EUROPANAZIONE

SPIRITO ANTIMODERNO

SIMBOLI

FONTE: https://www.electoradio.com/mag/lifestyle/anno-zero-simboli

Sento parlare spesso di simboli. L’inno nazionale storpiato da un improbabile interprete… La bandiera più o meno condivisa, più o meno oltraggiata, i simboli del Colonialismo e del razzismo da abbattere, quelli dell’identità da difendere… E si potrebbe continuare.

Una turba di voci, solo in apparenza diverse e distinte o, addirittura, in contrasto… Nella realtà una turba confusa, un mormorio indistinto. Privo di chiarezza.

Perché è proprio la chiarezza di linguaggio quella che sta, oggi, venendo sempre più a mancare. L’utilizzo di parole e termini senza conoscerne minimamente il significato. Utilizzo arbitrario anche da parte di coloro che dovrebbero conoscere. Che dovrebbero sapere che la confusione delle lingue è segno del Caos. E che non possedere chiarezza nelle parole, implica la confusione, la nebulositá della mente. Lo diceva Hegel. Ma tutti, o quasi, sembrano averlo dimenticato…

Simbolo è, al solito, parola greca. Indicava un oggetto, ligneo o di terracotta, che veniva spezzato in due, per segnare un legame ospitale. Segnava la duratura amicizia fra due stirpi. In Omero questo è evidente.

Ma poiché crea un collegamento fra gli uomini, il simbolo lo può creare anche con gli spiriti. Con gli Dei. 

Lo scudo dei Salii romani, la Quercia sacra a Wotan, lo Specchio di Amatarasu… Non sono rappresentazione astratta, animistica e primitiva , della divinità, come in genere si crede. 

Sono legami, strumenti di comunicazione. Porte che conducono ad altra dimensione. Per questo , come scrive Pascoli, l’oggetto naturale è il simbolo più potente. Perché non ha nulla di astratto. Nessun valore teorico e, quindi, arbitrario. Il simbolo è reale di per sé. E conduce ad un’esperienza. Non ad una conoscenza meramente intellettuale .

Inni e bandiere sono mere astrazioni, al massimo rivestite di una patina di retorica sentimentale. Questo perché non le si percepisce più nella loro funzione simbolica. Che non era quella di rappresentare la Patria in astratto, bensì di saldare un legame con lo Spirito del Popolo. L’Aquila di Roma non era un’insegna vacua. Era il Genius del Popolo Romano che proteggeva la legione. E scendeva in campo a combattere al suo fianco. Così come Ares, nell’Iliade, scende in battaglia al fianco dei Troiani.

Ogni oggetto naturale ed ogni manufatto può assumere la funzione di simbolo. Purché si riesca a percepirla. Perché è un problema di percezione oggettiva delle potenze che risiedono nelle cose. Non di attribuzione astratta di un ipotetico valore. Non ci sono codici da decifrare o interpretare. L’unico rapporto è quello dell’esperienza.

Noi viviamo in un Universo simbolico. Dove tutto può rappresentare un legame con un’altra dimensione dell’essere. Dove si aprono innumerevoli porte. L’uomo antico ne era cosciente. O meglio, lo sapeva per istinto. Possiamo ancora trovare questo tipo di relazione simbolica ne “La via dei Canti” di Bruce Chatwin. La misteriosa, e magica, cultura dei (cosiddetti) aborigeni australiani. Ed elementi li incontriamo anche nell’insegnamento del don Juan di Castaneda.

Proprio Castaneda ci mostra come tutto ciò che ci circonda possa assumere potenza simbolica. La caffettiera che sbuffa sul fuoco, lo scoppiettio di un vecchio motore, un lenzuolo al sole mosso dal vento…

Non si tratta di sognare le Driadi che escono dalla corteccia degli alberi o le ninfe che si bagnano alla fonte… Si tratta di percepire le forze dietro alle cose che ci vengono incontro. Forze che possano rivelare il loro volto angelico. Come apparve, per ricorrere ad una delle mie ossessioni, Beatrice a Dante. Ma che possono anche rivelarsi deformi e mostruose. L’estetica, nell’incontro con i simboli, è fondamentale.

Passeggio per le vie in un’assolato mattino domenicale. È presto. E la città dorme ancora. Mi guardo intorno. Cumuli di immondizie ad ogni angolo. Mascherine e guanti di lattice gettati per terra. Feci di cani… Bottiglie di birra vuote, spesso infrante…un odore nauseabondo di decomposizione… 

Rabbrividisco, nonostante la temperatura già afosa. Non per un normale disgusto, però. Per un attimo, solo uno per fortuna, mi è parso di cogliere la connessione simbolica. A cosa conducono, o meglio riconducono questi… oggetti. 

Sarebbe inorridito anche Lovecraft…

Andrea Marcigliano

FONTE: https://www.electoradio.com/mag/lifestyle/anno-zero-simboli

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