epopea finnica prende il nome dal mitico fondatore della stirpe dei Finni, Kaleva, ma più specificamente il termine Kalevala significa letteralmente “Terra di Kaleva”, la Finlandia, o meglio l’area tra la Finlandia centrale e la Carelia. Era usanza di questa gente, ritrovarsi nelle fredde e buie sere invernali ad ascoltare le gesta dei vari eroi, creatori del mondo e della cultura del loro popolo. Questo poema ha contribuito a creare la lingua finnica, il racconto veniva cantato dall’aedo aiutato dal ritmo battuto su un tamburo col bordo di betulla e la pelle di renna. L’effetto era ipnotico ed atto a riprodurre uno stato di trance, e c’è chi sostiene che l’incontro portasse in se valenze sciamaniche e contenuti esoterici; il riferimento è al Kalevala antico, così come era cantato e non edulcorato dallo spirito moralistico luterano ottocentesco. Sulle origini di questo poema, è stato calcolato che la struttura metrica risale a circa 2500-3000 anni fa, periodo in cui tribù proto-finniche abitavano già nei pressi del Golfo di Finlandia. 

Il canto tradizionale rimase un elemento vitale della cultura finnica fino a quando, dopo il 500, la riforma luterana decise di spezzare le radici tra i finlandesi e i loro padri dichiarandolo proibito perché pagano; iniziò a scomparire prima nelle regioni occidentali, poi in gran parte della Finlandia, resistendo quasi solo in Carelia. 

Nell’ottocento invece la Finlandia era considerato uno dei centri europei più importanti per gli studi sul folklore, grazie anche agli ideali del Romanticismo che si sono fatti strada nell’università di Turku, dove un piccolo gruppo di studenti aveva iniziato ad interessarsi di folklore come strumento dell’affermazione dell’identità nazionale. È in questo periodo di fermento culturale che avviene una riscoperta del Kalevala che lo conduce fino a noi.

Nella visione nazionalistica Kaleva è ancora oggi visto come una personificazione della Finlandia. Una gran parte dei canti presenti nel Kalevala sono prestiti fatti ai Finni dai loro vicini svedesi e russi, ma è altrettanto interessante notare che molte leggende cristiane sono state inserite nel metro nazionale e che a queste si siano adottati antichi racconti ed antichi eroi di Runot pagani. Ciò è riscontrabile per esempio nel runo (ossia pensiero segreto, mistero) 47-49, dove la liberazione del sole è in origine opera “del figlio unigenito di Dio, Gesù” il quale lo tolse dal nascondiglio di Pohja, sfuggendo poi ai suoi persecutori con mezzi simili a quelli adoperanti da Lemminkäinen in una delle sue avventure. 

Il Kalevala racconta della lotta dei tre personaggi, definiti “figli di Kaleva”, Väinämoinen, appunto Lemminkäinen e Ilmarinen contro Louhi, signora del paese di Pohjola (la Terra del Nord, rivale di Kalevala, la terra del Sud) per il possesso del Sampo. Quest’ultimo, oggetto magico della mitologia finnica, capace di macinare ricchezza e gioia per chiunque la possieda, è forgiato dal Dio fabbro Ilmaren. Il Sampo viene favoleggiato da Väinämöinen alla strega Louhi per ottenere la mano della fanciulla di Pohjola, il vecchio vate promette alla strega di inviarle un fabbro in grado di forgiare lo strumento, ed una volta tornato a casa, invia a Pohjola Ilmarinen che viene accolto con onori ed esortato a mettersi al lavoro. Terminata l’opera, la strega nasconde il Sampo sotto un colle con nove lucchetti per nasconderlo, mentre Ilmarinen chiedeva la stessa fanciulla di Pohjola come ricompensa. Per la riconquista del Sampo, Väinämöinen ingaggia una battaglia sul mare con le genti di Pohjola, dove il Sampo stesso viene distrutto, ma alcune navi naufragano proprio nella terra di Kaleva, dandole prosperità e il seme dell’orgoglio dell’appartenenza. Nell’ultima parte del Kalevala è Kaleva stesso, difeso da Väinämöinen a doversi riparare dalle devastazioni della strega Louhinel e cercare di vendicarsi prima con un grande orso, poi con il furto del Sole e della Luna. 

Da ricordare come il Kalevala sia stata una delle fonti usate da Tolkien come ispirazione per la composizione dell’opera Silmarillion. Tolkien era affascinato da questo strano popolo e questi nuovi dei, questa razza di eroi scandalosi, genuini e non ipocriti; per questo creò una delle sue lingue elfiche proprio a partire dalla fonetica finlandese. 

A curare l’unica traduzione italiana in metrica del Kalevala invece è quella di Paolo Emilio Pavolini (1864-1942) padre di Alessandro Pavolini. Egli era docente all’università di Firenze dal 1901 al1935, fu linguista, traduttore e conoscitore, tra le tante, anche della lingua e della letteratura finnica. Tramanderà questa sua passione per i popoli baltici anche al figlio Alessandro, che in occasione di un suo viaggio in quelle terre gli dedicherà anche un libro a tema. 

Il Kalevala, poi, rappresenta il tentativo riuscito di trasformare i canti della tradizione popolare nella più importante opera letteraria del paese, rappresentante dell’alto grado di civilizzazione di un popolo ed importante anche perché rese nota la cultura finlandese all’estero e incoraggiò i finlandesi a valorizzare la propria lingua e il proprio patrimonio culturale da sempre chiusa tra due potenze imperanti quali quella della Corona svedese e degli Zar russi. 

Altra componente importante è il vivo sentimento della natura che fa gli uccelli interpreti del pensiero dell’uomo, la familiarità con cui gli animali parlano all’uomo e gli danno ammonimenti e consigli; così come anche gli alberi, le pietre della strada, le spade nel pugno dell’eroe, le barche inoperose che nel cantiere parlano, soffrono, gioiscono e sperano. Nel Kalevala, la natura è il personaggio onnipresente. Infatti il filnadese è la lingua di un popolo che vive a contatto con la natura, che ha familiarità con gli animali selvatici, gli uccelli, il vento, i boschi, le acque, la neve, la roccia, ecc. Per il popolo finnico, quindi, la natura è il centro dell’esistenza, essi erano infatti cacciatori, ma l’incontro con la preda era regolato da formule propiziatorie con parole di rispetto. 

In definitiva, possiamo sintetizzare l’essenza del Kalevala attraverso le parole usate da Pavolini: “L’intero poema è colmo del folklore più interessante sui misteri della natura, l’origine delle cose, gli enigmi della sofferenza umana; e, secondo il canone di un’epica nazionale, rappresenta non solo la poesia ma l’insieme di saggezza e di esperienza accumulata da un popolo. C’è un tratto profondamente filosofico nel poema, indicativo di uno sguardo acuto nei meandri della mente umana e nelle forze della natura. Ogni volta che uno degli eroi del Kalevala vuole vincere il potere distruttivo di una forza negativa, una malattia, un animale feroce, o un serpente velenoso, intona un canto sulle origini del suo nemico. L’idea di fondo è che ogni male può essere neutralizzato se sappiamo come e da dove è venuto”. 

All’inizio abbiamo accennato alla commercializzazione delle festività citando l’esempio di Halloween. Ebbene, ancora oggi in Finlandia viene festeggiato il 28 febbraio il Kalevala day. Con grande trasporto emotivo ed orgoglio d’appartenenza i suoi versi vengono cantati e conosciuti a memoria dagli anziani della suggestiva area dei laghi, in cui il Kalevala è nato e si è diffuso nel tempo. Quando si dice apprendere dagli anziani, coglierne la saggezza popolare per costruire un futuro dalle solide basi.

Matteo Caponetti

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